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di Vincenzo La Cognata

L’omnicanalità è un concetto innovativo del marketing degli ultimi anni. Ma cos’è esattamente? In breve si tratta della gestione sinergica di tutti i canali di comunicazione di un marchio (online e offline). Ma si fa sovente parecchia confusione. Molti operatori del mercato sono convinti che possa bastare un sito web per poter definire la propria strategia di comunicazione omnicanale. In realtà non è proprio così semplice.

Da tempo vediamo svuotarsi i negozi fisici (Chiaramonte con le sue 8.000 anime non fa eccezione) e il tempo medio trascorso all’interno di un negozio fisico è calato notevolmente. Questo perché fino a qualche anno fa, per acquistare qualcosa, si entrava in un negozio fisico, si valutavano attentamente tutte le offerte e si procedeva alla scelta e all’acquisto. Poi la trasformazione digitale ha drasticamente modificato tale processo con la concorrenza dell’e-commerce.

(Immagine tekio.it)

La trasformazione digitale ha anche portato ad un numero sempre crescente di “contaminazioni” fra canale fisico e canale virtuale. Sono tanti i consumatori che si recano nei negozi reali per provare il prodotto che interessa (tipico l’esempio degli strumenti musicali che hanno bisogno di essere provati dal vivo), concludendo successivamente l’acquisto su Amazon o in altri negozi virtuale.

In altri casi invece avviene l’opposto. Si cercano informazioni sul prodotto nei siti web (basti pensare banalmente alle recensioni o ai sempre più diffusi volantini virtuali anche per la GDO) per poi concludere l’acquisto in un negozio fisico. Queste “contaminazioni” necessitano di un forte cambio di mentalità da parte dei rivenditori, allo scopo di proporre soluzioni in grado di adattarsi ad un tipo di acquirente che si muove in modo agile tra canale fisico e virtuale.

(immagine nearit.com)

La nostra parolina magica (omnicanalità) ci può dunque venire in soccorso, cercando di creare un’esperienza per l’acquirente che sia svincolata dalla tipologia di canale utilizzata.
Prendendo ad esempio Chiaramonte con le sue piccole attività commerciali. Attraverso adeguate strategie si potrà spingere il cliente che si approccia al negozio reale verso il canale virtuale (visita al sito web o ai profili social). Viceversa, si potrebbe utilizzare un canale social per creare particolari contest rivolti ai potenziali acquirenti o semplicemente per interagire con essi in modo più dinamico. Questo vale per i piccoli esercenti, poiché le aziende più grosse necessiterebbero di qualcosa di ben più complesso.

(Immagine blog.retailtune.com)

Poi la convinzione che lavorare in piccoli contesti (come i nostri paesini) ci escluda dalle logiche del mercato globale è sbagliata e deve essere superata. I clienti restano il fattore principale, e quindi migliorare la loro esperienza d’acquisto deve rappresentare il fine ultimo da perseguire. Ovvio che lo scopo finale della strategia omnicanale diventa proprio quella di utilizzare ogni canale di comunicazione a disposizione come se fosse uno solo, creando un’esperienza il più possibile appagante ed omogenea.

Dunque, prima di decidere di chiudere battenti e arrendersi, per le piccole attività diventa obbligatorio chiedersi se sia stato provato tutto quello che il mondo del marketing può offrire.
Il futuro dei nostri paesini passa anche da un cambio radicale di mentalità, aperta alle nuove tecnologie e alle nuove modalità di fare marketing e impresa. Occorre visione del futuro.

Immagine banner e social umbertosantucci.it

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2 Comments

  1. Marco Lo Monaco Reply

    Ottimo articolo, il concetto di omnicanalità purtroppo è ancora difficile da importare nelle piccole imprese, ma nulla è impossibile.
    I miei complimenti all’autore.

    Dott. Lo Monaco.

  2. Vincenzo La Cognata Reply

    Grazie Marco, ti conosco bene e so quanto, anche tu, sia sensibile a queste tematiche.

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