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di L’Alieno

Dagli anni ’90 e fino all’attacco russo in Ucraina, abbiamo vissuto nella convinzione che la globalizzazione dell’economia fosse un elemento di grande stabilità mondiale e che la guerra semplicemente non convenisse più a nessuno, ancorché accreditarla ad una presunta evoluzione culturale dell’umanità. E nella vecchia Europa ci siamo illusi più degli altri nel mondo. Infatti, con grande visione ottimista del futuro (l’ottimismo dell’incoscienza), ci siamo legati mani e piedi al gas russo e all’alta tecnologia dei microchip cinesi e taiwanesi.

(Credit: QuoteInspector.com)

Poi è arrivato il “cigno nero” Putin e i calcoli improntati alla ragione, come misura assoluta del comportamento umano, sono andati tutti a farsi friggere e con essi i sogni di pace, stabilità e lo stesso concetto di globalizzazione. Un disastro epocale che ci ha fatto tornare indietro di decenni, con una guerra di aggressione russa devastante dentro l’Europa e, in prospettiva, l’annessione con la forza di Taiwan da parte della Cina di Xi.

Ma per i nostri imperturbabili “pacifisti” la ricetta ideologica è rimasta quella di sempre. Un no netto al riarmo, posizione politica non negoziabile, come se l’imperialismo di Russia e Cina non ci riguardasse. Quanto poi ai propositi dell’Unione Europea di destinare importanti risorse alla nostra sicurezza e difesa comune, non se ne parla nemmeno. Ogni singolo euro destinato alla difesa è “rubato” al nostro welfare per definizione.

Vladimir Putin (Foto Wikimedia)

Putin faccia quello che vuole, insomma, tanto noi italiani siamo lontani dal confine russo… Per non dire che, sotto sotto, tutti quanti in Europa confidiamo sempre sull’efficacia dell’ombrello NATO finanziato in grandissima parte dai nostri vecchi amici (imperialisti) americani e, soprattutto, dai loro generosi contribuenti. Anche se all’orizzonte sembra comparire la sagoma sinistra di un altro “cigno nero”: quella di Trump.

Donald Trump (Foto Wikimedia)

Sarà forse un mio limite, ma continuo a non cogliere alcuna nobiltà di valori nelle posizioni “pacifiste” e nei telepredicatori alla Michele Santoro. Solo l’eterno “freghiamocene, non è affar nostro!”, come quello dei “pacifisti” americani dei primi anni ’40.

La prospettiva di offrirsi disarmati al prepotente di turno (l’obsolescenza delle armi equivale al disarmo), nonostante le tante prove contrarie in 3.500 anni di storia umana documentata, sembra non preoccuparli. Vuoi la divina provvidenza, vuoi gli americani (insultati giornalmente come “guerrafondai”), qualcuno ci dovrà pur tirare fuori dai guai.

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