5
(37)

Ci sono persone il cui incontro determina una svolta netta nella vita. E’ quanto successe a me e a tanti altri amici, in quel Natale di 45 anni fa, quando Padre Scollo ci avviò verso l’epica epopea del Teatro. Ma prima ancora, il 7 settembre del 1967, un presagio del futuro destino…

di Sebastiano D’Angelo

Ero infatti presente quel giorno come chierichetto, forse casualmente, alla Messa in cui venne ordinato Sacerdote dal Vescovo Angelo Rizzo.

Fu subito inviato come Vicario nella Parrocchia Santa Maria La Nova di Chiaramonte, citta’ che sentirà sempre come propria, aldilà del forte legame con il paese natio di Monterosso Almo. Nato e vissuto in un’umile famiglia, divenuto orfano di padre, si trasferì nella Casa Canonica di Chiaramonte con la mamma donna Peppina e le due sorelle Rosa e Paola. Ben presto quella casa, dolce e accogliente, divenne un secondo focolare domestico per tantissimi parrocchiani, giovani in particolare. Indimenticabili le serate natalizie a giocare a tombola e assaggiare i dolci di Rosa. Don Salvatore seppe immediatamente accattivarsi le simpatie di tutti i chiaramontani, rompendo la tradizione austera e un po’ chiusa dei Preti tutti casa e Chiesa.

Fu subito amico, confidente, fratello, pronto a tuffarsi anche nelle vicende personali e familiari di tanti e non di rado dispensatore di una buona parola anche per dirimere controversie insorte fra i suoi parrocchiani. Una sorta di Don Matteo locale.

Tantissimi gli aneddoti sul suo conto, che meriterebbero un capitolo a parte. Lo accompagnai in una missione estiva in un paesino tedesco insieme a Mario Bentivegna nell’estate del 1977. Quell’esperienza fu tutta un aneddoto!

Popolarissimo, lo trovavi ovunque, sempre pronto a dialogare, partecipare e discutere con tutti, senza distinzione di ceto o età. Di animo profondamente buono, umile e semplice, schivo da qualunque altezzosità, ebbe qualche frizione passeggera con i suoi confratelli e il Parroco del tempo, proprio per una diversa sensibilità caratteriale.

Pare che, in un momento di amarezza e di contrarietà per le continue incomprensioni con il Parroco dell’epoca, avesse chiesto e ottenuto dal Vescovo il trasferimento a Ragusa. Tutto era pronto per la nuova Parrocchia, anche l’imballaggio delle masserizie caricate nella tipica ‘lapuzza’ a tre ruote, con il motore già acceso, pronta a dirigersi in quel di Ragusa. Quando un folto gruppo di cittadini, con in testa il dr. Cirino Paradiso, ottenuta udienza dal Vescovo, ottenne il blocco immediato del trasferimento.  Come nel tentato ‘golpe Borghese’ (di cui ricorre il cinquantesimo anniversario), per azzardare una scherzosa analogia, anche nel nostro caso ci fu un contrordine improvviso con motivazioni assai misteriose, seppur nei fatti ‘convincenti’. Prova dell’affetto universale di cui godeva nella comunità.

Gli va riconosciuto il grande merito di aver saputo creare relazioni e sinergie pastorali virtuose soprattutto con i giovani, dando vita a numerose attività parrocchiali, nelle corali, nello scoutismo, in varie animazioni (Festival Canoro e delle Mascherine per bambini, Presepi nelle Chiese, fra cui il mitico e discusso di Franco Cilia nel Natale dell’81 a San Giuseppe) e soprattutto, insieme a Luciano Brullo, nell’avere ripreso la tradizione teatrale del paese, dando vita ad inizio degli anni 70 alla Filodrammatica Giovanile, poi divenuta Compagnia degli Amici del Teatro.

Fu una svolta netta nella vita di molti. Nella pastorale fu attento nella solidarietà verso i bisognosi e infaticabile rettore della Chiesa di San Giuseppe, della Madonna delle Grazie, Parroco a Chiaramonte e successivamente a San Nicola, prima di dedicarsi, nell’ultima parte della sua attività sacerdotale, al Santuario di Gulfi, di cui fu a lungo Rettore e a cui dedicò le sue migliori energie.

Attivando numerosi contributi pubblici e privati, creò le premesse perché i locali attigui al Santuario diventassero luogo di accoglienza e ospitalita’ per fedeli e pellegrini di ogni parte.Purtroppo una prematura scomparsa gli impedi’ di godere del sogno a lungo coltivato, perché sorella morte,un giorno di aprile del 2003, all’età di 63 anni, lo sorprese proprio al Santuario, prima di celebrare Messa.
Lasciò un vuoto incolmabile.

Si ringrazia il Prof. Salvatore D’Amato per la gentile collaborazione nell’averci fornito le bellissime foto inedite

Vota questo articolo

Valutazione media 5 / 5. Conteggio voti 37

2 Comments

  1. Gaetano Carnibella Reply

    Padre Scollo con la sua famiglia a Monterosso Almo,
    abitavano due porte avanti dove abitavamo noi,
    in Via Pagano, negli anni 50! Nel dopoguerra esisteva ancora una grandissima solidarietà e aiuto reciproco fra i vicini di casa, e grandissima fu l’amicizia tra di noi.
    Mio padre godeva di uno stipendio mensile abbastanza buono per l’epoca, ( allora non era ancora arrivato il boom economico) per cui quasi tutte le domeniche e nei giorni di festa
    erano nostri ospiti e ci si aiutava a vicenda per un po’ di sale che mancava o per un filo di lana per un rammendo da fare o per la carbonella per lo scaldino etc.Erano come
    dei familiari, senza che fosse successa mai una piccola incomprensione o altro, tanto che quando andarono ad abitare a ChiaramonteGulfi, ricordo che mia madre e Donna Pippina si misero a piangere stringendosi così forte che non si volevano lasciare…
    L’amicizia non si è mai interrotta ,di mio fratello maggiore fu il celebrante il matrimonio ( così lo è stato del mio).
    Ho voluto dire con queste due righe l’affetto che ci legava
    e l’humus nel quale si viveva.

  2. Bella e commovente testimonianza di un’epoca in cui vigevano valori oggi quasi del tutto ignorati dalle nuove generazioni.Anch’io,come il signor Carnibella,ho vissuto tempi in cui solidarietà e aiuto reciproco erano pratica comune,tempi in cui il vicino della porta accanto o dirimpettaio era quasi un’appendice della mia famiglia,che a sua volta era immediatamente presente in caso di necessità dei vicini.Tempi in cui l’Azione Cattolica riusciva ancora a svolgere quell’attività formativa dei giovani che avrebbe poi inciso profondamente nell’esistenza di ognuno.Purtroppo i nostri figli non sapranno mai cosa hanno perso!

Write A Comment

OLTREIMURI.BLOG