5
(3)

di L’Alieno

Viviamo tempi strani. I bambini morti di Gaza non valgono i bambini morti in Israele, le sofferenze patite dal popolo palestinese non valgono quelle patite dal popolo di Israele e quanto alla carica di odio di Hamas, ci si rifiuta di paragonarla all’odio dei famigerati coloni israeliani della Cisgiordania (quelli di “morte agli arabi”…) e degli invasati messianici che stanno dentro il governo Netanyahu.

(Foto Naaman Omar apaimages by Wikipedia)

A proposito, la macabra contabilità dei morti, dopo 68 giorni di guerra, ci dice che a fronte di 1200 israeliani uccisi, dall’altra parte c’è una catastrofe umanitaria che riguarda due milioni di civili, di cui l’85% è stato sfollato dalle loro abitazioni, e sarebbero ben più di 16.000 i palestinesi uccisi dai bombardamenti indiscriminati di Israele, dalla fame e dalle malattie. Le vittime in grandissima parte sono donne, anziani e soprattutto bambini. “L’inferno in terra” lo ha definito il capo dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi. Anche Josep Borrell, Alto rappresentante UE per la politica estera, ha definito quello in corso “un orrore che non può essere giustificato da quello vissuto il 7 ottobre…”.

(foto vaticannews.va)

Ma Netanyahu se ne frega. Va avanti per la sua strada, convinto che tutto questo orrore sia il giusto prezzo da far pagare a tutto il popolo palestinese e nel colpevole silenzio della società civile israeliana. È prevalsa l’idea di accantonare qualsiasi polemica di politica interna, lasciando a Netanyahu ampia libertà di azione per combinare altri disastrosi guai. In qualsiasi paese civile un Premier così screditato sarebbe stato costretto alle dimissioni già l’8 ottobre. In Israele no. È toccato a chi è stato corresponsabile di ciò che è accaduto il 7 ottobre dirigere in maniera sprezzante (come nel suo solito stile) le operazioni militari. L’ultimo “capolavoro” che lo consegnerà definitivamente alla storia delle catastrofi dell’umanità. Gli Stati Uniti complici, anche se con qualche mal di pancia. L’Europa non pervenuta.

Benjamin Netanyahu, Premier del governo israeliano. (Foto Flickr)

Cambio argomento. Un ultimo breve pensiero alla chiusura dei lavori della Conferenza ONU sul clima (Cop28) negli Emirati Arabi. Qualcuno parla di grande successo. Mi permetto di essere un po’ più pessimista. Non sembra che ci sia ancora piena consapevolezza dell’urgenza del problema.  Gli impegni dei governi rimangono blandi, ambigui, come traspare dalle stesse formule usate nelle dichiarazioni finali: “transitioning away”, cioè “allontanarsi” (dalle fonti energetiche fossili), non “phase out” (uscita), entro il 2050…

Chiusura dei lavori della Conferenza ONU sul clima (Cop28) negli Emirati Arabi. (Foto Flickr)

E l’Italia come la pensa? La Sig.ra Maria, ex casalinga e adesso seguitissima influencer sui social, dice che l’estate di quest’anno, a Voghera, è stata più fresca del solito, quindi il problema climatico semplicemente non esiste. È solo l’ennesima invenzione dei poteri forti per farci comprare le auto elettriche. E sono in tantissimi a pensarla come la famosa “esperta” di Voghera, anche dentro la maggioranza di governo…

Vota questo articolo

Valutazione media 5 / 5. Conteggio voti 3

Write A Comment