4.6
(25)

di Antonio Incardona

Da dove nasce quell’invincibile pressappochismo che conduce i “superiori” vaticani, qualunque sia la cultura da cui provengono, ad affidarsi a monsignori “competenti” di comprovata e chiara inesperienza (a voler essere buoni) ogni volta che si tratti di gestire un mucchio impressionante di denaro?

Probabilmente da un fatto evidente: ridotto alla sua essenza fisica, nonostante la sua articolata architettura politica,  il Vaticano rimane un quartiere romano, con i difetti dei quartieri romani.

La sede dello IOR, la banca vaticana

Un monsignore di media età e di normale forma fisica può percorrere l’intero territorio dello Stato, partendo e tornando a Porta Sant’Anna, in quaranta minuti. Vista poi nella sua struttura socio-politica-economica tutta la “querelle” sui denari e i traffici opachi della “finanza con la tonaca” si riducono a un’elementare filosofia giuridica di stampo “familistico”.

La mappa dello Stato del Vaticano

Lo Stato non riscuote imposte, raccoglie contributi volontari e lasciti da tutto il mondo, e gestisce diverse attività commerciali in monopolio. In un certo senso, il regno temporale del Papa pratica (con identici e infausti esiti) lo stesso sistema socio-economico applicato nei kolchoz della defunta URSS. Se il Papa dovesse abolire lo IOR (argomento trito e ritrito), tra le altre cose, dovrebbe convincere anche i sudditi del suo Stato temporale (che accumulando diversi benefici percepiscono stipendi a quattro zeri mensili) ad accettare la tipica fiscalità degli stati contemporanei.

il discusso Mons. Paul Marcinkus, a capo dello IOR dal 1971 al 1989. Coinvolto in uno degli scandali finanziari italiani più gravi del XX secolo: il fallimento del Banco Ambrosiano

L’anagrafe “papalina” conta 794 “cittadini”, di cui 150 “residenti” all’estero, per servizio diplomatico e 600 residenti fittizi. Per trovare i contribuenti al Papa basterebbe decidere di togliere a questi ultimi, soprattutto italiani, l’alibi di scansare la tassazione del nostro Paese, peraltro limitata al 4% per i redditi prodotti all’estero. Ma riforma dopo riforma, Papa dopo Papa, queste aree di privilegio sono rimaste intoccabili,  mentre la finanza vaticana continua imperterrita a fare i guai di sempre. 

Mons. Angelo Becciu, ultimo alto prelato, in ordine cronologico, ad essere stato coinvolto in uno dei tanti scandali finanziari dello IOR (foto da Corriere.it)

Vota questo articolo

Valutazione media 4.6 / 5. Conteggio voti 25

Write A Comment

OLTREIMURI.BLOG