3.5
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Janek chiese a Dobranski:
“Tu ami questo popolo, vero?”. “Amo tutti i popoli, ma nessuna nazione. Sono un patriota, non un nazionalista”.
“Che differenza c’è?”.
“Il patriottismo è amare la propria gente; il nazionalismo è odiare gli altri”.
(Romain Gary)

di Giovanni Catania

Capita spesso di imbattersi in dibattiti surreali sui nuovi nazionalismi all’italiana.
Nei salotti improvvisati, sotto l’aria condizionata, è un tema che di solito segue il calcio, la moda, gli immigrati e il covid. Gli opinionisti televisivi disinvoltamente passano dal gossip al più superficiale nazionalismo della domenica, con una confusione totale di concetti tra democrazia, libertà, odio e repressioni. Tutto in nome di una presunta difesa della propria nazione.

Il muro di Trump doveva difendere gli USA da una “pericolosa” invasione messicana, ma non c’è stata.
Da noi, invece, lasciando perdere i muri d’estate (faticoso, con rischi di assembramento nel cantiere, sic!)  si parla di mare… E’ giusto salvare stranieri in difficoltà? Avete capito che la Libia e la Siria ci vogliono invadere? la Tunisia anche? Che ci rubano lavoro, libertà e anche le donne? Così arriva il grande opinionista di turno per dire la fatidica frase che mette d’accordo tutti:
“prima gli Italiani!”

Borsellino e Falcone erano italiani ma anche chi li ha fatti uccidere. Sono italiani quelli che pagano le tasse, ma anche quelli che non le pagano!
Anch’io, seduto sul mio divano ci ho riflettuto: prima gli italiani!
Mi rendo conto come il nazionalismo svilisca la libertà e imponga piuttosto l’esigenza di una omologazione culturale e di razza.
È rinato a discapito della nostra democrazia, dell’Europa unita,  della nostra cultura e, approfittando della confusione massmediologica prezzolata, è ogni giorno più forte.  Se vogliamo difendere le nostre istituzioni liberali e democratiche, dobbiamo intendere il suo linguaggio.
Dobbiamo chiederci perché si espande tra i disagi sociali. Quali idee, personaggi e istituzioni, vorrebbe abbattere. Quali, invece, sostiene.

Siamo una generazione fortunata, abbiamo a disposizione conoscenza e soprattutto una storia che non possiamo tradire. A proposito, si studia ancora a scuola o si parla solo di influencer?

Contro il nazionalismo serve a poco contrapporre il cosmopolitismo: un ideale ragionevole, ma non tocca le passioni, rimane un principio da élite.
Quale antidoto, allora, alla febbre nazionalista?  Intanto l’uso di un  linguaggio patriottico e repubblicano.
Carlo Rosselli identificava il patriottismo con gli ideali di libertà rispettosi dei diritti degli altri popoli; il nazionalismo, invece, con la politica di espansione dei regimi reazionari. Entrambi si appellano al sentimento nazionale, e suscitano passioni forti, ma proprio per questo si devono contrapporre.

Tutti i partiti democratici e liberali dovrebbero anteporre il patriottismo al resto. La rivoluzione culturale e politica deve essere  “un dovere patriottico”.

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