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di Sergio Gh. Azzoni

Si chiamava Antoine. Cantava in italiano con un accento francese che nemmeno “Carlà” Bruni quando s’impegna (che gli dei la conservino a lungo). Antoine sfasciava chitarre in giro per l’Europa. Una sua canzone diceva “ho perduto la tramontana“. In un’altra diceva (anche) che “se sei bello, ti tirano le pietre“. Lui, Antoine, non mi pare di ricordare che fosse una bellezza, e forse pure lui lo pensava, perché tendeva a occultarsi sotto una capigliatura tipo Woodstock (il festival, non l’uccellino amico di Snoopy).

Tutto ‘sta pappardella retrò serve solo a giustificare un titolo. Il tema è questo; visto che Sanna Marin, ex prima ministra di Finlandia, è appunto “ex”, lo spagnolo Pedro Sanchez è divenuto – pressoché indiscutibilmente (se nella Postmodernità esiste qualcosa d’indiscutibile) – il premier più bello d’Europa, e forse anche più attrattivo del pianeta Terra. Esperti/e di glamour e dintorni dicono che Sanchez, per fattezze somatiche e fisico, se la gioca alla pari col canadese Trudeau jr.

Sì ma vince Sanchez perché è pure bravo” sostengono autorevoli politologi/e nordamericani tirando una freccia nel culetto a Trudeau. Colà va di moda il “fascino latino”, di ambo i generi, anche perché la lingua di Cervantes comincia ad avvicinarsi molto – come numero di “utenti” – al canonico slang inglese di statunitensi e canadesi.

Pedro Sanchez (foto: Il Riformista)

Comunque, demografia a parte, stiamo sul frivolo: a guardarlo, Pedro Sanchez sembra tutto fuorché un politico. Avete presente Toti? Ecco: l’opposto. LaRussa? Mammamia, i bambini son già a letto vero? Ah meno male, che se lo vedon non mi dormono più (e se lo sentono, poi…). Andreotti! Ecco, il physique-du-rôle del politico perfetto era sicuramente quello del Belzebù democristiano in odor di mafia. Tutto nella capacissima capa. Esteriormente, solo un campionario del perfetto “freak” (nell’accezione dei “mostri” di un memorabile film b/n dell’epoca del free-cinema).

Magari ecco, Pedro (che nella “pedrità” nazionalpop ispanica ha soppiantato il mitico oscarizzato regista Almodóvar, mentore della leggendaria Penelope Cruz) potrebbe essere classificato da qualche critico/a quale “fricchettone”. Ma qui la gamma di possibili accezioni del vocabolo, in neolingua, è tale che si rischia di far della gran confusione.

Sanchez è un gran figo, questa è la realtà, in parole povere ma chiare. Ma mica è figo solo per “com’è”: pure per quel che fa. In molti, tra i dottimediciesapienti del Paese della Paella (che in verità sarebbe solo valenciana), dopo anni di continua “messa alla prova” sono ormai piuttosto convinti del cristallino, sinuoso, machiavellico, perfin diabolico talento politico del leader socialista di Spagna. Lo scrivente sottoscrive. Per dirla nella lingua degli atalantini (quorum ego) “Ol Sànchez a l’è pròpe brào”. Una volta fatto ordine sul concetto di “bravo” (in spagnolo può voler dire anche selvaggio, o coraggioso, secondo l’uso), ci siamo capiti.

Penelope Cruz e Pedro Almodovar (foto: Los Angeles Times)

Ma soprattutto, Pedro S. è bello. Bello e impossibile, perché innamorato, tra l’altro. E se buttate un occhio su qualche foto della signora Sanchez, beh, vedete un po’ voi, ma allo scrivente par proprio che siamo su un livello – anche di classe, che non è solo stile (e in Spagna non è poi che abbondi), un livello dicevasi, da far girare molte molte teste.

Ma restiamo sul marito-premier, Pedro Sanchez. Bello e pure bbono, si direbbe in qualche piazza di Roma. Bello e basta, direbbero quelli/e della Destrona di governo italiana. Che riuscirebbero pure a dire che è bruttino, perché è socialista. Ma si sa: la Destrona melonica fa 365 gg. annui di campagna elettorale.

Sanchez è strapieno di nemici. Il “sanchìsmo” è la milonga quotidiana del Partido Popular, il partito più votato e più corrotto della storia di Spagna. La destra estrema (Vox, amichetti di GGiorgia, neofranchisti dichiarati e truculenti) insulta Sanchez un giorno sì e uno anche. Hanno inventato una denuncia per non chiari “traffici d’influenze” contro la sig.ra Sanchez, una personalità nel mondo universitario, e Sanchez ha preso 5 giorni di riflessione facendo credere che si sarebbe dimesso. Poi li ha delusi tutti: “La fiscalìa (la nostra Procura) ha archiviato le false accuse a mia moglie e sono pronto a ripartire, più forte di prima“. L’han criticato tutti: “ha preso in giro il Paese“, “sequestra la democrazia“, “È un narcisista”.

Begoña Gomez col marito Pedro Sanchez (foto: Vozpopuli)

Embè? Se sei come lui e hai uno specchio in casa, come fai a non diventare narcisista?.

Nemici ne ha parecchi perfino nel suo partito. Il celeberrimo Felipe Gonzalez, che fu il primo premier socialista della Spagna post-fascista (post-franchista, nell’accezione iberica, dal cognome del “Generalissimo” Francisco Franco) arrivò perfino a guidare una rivolta interna per far perdere la segreteria del partito a quell’antipatico giovanotto che gli aveva soffiato lo scettro di “oggetto del desiderio femminile” che lui, Felipe, aveva incarnato nei ruggenti Anniottanta. 

Impiombato dal “fuoco amico” e disarcionato in un autentico putsch intestino ai vertici del Partito Socialista Obrero Español (assai poco Obrero ormai, peraltro), Pedro nostro non fece drammi: annunciò che avrebbe iniziato il giorno stesso un giro con la propria automobile “per tutte le sezioni del partito, in ogni angolo di Spagna, per parlare coi militanti” e scoprire se davvero la “fronda” dei colonnelli del Psoe coincideva con il volere della base. Non coincideva, era evidente. E il bel Pedro si ripresentò, in maniche di camicia o incravattato, fa assolutamente lo stesso, al congresso del partito, e ri-divenne segretario. E candidato premier. E vinse le elezioni.

Sanchez durante l’ultima tornata elettorale (foto: la Repubblica)

Le ultime, di elezioni, non le ha proprio vinte. Non secondo l’accezione attuale del concetto di “vincere” in politica. Non secondo l’accezione che vorrebbe imporre “Ggiorgia” colla sua “riforma der premierado”: chi è il più votato piglia tutto, e voilatri tutti a farvi fottere, inquilino del Colle incluso. Un sogno berlusconiano post-mortem, più o meno.

Noi residuati del secolo XX, poveri scemi, crediamo che vincere in politica significhi saper fare politica, cioè: esser votati da abbastanza gente e poi saper mettere d’accordo abbastanza gente di partiti diversi, anche  molto diversi, e formare un governo che funzioni. Vero che è questa, l’essenza della politica in democrazia? Ve li ricordate i  pentapartiti-con-appoggi-esterni della nostra bistrattata Primarepubblica? Ecco. Sarà pur stato un gran casino, ma c’erano o non c’erano politici capaci?

Ecco. Pedro S. è uno che sa mediare, sa tessere, sa tramare, sa piacere, sa combattere, sa convincere, sa anche mentire certo, ma alla fine, e lo dimostra da un bel po’ di annetti ormai, sa governare.

E ciò scoccia da morire alla Destrona spagnola, che è (possibile?) più Destrona perfino della nostra. Vive ogni governo non-suo come un sopruso, un esproprio, un golpe, un’oscenità. E si dibatte, aizza la piazza, si arrocca dietro una Giustizia da era fascista (la UE bacchetta continuamente la Spagna,  ma il Pp niente, e boicotta il rinnovo – obbligatorio per la Costituzione – del CSM ispanico).

Alberto Núñez Feijóo, leader del Pp, Partido Popular (foto: ANSA)

Pedro il Bello guarda e passa. Non si cura di lor. È già di gran lunga il migliore dei tre premier socialisti che ha avuto la Spagna in democrazia, davanti a Gonzalez e Zapatero. La Destrona post-e-filo-franchista ne ha avuti 4 di premier: Suarez, Calvo-Sotelo, Aznar e Rajoy. Nota frivola: pigliate la foto di Aznar e quella dell’attuale leader dell’opposizione, Nuñez-Feijóo. Mostratele ai bambini e dite loro che se non fanno i bravi verranno loro due, di notte, a portarseli via.

I vostri figli diventeran degli angeli, se già non lo sono. Buoni, bravi, e magari pure belli come Pedro S.

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