4.9
(12)

di Mara Mattioda

Perché Sanremo è Sanremo?

Tante volte abbiamo letto, ascoltato e addirittura canticchiato la frase “Perché Sanremo è Sanremo!”, ma quante volte ci siamo chiesti l’origine di quel motivetto che, con l’arrivo di febbraio, ciclicamente torna a risuonarci nel cervello?

È il 1995 e Pippo Baudo è alla guida della kermesse. In occasione della 45° edizione del Festival di Sanremo Pippo Caruso, fedele amico di Baudo nonché direttore d’orchestra e compositore, scrive il testo del brano con l’aiuto di Sergio Bardotti. L’interpretazione è affidata a Maurizio Lauzi, figlio del cantautore Bruno, ma dall’anno successivo saranno le corde vocali di Rudy Neri dei Prefisso a far risuonare il pezzo nelle case degli italiani.

Pippo Baudo e Giorgio Faletti nel 1982

Perché Sanremo è Sanremo” diventa così la sigla ufficiale dei Festival condotti da Baudo ma, ad oggi, è piuttosto chiaro che definirla semplicemente “sigla” sia piuttosto riduttivo: è ormai uno slogan o, per i più appassionati, un inno da cantare rigorosamente con la mano sul cuore. Questo brano, come la stragrande maggioranza delle canzoni che oggi definiamo “sanremesi”, è incappato in quel girone infernale in cui orecchiabilità e identificazione si fondono indissolubilmente per costituire quel famoso specchio in cui la società finisce per mostrarsi ogni anno, suo malgrado (come dice anche la canzone: “però poi mi innamoro di un ritornello scemo / perché Sanremo è Sanremo”).

Ed è questo ciò che accade, sin dagli albori del Festival nel 1951. Le premesse alla base della nascita della manifestazione sono principalmente due: la necessità di rinnovare il panorama musicale italiano ancora immerso nei motivetti edulcorati della tradizione fascista e il desiderio di incentivare il turismo nella città di Sanremo in periodo di bassa stagione.

Claudio Villa e Iva Zanicchi al festival di Sanremo del 1967, che vinsero con “Non pensare a me”
(foto ANSA)

Il Festival prende vita in un periodo in cui la nazione, ancora scossa dagli orrori della Seconda Guerra mondiale, necessita urgentemente di uno svago e di ritrovare un sentimento di comunità irrimediabilmente andato perso. Questo impulso di unione collettiva e associazione finirà per essere uno degli ingredienti alla base del successo della kermesse anche negli anni a venire, in quanto il pubblico continuerà a sentire il bisogno di riunirsi, anche idealmente, attorno a una narrazione che possa sorprenderlo e condurlo in un’atmosfera di sospensione dalla realtà.

Se negli anni Sessanta ci si riuniva attorno ad un televisore, oggi ci si riunisce attorno ad uno smartphone, ma il sentiment degli appassionati resta immutato. L’impressione è quella che la nazione intera si fermi per una settimana, ma in realtà risulta essere più in movimento che mai. Tutti parlano di Sanremo, tutti ascoltano i brani di Sanremo: dalle conversazioni nei bar a quelle sui social network, durante i pranzi di famiglia o con i colleghi di lavoro. Anche chi non segue il Festival finisce per essere inglobato all’interno di dibattiti su di esso.

Domenico Modugno e Gigliola Cinguetti vincitori dell’edizione del ’66 (foto: Italia Canora)

Dunque, ora viene da chiedersi: perché Sanremo è Sanremo? Tutto ciò che accade a Sanremo, tra polemiche, colpi di scena e canzoni ha un valore e una risonanza che vanno al di là della stessa città di Sanremo e della stessa settimana di trasmissione. È un evento che si configura come sempre nuovo, grazie all’originalità delle proposte artistiche, ma che finisce per essere sempre uguale nei meccanismi, nei tempi e nello stile, fornendo al pubblico una sorta di rassicurazione e un ulteriore incentivo a parteciparvi emotivamente.

Il dibattito e le canzoni finiscono per accompagnare periodi e momenti significativi di intere generazioni e il Festival diventa molto più di una semplice competizione canora: è parte di una tradizione radicata, è una ricorrenza paragonabile alle feste più amate dagli italiani, è un fenomeno culturale costitutivo dell’identità di una nazione. Sanremo, ormai, non si svolge soltanto a febbraio, ma aleggia tutto l’anno, che piaccia o meno anche ai più scettici.

O se vogliamo dirlo con le parole di Pippo Caruso diremo: «“adesso basta” ma non cambieremo perché Sanremo è Sanremo».

 

Vota questo articolo

Valutazione media 4.9 / 5. Conteggio voti 12

Write A Comment