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di Pippo Inghilterra

Per chi guarda Comiso dall’alto degli Iblei, come il pastore di Brueghel appoggiato alla sua canna mentre sorveglia il pacifico gregge, appare come un piccolo borgo, con la sua piazza, i palazzi, le chiese e le strade. Mentre le cupole della Chiesa dell’Annunziata e della Matrice sembrano indicare proprio il luogo di piazza Fonte Diana.

La città è sorta per vocazione attorno alla fonte, sorgente d’acqua copiosa? O quando Diana cacciatrice decise di scendere dalle colline, che s’affacciano sulla valle dell’Ippari, per bagnarsi in quella fonte ombrosa di sacro lauro? Con questi pensieri nella mente, immagino di camminare, dritto verso il cielo, lungo una fune legata alle croci delle lanterne delle due cupole.

Comiso. Le due cupole delle chiese della Matrice e dell’Annunziata

E così da funambolo (immaginario), osservando dall’alto la piazza, fermo al centro, il mio occhio cade sopra la platea fontis della “città-teatro”, mentre con passo lieve cerco di raggiungere il balcone della lanterna della Matrice.  Il mio pensiero corre lontano nel tempo, quando l’acqua della fonte tracimava scendendo lungo il pendio naturale (ora Via E. Calogero) per riversarsi nel vicino alveo del torrente (“ro vadduni a cucca”) e confluire nel solco largo e profondo dell’antico fiume Ippari, un tempo navigabile. Affacciato alla ringhiera, all’ombra della campana, rivedo la piazza della mia infanzia perduta. Un salotto a cielo aperto contornato da nobili palazzi che si rispecchiavano nelle limpide acque della conca della fontana.

Vedo la piazza animata da un mondo contadino e i bambini giocare accanto alle bocche di pietra della fontana. Poi gli astanti attorno a un cantastorie e i mastri di un’antica razza di civiltà della bottega raccontare ai giovani i misteriosi segreti e le finezze dell’arte. Infine vedo passeggiare un’altezzosa combriccola di nobili intenti ad esibire il loro potere.

Vedo dall’alto anche Suzzo Re, alto, dinoccolato, con gli occhi piccoli e opachi persi dietro un pensiero che non muta mai. Lo vedo tra la gente mentre attonito mi guarda traversare l’invisibile filo sospeso, con passo leggero, fino a coprire la distanza tra le due cupole. Poi tornando indietro sulla fune riattraverso dall’alto la piazza per rendere omaggio alla sua fonte e mi sembra di intravedere Diana uscire dalle acque sorgive e confondersi fra la gente.

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