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di Giuseppe Cultrera

Doveva esserci un motivo se quel “grappolo” di toponimi – Poggio degli allori, Pignolaro e Pomilia – avessero ubicazione in una ristretta porzione del territorio chiaramontano: ed erano, difatti, tra i più fertili per la natura del suolo e per l’abbondanza di sorgenti e gorgoglianti torrenti che dall’altopiano scendevano a valle. Luogo abitato da antica epoca, come attestano le numerose tracce di presenza dell’uomo, specie di sepolture di epoca preistorica, greca e romana. Gli storici locali vi avevano collocato, persino, l’eden incontaminato dove era vissuto il mitico Dafni.

Luogo della sorgente di Pomilia

I nomi di queste porzioni di territorio sono, anche, quelli di altrettante sorgenti. A quella di Pomilia di Pignolaro ed in parte di Boneco, si riferisce un’altra lite per uso (o abuso) dell’acqua pubblica.
Intanto va detto che la piccola sorgiva di Pomilia, oggi è difficilmente rintracciabile; e ancor meno la struttura muraria della fontana e abbeveratoio (a cui si riferisce la documentazione seguente), inghiottite dalla vegetazione spontanea e sopraffatte dall’incuria e dal tempo.

Panoramica sulle contrade di Pomilia, Boneco e Pignolaro

Qualcosa però è riemerso. Me lo faceva notare, un paio d’anni fa un proprietario e coltivatore del luogo lì residente da oltre mezzo secolo, memoria storica della contrada. Per primo ha identificato il sito della sorgente, lungo l’antica strada (oggi asfaltata) di S. Margherita che collegava questa porzione del territorio chiaramontano, a Chiaramonte da un lato e ai limitrofi paesi di Monterosso, Licodia e Vizzini, dall’altro. Non solo ma mi ha mostrato che, complice l’abbondanza di pioggia dell’ultimo decennio, la sorgiva era tornata in vita.

Altra panoramica sulle tre contrade

Siamo dopo l’unità d’Italia e sindaco della città è il Barone Saverio Nicastro del Lago. Il 9 Novembre 1872 la Sotto Prefettura del Circondario di Modica, trasmette l’istanza, pervenuta all’Ill.mo Sig. Prefetto della Provincia (Siracusa); nella quale «il Sig. Francesco Barresi ha presentato a quest’ufficio una dimanda tendente ad ottenere un provvedimento in via amministrativa per la restituzione al primo stato di un beveratojo sito in contrada Pomila territorio di Chiaramonte confinante col fondo Boneco proprietà della Sig.ra Concetta Iacono; quale beveratojo, secondo dire l’istante, fu dalla Signora Iacono riunito al fondo mercè lo allargamento del muro di cinta del fondo medesimo, e così ridotto ad esclusivo uso della proprietaria del fondo Boneco, quando prima serviva ad uso dei censisti confinanti colla trazzera, nel largo della quale era sito, non che ad uso degli animali transitanti.»

( A sx) La Sotto-Prefettura del Circondario di Modica, trasmette l’istanza al Sindaco di Chiaramonte (1872). (A dx) lo stemma della famiglia Nicastro del Lago

Una “sciarra” per l’acqua, insomma. C’è qualcuno che se ne appropria, o cerca di trarne più vantaggio, a discapito degli altri abitanti del luogo e dei fruitori di passaggio. Tra l’altro «non potendosi dai dati espressi nella suddetta istanza» discernere «la natura della controversia» si chiede al Sindaco di provvedere a verificare lo stato delle cose avendo cura di far «risultare nell’apposito verbale:
1) Se le acque del beveratojo vi fluivano da fiume, torrente, rivo, o colatoio pubblico, quanto dire la natura delle acque se demaniali, o comunali.
2) L’uso al quale era stato destinato il beveratojo, da chi, e da quanto tempo.»
Così «da questi dati potrà riconoscersi se tal fatto si tratta di usurpazione di acque pubbliche e di usurpazione di demanio comunale.»

Due pagine dell’Istanza della Sotto-prefettura al Sindaco: il Barone Saverio Nicastro del Lago

In effetti quella del Barresi è la punta dell’iceberg; dietro ci stanno altre persone e altri conflitti, che appariranno più chiaramente nel prosieguo delle altre denunce, quando estensore del reclamo sarà il Barone Gaetano Maria Cultrera Grimaldi barone di Montesano che indicherà in Carlo Cultrera (marito della signora Concetta Iacono) l’artefice della sottrazione d’acqua e del suolo pubblico.

Un altro esposto a nome di un certo Mariano Cutrera, di poco posteriore, fa il paio a quello iniziale di Francesco Barone. Servono solo a sollevare un innocuo polverone onde ingarbugliare la matassa. Che invece è chiara al sindaco Nicastro, nelle cui mani ricade la patata bollente destinata, a suo intuito, e dato il palmarès dei contendenti, a non produrre risultati chiari ma soltanto ad “incasinare” qualche povero diavolo!

Palazzo Cultrera di Montesano a Chiaramonte

Guarda sornione l’altopiano di Pomilia, Boneco e Pignolaro, che adesso le nebbie autunnali cominciano ad avvolgere con più assiduità e, presa carta e penna, replica alle pressioni del Prefetto e alle bizze dei due contendenti:
«A dì 18 novembre 1872.
Debbo chiederle scusa se per un forte incomodo sofferto non ho potuto sinora adempire al di lei superiore incarico relativo alla istanza del Sig. Francesco Barresi commissionatemi con lettera de 9 corrente, n.ro 704. Nella speranza di trovarmi di giorno in giorno in grado di servire, non le ho scritto prima. Per adempire con maggiore esattezza mi riservo di eseguire personalmente quella verifica che non ho potuto prima pel mio incomodo e per essere il locato sito nelle montagne, e perciò freddo. Il sindaco»
.

Palla a centro. Adesso aspetta che il deus ex machina si scopra.
[continua]

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Chiare fresche e dolci acque
La fontana della discordia

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