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La manifestazione (16 ottobre) in omaggio all’opera di Vincenzo Rabito, ‘Festacrante’ è stata voluta ed organizzata da Archivio degli Iblei e Oltreimuri.blog in collaborazione con i figli Giovanni, Tano e Salvatore, il Comune di Chiaramonte Gulfi, Cliomedia Public History, Associazione Teatro club ‘Salvy D’albergo’ Ragusa, Amici del teatro e Pro Loco di Chiaramonte. La nostra redazione ha ritenuto, inoltre, di proporre, prima durante e dopo l’evento, una serie di contributi, articoli e analisi relativi a “Il romanzo della vita passata” e al personaggio Rabito. Il primo contributo è di Saverio Senni, docente presso l’Università della Tuscia, tra i relatori alla Festa di domenica prossima.
In coda al testo, per coloro che fossero interessati, è disponibile il link di “Qui Terra matta”, dove sono raccolti gli articoli inerenti a Vincenzo Rabito e “Terra Matta” già pubblicati nel nostro blog.

di Saverio Senni

Giovanni Rabito mi sta aspettando all’ingresso della prestigiosa Società Dante Alighieri, dove siamo venuti per presentare “Il romanzo della vita passata” di cui è il curatore.
“Ma sei alto!” esclama quando mi vede per la prima volta in carne ed ossa. Fino a quel momento, infatti, avevamo avuto solo contatti a distanza. Era marzo del 2017, quando gli scrissi la prima e-mail. Da quel giorno è iniziato un e-pistolario, come mi piace dire, di alcune centinaia di messaggi, dall’Australia all’Italia e viceversa, che raccontano di come ha preso corpo il nuovo Romanzo di Vincenzo Rabito, suo padre.
Ma andiamo con ordine.

(Da sx) Giovanni Rabito e il padre don Vincenzo

La corrispondenza con Giovanni iniziò nel 2017 quando cominciarono le repliche del reading teatrale sui “Ragazzi del ’99 nella Grande Guerra”, tratto da Terra matta e scritto con Aldo Milea. Quell’anno era, infatti, il centenario della chiamata alla leva della classe 1899, narrata magistralmente da Vincenzo nelle sue memorie. È solo nel 2019 però che è partita l’avventura che ha portato alla pubblicazione del nuovo libro. Ad aprile di quell’anno, infatti, Giovanni mi inviò la “traslazione” (così lui preferisce chiamarla) che aveva fatto delle pagine del secondo memoriale del padre dedicate alla sua partecipazione alla Grande Guerra. Pensava che avrebbero potuto essermi utili per lo spettacolo. Nulla lasciava presagire cosa è poi scaturito da quell’invio. Sbadatamente per oltre un anno non aprii gli allegati presenti in quel messaggio. Lo feci nel luglio del 2020 e quando cominciai a leggere quei testi ne rimasi letteralmente folgorato.

La corrispondenza tra Giovanni Rabito e Saverio Senni è stata raccolta in due volumi dal titolo emblematico

“Caro Giovanni – gli scrissi – mi sto divorando le pagine che mi hai inviato più di un anno fa: musica per le mie orecchie. È come ascoltare un inedito di Mozart o di Bob Dylan. Un “bootleg” si direbbe per la musica pop. A mio avviso anche queste memorie andrebbero pubblicate.”
Ci accordammo per parlarne in una videochiamata in cui Giovanni mi spiegò che negli anni precedenti aveva cominciato a trascrivere il secondo memoriale ma si era fermato al 1938, quando Vincenzo era in Africa orientale. Non avendo una specifica finalizzazione di natura editoriale non aveva motivo di proseguire speditamente.

Mi mandò allora le altre parti trascritte e la mia folgorazione fu confermata. Ragionammo allora su come proporre ad un editore la pubblicazione di un testo che poteva apparire poco interessante dal momento che c’era già Terra matta. Eravamo pieni di dubbi. Ma ci dicevamo, per scherzarci un po’ sopra, non era successo qualcosa di simile per Alessandro Manzoni? Prima scrisse “Fermo e Lucia”, poi lo riscrisse e ne venne fuori “I promessi sposi” che com’è noto oscurò del tutto la prima versione del romanzo.

La Olivetti lettera 32 di Don Vincenzo insieme al nuovo romanzo

Concordammo che la cosa più opportuna era sentire Einaudi e, nel caso di un diniego, esplorare altre vie. La prima risposta della casa editrice torinese fu incerta perché si trattava di spiegare ai lettori che non era vero, come scritto nell’ultima pagina di “Terra matta”, che Vincenzo smise di scrivere nel 1970. E poi il timore che potesse essere una sorta di “doppione” (di Terra matta), visto che in fondo si trattava del racconto della medesima vita.
Ma quando Giovanni inviò i primi capitoli la redazione di Einaudi trovò quelle pagine bellissime e concordò sull’opportunità di pubblicare anche il secondo memoriale, seppure in forma ridotta vista la sua mole.
La strada ormai era tracciata e in discesa.

L’abbiamo percorsa, passo dopo passo, insieme discutendo dei tagli da fare e dei termini che potevano risultare incomprensibili ai non siciliani, per prevedere alcune note a piè di pagina. Giovanni mi chiese anche un aiuto per i titoli dei capitoli, cosa che feci estraendoli dal testo, come in Terra matta. Preparai pure la lista dei nomi di tutti gli altri personaggi menzionati nel secondo memoriale: da Rafaele Picireditto a Vita la Milinciana, da don Ciovanne lo Sparato a don Turiddo Picicanedda e tanti altri. Individuai nel racconto oltre duecento personaggi secondari, a testimonianza della grande coralità, anche umana della scrittura di Vincenzo.

La prima pagina del dattiloscritto del secondo memoriale di Vincenzo Rabito

Per farla breve ad un certo punto del nostro dialogo telematico, divenuto presto quotidiano, Giovanni mi scrisse:
“Saverio, vedremo ‘sta mazza una buttana vo’ cari!’… frase che mio padre usava parecchio quando prefigurava una operazione dagli esiti incerti. La attribuiva a Salomone, che una volta, parlando al popolo avrebbe detto: ‘puopulu, ri cca banna e ddabbanna ro mari, vardati sta mazza unni buttana vo’ cari!’ (Popolo, da questa parte e dall’altra parte del mare, guardate questa mazza dove cavolo va a cadere!) Frase oscura e zaratustreggiante che a me è sempre piaciuta moltissimo.”

E oggi questa “operazione dagli esiti incerti” ha raggiunto il primo obiettivo: la mazza dal 20 settembre è in libreria. Il secondo risultato, ovvero il riscontro che avrà di pubblico e di critica è ancora incerto, ma la comunità dei “rabitisti anonimi”, a cui appartengo, è ottimista.
Sapremo presto “sta mazza una buttana vo’ cari”.

8 ottobre 2022. (da sx) Giovanni Rabito, Matteo Motolese, Saverio Senni e Maurizio Ridolfi, alla libreria Spazio Sette di Roma durante la presentazione de “Il romanzo della vita passata”

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