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di Lucio Molè

Circa a metà degli anni ’70 in contrada Gulfi, presso l’officina dei fratelli Molè, venne costruita una piscina all’aperto, una delle prime al paese. Scintillante sotto il sole, quel rettangolo d’acqua azzurrissima, diventò subito una meta irrinunciabile nei pomeriggi estivi per i familiari e gli amici dei dipendenti.

Furono tanti i giovani chiaramontani che passarono lì il loro tempo libero, all’ombra degli oleandri del giardino vicino, e tanti quelli che lì impararono a nuotare. I più arditi arrivavano con maschera e pinne, i più improvvisati restavano aggrappati al corrimano, lanciandosi nei primi tentativi di nuoto, i più pigri entravano in acqua con lo scopo di raccogliere i fichi neri dai rami che pendevano a pelo d’acqua.

Quali che fossero le intenzioni delle visite, la piscina diventava un punto di riferimento per i giovani chiaramontani e lo sarebbe stato per diverse generazioni.
Non c’erano inviti, tutti conoscevano qualcuno che conosceva qualcun altro, e da allora non fu più vero che il mare non bagna Chiaramonte.

Approdavano gli amici, gli amici degli amici e i vacanzieri stagionali tornati al paese per le ferie.
Nascevano amicizie, si intrecciavano relazioni e si improvvisavano comitive, con un senso di comunità spontaneo e spensierato, che il paese ha sempre dimostrato, specie in periodi carnevaleschi.

L’accoglienza era molto semplice, la doccia ad esempio era un solitario tubo di ferro sospeso su una balconata che si affaccia su una delle curve più sospirate della cronoscalata dei Monti Iblei, non certo un luogo intimo e raccolto, ma non ci si formalizzava.

Il relax certo poteva essere interrotto dalle visite improvvise dei pastori tedeschi, guardiani indolenti dei capannoni dell’officina, che venivano a rubare qualche ciabatta per restituirla giorni dopo tutta masticata. Non è facile scriverne una storia, perché non ce n’è una sola, ma ognuno conserva un ricordo di quei bagni e di quei giochi forse sbiaditi ma ancora vivi nella memoria dei chiaramontani.

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3 Comments

  1. Chi, come me, ha partecipato (da adolescente) ad alcuni lavori di finitura di quella piscina, non poteva certo immaginare che questa esperienza avrebbe rappresentato una pietra miliare delle estati chiaramontane.

    Un’occasione di socializzazione che, con grande merito della famiglia Molè, non è mai stata negata a nessuno. Al contrario, diventò un riferimento stabile per le generazioni successive.

    Oggi, a distanza di quasi 50 anni ed in presenza di innumerevoli piscine nel territorio comunale, questo ricordo rischia di apparire nostalgico, quando la genuinità dei suoi contenuti e la spontaneità della condivisione rimarranno perennemente esempio per l’intera collettività chiaramontana.

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