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di Cinzia Lo Tauro

Agosto 1960. Una giovane famiglia giunge a Chiaramonte. È la famiglia di un medico che viene da Catania per ricoprire l’incarico temporaneo di ‘medico condotto’: soli 40 giorni. La giovane coppia, con la loro bimba di appena sei mesi, va ad abitare in una piccola ma accogliente casa di fronte al palazzo comunale, presa in affitto dalla leggendaria farmacista di Corso Umberto: Salvina D’Avola.

Corso Umberto, la storica farmacia della dott.ssa Salvina D’Avola, poi della dott.ssa Maria Puglisi

Il giovane medico dimostra subito competenza e umanità. La gente comincia a frequentare il suo ambulatorio non solo per il bisogno di cure, ma anche per la naturale curiosità (tipica dei paesini) di conoscere ‘il forestiero’. Sebastiano non ha orari. Visita tutti indistintamente ed è disponibile anche e soltanto per una buona parola, un incoraggiamento, un consiglio.

Insomma il nuovo ‘dutturi’ si dimostra empatico e la gente comincia a volergli bene al punto che, alla fine del breve incarico provvisorio, decide di rimanere in quel piccolo e pittoresco paesino. Inizia così la nuova avventura di medico di base, mentre la sua piccola famiglia viene ‘adottata’ da tutti allo stesso modo di come lui ‘adotta’ i suoi nuovi concittadini.

Nel paesello adesso operano quattro medici di famiglia: u dutturi Gafà ‘u luoncu’, u dutturi Gafà ‘u curtu’, u dutturi Cusumano e l’ultimo arrivato: u dutturi Lo Tauro. Ognuno di loro è amato e rispettato dai propri pazienti (e non solo), perché nessuno si sente ‘abbandonato’. Tutti e quattro gli ambulatori lavorano quasi in sinergia: quando uno dei medici risulta irrintracciabile (allora non esistevano i telefonini), gli altri medici accorrono ad assistere chi ha bisogno. Ovvero l’assistenza è garantita 24 ore al giorno e non esistono né notti di riposo né festivi, perché la Guardia Medica non era stata ancora inventata.

Il medico, in un paesino senza ospedale, deve saper fare tutto: soprattutto deve sapersi arrangiare nelle emergenze.  Bisogna anche essere disposti, nei casi più gravi, ad accompagnare i pazienti in ospedale con la propria auto. Niente ambulanze, né 118 e l’auto stessa è un lusso per pochi.Passano così gli anni, tanti, e nei periodi di epidemia (influenzale) il lavoro è così intenso da dover fare orario ininterrotto fino a tarda sera. Poi le visite a domicilio nelle campagne: quelle che la sua bimba ama di più, perché il suo papà la porta con sé.

Nel tragitto in auto si può stare finalmente insieme e lui amorevolmente può rispondere a tutte le sue infantili domande e agli infiniti ‘perché’. Le è consentito anche giocare con gli animali domestici dei pazienti, mentre lei spera che possa sbucare da qualche parte anche una bimba o un bimbo che abbia voglia di giocare. Infatti non capitava così spesso di poter giocare liberamente: papà e mamma non le permettono di scendere in strada, temendo per la sua incolumità.  E al ritorno dalle visite la bimba non smette mai di parlare per raccontargli, con stupore, cosa ha visto e con chi ha giocato.

A volte capita che il nostro dottore si possa far aiutare in ambulatorio dalla sua stessa famiglia nel lavoro di ‘pronto soccorso’. Se lui deve occuparsi di suturare ferite, soprattutto se gravi, la moglie e la figlia si improvvisano infermiere, porgendo garze, filo e forbici o cercando di dare supporto morale ai poveri congiunti dell’infortunato, se preoccupati.

Quando invece capita un parto (eh si, capitavano anche quelli!) il dottore avvisa la famiglia di non attenderlo: poteva rimanere vicino alla partoriente anche una notte intera e parte del giorno seguente. Così, parto dopo parto, il nostro medico aiuta a nascere circa 250 bimbi. Sarebbe bello poter rintracciarli tutti!

Entrato ormai in confidenza con i suoi pazienti diventa anche il loro consigliere preferito. Chiedono persino il suo parere prima di dare l’assenso ai fidanzamenti: ‘dutturi, che dice? Comu ci pari stu carusu? I putiemmu fari ziti?’

Si reca spesso ad assistere anche le orfanelle dell’istituto Rizza-Rosso e non raramente le suore gli sottopongono questioni non propriamente mediche, nel difficile compito di tirare su quelle bambine. E il dott. Lo Tauro cerca di fare il possibile, indossando anche i panni del genitore putativo.

Sebastiano viene eletto non per caso anche Sindaco della città negli anni ’70, a testimonianza dell’affetto unanime di cui ormai godeva da tempo, e così, anno dopo anno, si trova a trascorrere in quei luoghi l’intera vita lavorativa: quarant’anni invece dei 40 giorni inizialmente previsti. Poi, da pensionato, fa ritorno finalmente a Catania dalla famiglia, ma nei suoi pensieri, nel suo dire, nei suoi ricordi e fino alla fine dei suoi giorni, rimane fisso il ricordo di quel piccolo, ridente paesello di collina che lo ha accolto e trattato da figlio.
Quel medico gentiluomo era mio padre.

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36 Comments

  1. Gabriella De Benedetti Reply

    Ho conosciuto il dottore Sebastiano Lo Tauro quando ero ragazzina tredicenne,ho assistito al suo matrimonio,poi ,anche abitando lontano, mi è giunta eco della sua bravura:la sua cultura e la sua sensibilità a me erano ben note! Grazie ,Cinzia ,per avermi dato ,ancora una volta, l’occasione di ricordarlo

  2. Elena Impellizzeri Reply

    Bellissima pagina di scrittura nella quale ci si immerge a tal punto da sentirsi parte della storia…

  3. Cultrera Giuseppe Reply

    Un bel ricordo. Fu il mio medico. Affabile, umano e generoso; sempre col sorriso sulle labbra.

  4. Elena Restuccia Reply

    Era il nostro medico e per nostro intendo di tutta la famiglia, ma sopratutto era un grande amico di Nonno Filuzzo, c’era un grande rispetto tra di loro…ricordo quando avevamo la febbre arrivava a casa della nonna di sera tardi, quando entrava riconoscevamo subito la sua voce dal timbro roco e sempre allegro, il cuore ci saliva in gola e lo pregavano di non “darci le punture”! Appoggiava la sua borsa di cuoio sulla sedia e si sedeva sul letto per visitarci, poi dopo la “sentenza ” e la prescrizione, la nonna Maria gli porgeva un asciugamano pulito e lo accompagnava a lavarsi le mani! Ricordi indelebili!

    • Nello, un ricordo premuroso, allegro ed austero allo stesso tempo. Per me rivedere le sue foto è stato un piacevole”rewind” del periodo fra l’infanzia e l’adolescenza.

    • Emozionante ricordo che descrive tempi lontani ma sempre vivi nella memoria di chi lo ha apprezzato come medico e come uomo. Grazie

    • Non so perché ma il mio ringraziamento appare dopo il commento di Daniele De Benedetti. Grazie ancora.

    • Elena la mia risposta la trovi dopo il commento di Daniele De Benedetti. Non so perché ma ieri me lo pubblicava in quella posizione. Grazie ancora.

  5. Vito Incardona Reply

    Il dott. Lo Tauro , mi ha salvato la vita da neonato , era il medico di famiglia e conosceva vita morte e miracoli di noi tutti , una persona alla quale ci si poteva rivolgere non solo per problemi di salute ma anche per consigli od opinioni in merito a molteplici argomenti , il dott. Lo Tauro sarà per me sempre una persona che terrò nel cuore .

  6. Marcello Jakomin Reply

    A tuo padre sarebbero venute le lacrime agli occhi per la gioia…
    Brava!
    Di quanto Amore hai intriso questo magnifico ricordo di un esemplare galantuomo!

    • Grazie Marcello. Mio padre ha rappresentato e rappresenta tutto per me ed è sicuramente un esempio da seguire. Tu hai colto non solo l’Amore filiale ma anche il profondo dolore che è in me per la sua mancanza. Grazie!

    • Ho letto quello che hai scritto…emozione pura!. Councidenza…tuo padre mi ha fatto nacere nella notte tra il 4 e il 5 febbraio! Mi ha sempre detto e ridetto che dovevo chiamarmi Agata! Lo ricordo con profondo affetto e grande stima!

      • Ho conosciuto il dott. Lo Tauro nel 2000 quando mia figlia ha cominciato a praticare nuoto sincronizzato con Mariagrazia e lui con molta pazienza e tenerezza visitava a volte le ragazze primadelle gare e ricordo quando “simpaticamente” nascondeva qualche chiletto in più delle sincronette alla rigida allenatrice. Una bella persona sempre gentile e disponibile.

  7. Il mio primo Dottore ❤ io abitavo il piano sopra al suo studio era una una bravissima gentilissima persona ❤ che tenerezza rivederlo in questa foto❤ un bel tuffo nel passato🥺❤

      • Maria DiPietro Reply

        Nello,che dire una persona speciale,affettuosa dolce.e preparata a tutte le emergenze. Una domenica sera un forte dolore ai denti,lo raggiungo ed ecco che con grande perizia mi estrae un molare. Era anche il mio confessore se avevo un problema era pronto a darmi il consiglio giusto. Un grande..Mariuccia

        • Grazie Mariuccia per aver aggiunto un altro tassello della vita e del modo di essere di mio padre. Lui non ha mai negato un sorriso, un aiuto, una buona parola a nessuno.
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  8. Giuseppe Scalia Reply

    Una lettura inaspettatamente piacevole.
    Non conoscevo ancora questo tuo “pezzo di storia”
    Bello davvero

  9. Nicosia Antonio Reply

    Uomo affabile e premuroso. La sua abitazione e studio professionale a pochi metri dalla mia abitazione. Una notte che ha segnato la mia vita, quando ha perso la vita mia padre, in pochi minuti era al suo capezzale. Arrivò in pigiama e con la vestaglia addosso. Ricordo il suo viso affranto. L’ho frequentato per tanti anni e tante volte ci siamo fermati a dialogare. Diventato Sindaco tanti giovani ci siamo trovati a casa sua accolti dalla famiglia tutta e da te Cinzia. Ricordi?? Conservo un gran ricordo del caro dott. Lo Tauro. Un uomo di grande umanità.

  10. Grazie Antonio per il bellissimo episodio che hai raccontato. Papà voleva tutti bene ed era un uomo che sapeva emozionarsi senza timore di dimostrare il suo stato d’animo. Di te non mi sono mai dimenticata. Sei uno dei pochi volti che mi sono rimasti impressi nella memoria anche perché frequentavamo lo stesso liceo ed eravamo vicini di casa oltre che amici. Un abbraccio

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