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di Giuseppe Cultrera

Tra inizio Ottocento e primi del secolo successivo, nelle varie città iblee, sorsero numerosi circoli, società operaie ed associazioni destinate innanzitutto alla mutualità ma anche al tempo libero. Tra i primi ci furono il Circolo di Conversazione di Ibla e quello di Chiaramonte – 1823 – poi i club di Vittoria, Modica, Comiso, Ragusa superiore, Spaccaforno (Ispica), Santa Croce e Monterosso, tutti nati nella prima metà dell’Ottocento e destinati esclusivamente a nobili e notabili. È un capitolo ampio e interessante di vita sociale nei centri iblei: mi riprometto di dedicarvi un paio di articoli. Intanto un primo assaggio sul tempo libero a Chiaramonte nel secolo XIX.

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Il celebre Circolo di Conversazione di Ragusa Ibla (foto da Wikipedia)

Certo – parlare di tempo libero, in un’epoca in cui dentro il vissuto comunitario di un piccolo centro come Chiaramonte, c’era spazio a stento per la sussistenza e di libero o liberato restava ben poco: stretti tra stereotipi, tabù e conformismi tesi a fugare o esorcizzare eventuali devianze ideologiche, religiose o comportamentali –  è voler cercare il pelo nell’uovo o come dicevano i nostri vecchi pittinàri ‘a jatta!

Anche se, il farmacista, il medico, l’avvocato, il notaio, il cavaliere, il nobilotto e qualche agiato agricoltore, il tempo e il luogo per ‘godersi la vita’ lo trovavano. Per loro, e pochi altri fortunati, la giornata non iniziava all’alba e si concludeva al tramonto, riempita di solo duro lavoro. Aveva spiragli (per qualcuno squarci grandi come certi sbadigli che non finiscono mai) per il riposo, il divertimento, le relazioni.

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La sede del Circolo di Conversazione di Chiaramonte Gulfi (foto di Sebastiano Gueli) – (A destra) Come set cinematografico ne “La mossa del cavallo” di Gianluca M. Tavarelli (2018), tratto da un romanzo di A. Camilleri (foto Archivio RAI)

Perché era cambiata e continuava a cambiare anche la società; e la nuova variegata classe sociale, la borghesia, elaborava un modello moderno di vissuto collettivo. Anche in Sicilia, nella plaga più meridionale dell’Italia Unita, la provincia di Siracusa, della quale faceva parte Chiaramonte.

Nel 1823, esattamente il 25 marzo, un gruppo di notabili chiaramontani presenta alla Intendenza di Noto (per capirci, qualcosa di simile all’attuale prefettura e questura messi insieme) domanda di istituire “una sala di conversazione per avere un intrattenimento nelle ore di ozio”. Che sorgerà negli anni successivi con la denominazione di Casino di conversazione con propria sede appositamente costruita al centro della città. Proprio al centro, nel senso che occupava, con la fabbrica retrostante parte del suolo pubblico, ostruendo la centrale via della Posta, che diverrà, pertanto, dalla parte della piazza un vicolo cieco e a lato del Circolo una arteria mozza (ma vivaddio! quando nel nuovo sodalizio c’era la crema politica economica e sociale della città – oggi si chiamerebbero i poteri forti – ogni ostacolo svaniva e le regole si adattavano).

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Copertina e frontespizio di uno statuto del Circolo di Conversazione (attinente ad una delle tante fasi di vita del club). Chiaramonte, Tip. Fratelli Ferrante, 1892

Aveva, all’inizio, solo 65 soci. E anche quando il numero aumentò, sempre selezionati e sottoposti ad attento esame furono gli aspiranti! Subdole e crudeli, spesso, le palline nere sovrastarono quelle bianche, troncando aspirazioni e avallando rivalse o vendette. Di cavalleresco c’era solo l’altra denominazione popolare (circolo dei cavalieri): le liti, per pretesi vantaggi o inosservanza delle regole, giungevano fioche in piazza ai popolani che il tempo per giocare a carte e biliardo, leggere il giornale o fumare il sigaro, non l’avevano. Che quando smettevano, qualche ora, di lavorare e si vestivano a festa, era per seguire le processioni religiose o contrattare alla fiera e al mercato…

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Lo scrittore Serafino A. Guastella (1819-1899) – La poesia dedicata al barbiere Paolo Molè

Tra i soci ci fu il barone Serafino Amabile Guastella, liberale e progressista, scrittore acuto e colto etno antropologo. Non disdegnava, il Guastella, l’ironia e il sarcasmo: rivolti sia al popolo che ai suoi sodali; e qui il nostro faceva la differenza, in quanto ai secondi non concedeva, come suol dirsi, sconti! La poesia satirica che scrisse per il barbiere Paolo Molè, che era servitore-custode part time nel Circolo, onde impetrare qualche mancia e un tozzo di pane per sé e l’affamata famiglia, non è solo un sagace componimento poetico ma, come spesso avviene nelle opere del Guastella, squarcio sociologico del tempo e dei costumi.

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Chiaramonte Gulfi, Via Corallo; prospetto del Circolo, (Foto di Pino Riggio) – Ritratto del barone Corrado Melfi (1850-1940). Dipinto ad olio di Nicolò Distefano.

Meno incline allo scherzo e all’ironia era il barone Corrado Melfi di San Giovanni, appartenente a una prosapia, ostile da sempre ai Guastella e ai Cultrera di Montesano. Con i quali il colto scrittore e archeologo dilettante ebbe un aspro diverbio sociopolitico. Per la verità il diverbio, che lo condusse a plateali dimissioni, fu con buona parte dei nobili e notabili del circolo. Ma sarà argomento di una prossima nota.

Infine, va detto che la struttura, come tutti i club del periodo, era di esclusivo appannaggio della popolazione maschile. Che vi stazionava leggendo il giornale, fumando il sigaro, consumando il caffè o il sorbetto gelato a secondo della stagione, giocando a biliardo o a carte.

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Chiaramonte Gulfi, Circolo di Conversazione, interno

Le antiche volte decorate, il grande bigliardo rivestito di panno verde, l’arredo liberty sono ancora quelli di allora: i soci non fumano più (né sigaro o altro) e non giocano a biliardo, del giornale leggono appena la cronaca locale (i media e i social sono più velocemente aggiornati) e infine appartengono a tutte le classi sociali, con una maggioranza del genere femminile (anche il presidente è donna). E nel tempo libero (gite e incontri) ha predominanza l’intrattenimento culturale (conferenze e presentazioni di libri).

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Chiaramonte Gulfi, Circolo di Conversazione, altro particolare dell’interno – Ancora l’interno, durante una manifestazione

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2 Comments

  1. Federico Guastella Reply

    Bell’articolo: limpido, lineare…! Relativamente alla poesia del Guastella mi pare opportuno dire che è riportata nel volume “Opere complete” con prefazione di Salvatore Nicastro del Lago, vol. I (unico), pp.165-166. Comprende anche le poesie scritte da Guastella in diverse occasioni che il curatore-prefatore volle riunire sotto il titolo Pagine sparse. Meritevole appunto d’attenzione il componimento “Il barbiere Paolo Molè” di cui non si sa se sia stato pubblicato dall’autore. Parodia in chiave realistica potrebbe dirsi, gustosissima satira che anticipa o riprende, in tono minore, la raffigurazione del malcapitato “Vestru”. Luogo di riferimento il “Casino” di Chiaramonte; ambiente della più marcata sicilianità che da Antonio Castelli ad Andrea Camilleri continua ad essere fonte di ispirazione narrativa. E’ possibile conoscere la data di ultimazione dei lavori del Circolo? Sarebbe una ricerca interessante al fine di stabilire se nella fase intermedia il Circolo medesimo avesse potuto funzionare in altri locali. Grazie!

  2. giuseppe cultrera Reply

    Grazie per l’intervento e le note aggiunte. Per quanto riguarda la struttura del circolo, credo sia della fine ottocento, sia come esterno che interno. Ebbe poche aggiunte da allora ad ora. Invece relativamente alla vita e sedi antecedenti, bisogna dire che ebbe varie fasi di vita con varie interruzioni e rinascite con denominazioni varie. Ciò anche in relazione ai cambiamenti socio politici, intervenuti dal 1823 all’unità d’Italia e oltre. Ad esempio la documentazione relativa alla sua nascita – presso l’archivio di stato di SR fondo Intendenza di Noto – fa intuire che ebbe breve durata. Risorse, come quasi tutti gli altri dell’area iblea, e chiuse più volte. Sia per motivi endemici e sia, molto più spesso, per interventi delle autorità di polizia e di governo. Uno studio sui circoli del ragusano è nella tesi di Silvana Raffaele (sintetizzato in un articolo su La Provincia di Ragusa, numero 6 del 2003). Altra sintesi nell’articolo di Alfonso Leone, sempre su ‘La Provincia di Ragusa’ (numero 4, 2008).

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