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di Federico Sinopoli

È nostro parere che la ‘Giornata della Memoria’ debba essere onorata soprattutto ricordando gli uomini. Se la storia è segnata dai grandi passi di condottieri, dittatori, re, rivoluzionari, vi sono pur sempre dettagli, piccole storie in sé insignificanti, infiniti granelli di sabbia e di terra che sono i singoli individui e le loro storie: terreno senza il quale i grandi passi non potrebbero compiersi.

Vittore Veneziani, nato a Ferrara nel 1878, si affermò come musicista, compositore e direttore del coro al ‘Regio di Torino’ e, poi, con Arturo Toscanini al ‘Del Verme’ e alla ‘Scala di Milano’; era apprezzato per la grande competenza e per essere molto esigente nel suo lavoro; burbero come Toscanini ma, come lui, grande galantuomo.

Il Coro Veneziani nel cortile della Scuola ebraica di Torino, giugno 1942 (Archivio Fondazione CDEC)

Diresse il Coro della ‘Scala’ sino al 1938, quando le leggi razziali fasciste provocarono il licenziamento in tronco degli ebrei da qualunque scuola, ente o pubblica amministrazione. Veneziani si rifugiò in Svizzera e rientrò in Italia soltanto quando Toscanini (anche lui rientrato in patria dopo l’esilio a seguito dell’aggressione subita dai fascisti nel ’31) lo richiamò alla ‘Scala’ ricostruita e, assieme, ne prepararono l’inaugurazione dopo la distruzione del Teatro nei bombardamenti dell’agosto ’43. Il concerto dell’11 maggio 1946 fu indimenticabile, proprio grazie al grande Toscanini e al direttore del coro Vittore Veneziani.

Ricordare solo le vittime come numeri, come quantità, significa ricordare solo il ‘come’ tutto questo avvenne; ma si deve ricordare anche il ‘perché. I campi di sterminio, i treni piombati, le camere a gas, i cumuli di occhiali, scarpe, capelli sono il ‘come. Il ‘perché’ va cercato nella musica, nell’insegnamento, nelle competenze artigiane, nella gentilezza e anche nelle debolezze perdute con ogni uomo soffocato e ucciso; va cercato nei brandelli di umanità individuale lacerati e offesi in nome di un progetto scellerato.Non è casuale che un revisionismo storico indecente – perché di storico non ha alcun presupposto metodologico – cerchi di ‘riabilitare’ il fascismo definendo le leggi razziali e la partecipazione alla seconda guerra mondiale un ‘obolo’ versato all’alleanza con Hitler e un ‘errore di valutazione’ legato alle contingenze del momento. No.Le leggi razziali e la guerra furono l’epilogo voluto e cercato dal nazionalismo razzista, non un incidente di percorso. Il codice genetico del fascismo prima ancora della sua emulazione nel nazismo. Dobbiamo conservarne la memoria perché è necessaria quando sentiamo riemergere i sovranismi, il ‘prima gli italiani’; quando vediamo che sono profanati le pietre d’Inciampo o i cimiteri ebraici; perché non può più essere lasciato spazio a coloro che sono disposti a sacrificare cultura e arte per le discriminanti etniche, religiose o politiche; perché, come scrisse Primo Levi: ‘è accaduto, quindi può accadere di nuovo’.

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3 Comments

  1. Ezio Graziano Reply

    Difficile trovare una sintesi così efficace ed attuale. Complimenti

  2. Andrea Conigliaro Reply

    È sempre bello ascoltare o leggere le parole ed i pensieri di Federico. Grazie

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