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Dopo il racconto in sette puntate di Vito Veninata sull’Epopea della ‘Monti Iblei’ (1951-1999), oggi il graditissimo ricordo di uno dei protagonisti assoluti della nostra cronoscalata: il ‘principe del volante’ Enrico Grimaldi che, con il suo record di otto vittorie assolute, ha segnato un’epoca nello sport automobilistico ibleo. Forse il periodo più ‘ruggente’ di tutta la sua storia.

di Enrico Grimaldi di Nixima

Iniziai la mia avventura nell’agonismo automobilistico nell’anno 1969, con una Fiat Dino spider, alla Cefalu’ Giabilmanna, ottenendo il II posto di classe dietro Armando Floridia con una Porsche 911S e lasciandomi dietro tutte le altre Porsche della classe.

La mia seconda e ultima gara di quell’anno fu la ‘Catania-Etna’ dove le posizioni si invertirono: primo il sottoscritto e dietro tutte le Porsche con in testa ‘Amphicar’. Erano le due gare di fine stagione.

Le mitiche Porsche 911 tra fine anni ’60 e anni ’70

Nel 1970 il mio primo approccio con la bellissima ‘Coppa Monti iblei’, a Chiaramonte Gulfi, dove riuscii ad ottenere il primo posto di classe con una Fiat 500. Erano due le gare classiche: ‘Avola- Avola Antica’, che apriva la stagione motoristica e la ‘Monti Iblei’ con il suo bellissimo percorso che verso la fine, dopo il tornante stretto della cosiddetta ‘Madonna del volo’, a sinistra, e il successivo, a destra, si immetteva nei due tratti storici, stupendi e velocissimi, nella periferia del paese, per arrivare finalmente all’ultima curva, a destra (qualcuno lo chiamava  tornante, ma non lo era) che immetteva nel rettilineo dello storico arrivo in Corso Europa. Eccezionale! Peccato che sia stato spostato per motivi di sicurezza, credo verso la seconda meta’ degli anni ’80, sulla nuova circonvallazione.
Poi tutti a festeggiare al Ristorante ‘Majore’, non distante dal vecchio traguardo.

Il debutto alla ‘Monti Ibei’ di Enrico Grimaldi avvenne nel 1970 con una Fiat 500, subito vittorioso nella sua classe

Mi sono assentato, se ricordo bene, per un paio di anni dalle gare siciliane per correre in pista in tutti gli autodromi italiani (chissà perchè escluso Pergusa) con una Formula Italia, monoposto offertami e sponsorizzata a un prezzo promozionale dalla CSAI. Numero di gara 1, ‘per meriti sportivi’.

Il vecchio traguardo di Corso Europa

I miei compagni di avventura erano Giacomelli, Patrese, Francia, Martini e tanti altri nomi dell’automobilismo italiano. Decisi, a quel punto, di passare alla carriera agonistico-professionale, ma ebbi il veto assoluto della mia Famiglia. Mio padre mi aiutò nell’acquisto di un prototipo March Bmw nel 1975 con la promessa, ogni tanto disattesa, di correre solo nelle cronoscalate siciliane.

Ritornando alla ‘Monti Iblei’, ricordo che non riuscii a parteciparvi nel biennio 1975/76 perché Osella non fu in grado, in ambedue le stagioni, di consegnarmi per tempo le auto da corsa. A Chiaramonte si correva a inizio stagione a quel tempo, cioè ad aprile.

Nel 1977, finalmente, riuscii a  partecipare e con grande soddisfazione vinsi la gara. Primo assoluto! Per poi continuare a vincere ancora per ben 5 volte consecutive fino al 1981. Nel 1992 l’ultima mia vittoria, per un totale di otto vittorie assolute.

1977. Enrico Grimaldi su Osella PA3 parcheggiato in Corso Umberto vicino alla farmacia Puglisi. Fu l’anno della sua prima vittoria

Erano quelli gli anni del grande  entusiasmo per la gara chiaramontana, e addirittura il presidente della mia scuderia (Etna), Italo Cultrera, organizzava ogni anno un pulmann di tifosi. Una volta arrivo’ in ritardo a percorso gia’ chiuso. Italo non si perse d’animo e sceso dal pulmann spiego’ al poliziotto (che lo aveva bloccato) che necessariamente doveva portarsi alla linea del traguardo per consegnare i ‘piricotti della Scuderia’ che trasportava. Il poliziotto lo guardo’ perplesso per un attimo, e poi, data l’importanza dei ‘piricotti’, che non ebbe il coraggio di chiedere cosa fossero, autorizzò subito il passaggio del mezzo.

Il ‘principe del volante’ con la sua Osella PA9 nel tratto veloce di Corso Kennedy

Fra l’altro avevo conosciuto il tifoso, e poi caro amico, Salvatore Alescio, che  aveva  una  bellissima casa con grandi spazi a 3-4 Km dalla partenza della gara, e quella casa iniziò a diventare nei giorni della corsa la mia base logistica.

Salvatore e sua moglie Giovanna, ogni anno, oltre al mio staff di 6 persone (più il mio alano), invitavano a fine gara tutta la Scuderia (40 persone circa). Fu cosi’ che tramontò l’era del ristorante ‘Majore’, perchè oltre le gentilezze, le premure e l’affetto, dai Signori Alescio si mangiava benissimo.

L’uscita dalla difficoltosa curva delle ‘quattro cappelle’

E che dire delle premiazioni nella Piazza Duomo di Chiaramonte o ai giardini comunali? Pieni zeppe di gente che applaudiva. Splendidi momenti che ci hanno onorati e ripagati dalle fatiche della gara. Peccato siano stati vietati dalla metà degli anni ’90 circa. I nuovi regolamenti hanno infatti previsto le premiazioni sul posto di arrivo. Quindi con poco pubblico e poi… tutti a casa!

La cerimonia di premiazione in una Piazza Duomo gremita di folla

Ho concluso le mie ‘arrampicate’ sulla collina chiaramontana nel 1992. Nel ’93, infatti, mentre effettuavo alcuni giorni prima della gara delle prove di ricognizione sul percorso, senza per questo creare alcun pericolo alla circolazione (due miei collaboratori, uno all’entrata e uno all’uscita delle curve da provare, mi segnalavano a mezzo di ricetrasmittente eventuali mezzi in senso opposto) e cercavo di studiare meticolosamente le possibili traiettorie, che possono variare di anno in anno per colpa della scivolosità dell’asfalto o per il deterioramento dello stesso, o ancora in funzione delle temperature, ebbi la sfortuna di imbattermi in un zelante carabiniere della locale stazione (maresciallo, briagadiere o appuntato non ricordo) e non ci fu verso di spiegargli che il mio lavoro non costituiva un pericolo per nessuno.

Il nostro campione mentre transita sul traguardo di Corso Europa nei primissimi anni ’80

Non capì o non volle capire o forse c’erano altri motivi e mi contestò anche i segnali di riferimento fatti da me (ma anche da altri piloti) sui muretti o sulla strada. Insomma ne nacque una spiacevole discussione, e poiché a termini di legge aveva ragione decisi di arrendermi ad un così valente tutore dell’ordine e di non correre più a Chiaramonte.
E dire che quasi ovunque sono stato sempre rispettato e benvoluto dalle  forze dell’ordine proprio per la mia attenzione nell’evitare i pericoli.

All’uscita della curva del ‘frantoio’

Un vero peccato, perchè a parte tale sfortunata circostanza, a Chiaramonte mi stimavano tutti e il pubblico era sempre numerosisimo, ordinato e stupendo.
Unica eccezione negativa dei miei bei ricordi chiaramontani fu nel 1982, quando arrivai quarto assoluto. Un grande dispiacere per una cattiva prestazione in una gara dove mi ero sempre distinto.

Avevo iniziato la stagione brillantemente, vincendo una dietro l’altra le prime tre gare: ‘Termini-Caccamo’, ‘Coppa Belmonte’ ad Avola, e  la ‘Cammarata–Santa Rosalia. Come quarta gara avevo deciso di partecipare alla prima gara del campionato italiano a Foggia, la  ‘Macchia Monte S. Angelo’ dove, evento rarissimo per me, ebbi un incidente di gara in un tratto veloce. Per fortuna  dopo aver divelto il guardrail e una parte del muretto di protezione, il prototipo si fermo’ quasi in bilico sul ciglio di uno strapiombo della vallata (70 metri!). L’anno successivo, nello stesso punto avrebbe perso la vita il pilota pugliese Paolo Gargano con una sport prototipo Alfa 33 mondiale. Non fu altrettanto fortunato. Non tenne il muretto e nemmeno il guardrail.

La sfortunata partecipazione alla ‘Monti Iblei’ del 1989

Da quel momento l’inizio brillante del 1982 si trasformò per le restanti gare (Monti Iblei compresa) in una serie di clamorose sconfitte. Sara’ stato il trauma dell’incidente? Non credo! Forse piu’ probabilmente il non perfetto riassetto del telaio riparato in fretta e furia per permettermi di continuare la stagione.
Puntualizzo che mi rifeci a partire dall’anno successivo, Monti Iblei compresa, avendo sostituito la vettura incidentata con una nuova.

Enrico con la sua Osella PA9/90 all’ultima partecipazione vittoriosa del 1992

La  mia attivita’ sportiva si conclude nel 2001 e mi pento di avere rinuciato a partecipare ad almeno nove edizioni della Monti iblei. Avrei voluto tentare di vincere ancora quella che considero tutt’ora una delle piu’ belle gare in salita della Sicilia.
Ho smesso mentre ancora ero in auge (ci vuole coraggio!) e non quando qualcuno avrebbe potuto ironizzare sulle mie prestazioni con frasi del tipo: ma come? Questo corre ancora? Perché non si ritira?
E a testa alta, consapevole di aver sempre rispettato i regolamenti tecnici, altrimenti dentro di me mi sarei sentito un perdente (ma c’è chi questi problemi non se li è mai posti!)

Un saluto a tutti gli appassionati, con l’augurio che la gloriosa ‘Monti Iblei’ possa avere ancora lunga vita e distinguersi nel bene come sempre ha fatto.
VIVA LA MONTI IBLEI!

Ringraziamo l’amico Vincenzo Barone per la preziosa collaborazione

Una foto di qualche anno fa del vecchio campione insieme all’amico (pilota) Vincenzo Barone
Una curiosa foto del nostro campione mentre si cerca di tenere in forma nel balcone di casa

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