di Giuseppe Cultrera
Tre baroni (Melfi, Guastella e Guttadauro Ventura) un paio di dotti religiosi (P. Samuele Nicosia e mons. Corallo) i notai Terlato e Ventura tentarono l’approdo letterario a Chiaramonte. Ebbe la meglio il Guastella. Anche grazie a Sciascia e Calvino.

Ma il “villano” Vincenzo Rabito analfabeta, morto di fame e “maltrattato assai” dal destino, col suo “Terramatta” (celato in un cassetto) sopravanzò tutti. Entrando nella letteratura del Novecento.
