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di Giulia Cultrera

Il Salone del Libro di Torino rappresenta un’occasione preziosa per condividere esperienze, creare legami e celebrare la cultura. Tuttavia, non possiamo illuderci di partecipare a questi eventi ignorando il contesto geopolitico contingente, avvolti in una bolla ovattata che ci legittima a non considerare altre tematiche. Le manifestazioni culturali come queste hanno una grande risonanza proprio perché affrontano questioni di portata universale, di stretta attualità e di natura politica.

È per questo che nel pomeriggio di sabato 11 maggio un corteo di protesta si è radunato davanti al Lingotto Fiere, chiedendo di entrare al Salone per esprimere il proprio sostegno alla Palestina. La manifestazione si è svolta pacificamente e sotto controllo. I partecipanti si sono posizionati davanti ai cancelli, presidiati da agenti di polizia in equipaggiamento anti-sommossa.

Alcuni stand hanno chiuso in segno di solidarietà e l’artista Zerocalcare, impegnato in un evento all’interno della fiera, ha raggiunto i manifestanti per unirsi alla protesta. L’organizzazione del Salone, inizialmente contraria, ha concesso al fumettista di attraversare i cancelli e fare un intervento.A Torino la cultura non ha chiuso gli occhi

Impossibile non notare un parallelismo con quanto avviene quotidianamente: le persone dentro al Salone giravano tranquillamente per gli stand, partecipavano ai firmacopie e agli interventi in programma. Ignari, o comunque non curanti, di ciò che avveniva al di là della loro bolla.

Fuori dai cancelli, invece, si parlava di guerra, genocidio, diritti umani negati. Fuori dalla sfera personale ci si lamentava di governi che non si espongono e non prendono apertamente posizione, di bandiere e simboli della Palestina rimossi all’interno del Salone.

Nulla di nuovo se pensiamo alle proteste mosse alla manifestazione del Lucca Comics & Games 2023 perché patrocinata dall’ambasciata israeliana. Anche in quell’occasione Zerocalcare era stato tra i pochi artisti a prendere apertamente una posizione, decidendo di non partecipare all’evento.A Torino la cultura non ha chiuso gli occhi

La letteratura è principalmente cultura, affermazione di valori, manifestazione del proprio pensiero, denuncia e critica sociale. È dovere delle istituzioni definire la propria posizione: dichiararsi neutrali, rimuovendo i simboli di una nazione da uno spazio pubblico e culturale, equivale, di fatto, a prendere una posizione.

In questo caso gli organizzatori del Salone del Libro hanno dimostrato un’apertura al dialogo lasciando entrare in fiera una delegazione di cinque manifestanti per esporre il proprio pensiero e aumentare la consapevolezza riguardo alla complessa questione israelo-palestinese.

Cultura è soprattutto questo: non possiamo riunirci in una manifestazione che taglia fuori una parte di realtà. Ergere muri e confini è sempre la cosa più facile da fare, ma anche la principale causa di conflitti e divergenze. Abbiamo dalla nostra parte gli insegnamenti della Storia, ma a volte è più facile – e conveniente – ricadere negli stessi schemi.

Non dobbiamo dimenticare che anche noi facciamo parte della Storia. Non viviamo in una realtà alternativa soltanto perché distanti migliaia di chilometri dai conflitti. Non siamo tenuti a essere soltanto spettatori passivi di questi orrori. Come afferma Zerocalcare, di questo, un giorno, ne renderemo conto.

 

Credo che sia normale, la cosa più naturale del mondo che uno spazio che parla di cultura, che parla di attualità non può chiudere gli occhi e non può lasciare fuori la Storia con la S maiuscola. Perché [di] quello che sta succedendo in Palestina penso che ci verrà chiesto conto a noi testimoni che non stiamo interrompendo, non stiamo fermando il massacro in corso. Penso che ne dovremo rispondere per tanto tempo e se ne parlerà tanto di quello che sta succedendo adesso. Quindi, il fatto che delle persone vogliano portare questi temi e questi contenuti […] dove si discute di cultura mi sembra la cosa più normale del mondo e mi sembra assurdo che questa cosa non possa avvenire.
(Zerocalcare)

 

Foto: Silvia Longo, Giuseppe Catanzaro

 

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