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di Sebastiano D’Angelo

Ricordare Salvatore Licitra è come accennare ad un sogno a lungo inseguito e sfumato proprio sul traguardo. Appresi per la prima volta della sua figura nell’agosto del 2003, leggendo un ampio reportage sulla sua carriera dalle pagine del quotidiano La Sicilia.

Quell’estate lo vedeva protagonista a Taormina, giovane tenore ma già affermato sul piano internazionale; la critica lo accreditava come l’erede del grande Pavarotti, che aveva sostituito l’anno precedente al Metropolitan di New York. Era solo l’inizio della sua brillante carriera , che lo avrebbe coperto di gloria sui più prestigiosi palcoscenici del mondo intero.

Il tenore Salvatore Licitra, venuto prematuramente a mancare il 5 settembre 2011

Mi misi sulle sue tracce, ma i primi contatti mi diedero l’idea di un personaggio snob, quasi scostante, non incline ad accettare l’idea di ricevere un pubblico riconoscimento nella terra che diede i natali ai genitori, originari di Acate. Mai idea fu più falsa. Mi venne in prezioso aiuto Arturo di Modica, recentemente scomparso, lo scultore vittoriese autore del celebre Toro di Wall Street.

Galeotto fu un invito a cena nella Metropoli Statunitense ad inizio del 2011, nel corso del quale Arturo gli parlò del Premio e dell’emozione di ricevere l’abbraccio della sua gente. Quando contattai telefonicamente per l’ennesima volta Salvatore, alla vigilia di Pasqua 2011, lo vidi cambiato e folgorato dall’idea di accettare il riconoscimento.

Nei mesi successivi fra noi nacque una grande sintonia, e i miei pregiudizi si dissolsero, nel corso delle nostre lunghe telefonate, in una grande stima per l’uomo, prima ancora che per l’artista. Impressione confermata nel breve lasso di tempo in cui siamo stati insieme, per la prima ed unica volta, all’Aeroporto di Catania, ove lo accolsi per portarlo a Marina di Ragusa, nel corso della breve vacanza prima della serata del Premio, in programma per il 4 settembre del 2011.

Mi apparve un uomo buono e generoso, fiero della sua identità iblea, onorato, nel pieno della sua carriera professionale, di ricevere l’importante riconoscimento. Desiderava fortemente lasciare un segno del suo conclamato talento e da solo avrebbe voluto riempire la scena del Premio, con una numerosa sequenza di brani.

Dovetti mio malgrado ridurlo a più miti pretese. Ma non ci fu il tempo. La sera del 28 agosto un tragico destino era in agguato, sotto forma di un aneurisma che lo colse mentre era in vespa sul lungomare di Donnalucata. Rimase in coma fino al successivo 5 settembre, quando ci lasciò per sempre. Il bel sogno di averlo sul palco del Premio, inseguito in otto anni di continui pedinamenti telefonici, si spezzò all’improvviso.

La sera del 4 settembre, il Premio “Ragusani nel Mondo” fu consegnato al fratello di Salvatore Licitra

Ancor oggi penso a cosa sarebbe stata quella serata del 4 settembre con la sua presenza, alle emozioni che avrebbe regalato con il suo bel canto al pubblico di Piazza Libertà e alla vasta platea televisiva. Quel sogno è rimasto nel cassetto, e da allora a Salvatore si è dischiusa un’altra platea, quella dei cieli divini, dove la sua stella brillerà per sempre!

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3 Comments

  1. Federico Guastella Reply

    Il destino incompiuto: scritto degno di nota, ne è valsa la pena leggerlo. Complimenti.

  2. Che triste storia del nostro bravissimo Tenore Licitra. Che Gesu’ lo faccia felice in Paradiso!

    A te carissimo Angelo, tanti infiniti complimenti per il meraviglioso lavoro che realizzi sempre.
    Augurissimi di sempre grandiosi successi!

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