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di Giuseppe Cultrera

Sul finire dell’ottocento ogni città volle dotarsi di un teatro, dedicato per lo più alla rappresentazione di opere liriche, allora molto in voga. A Chiaramonte venne realizzato, ad inizio del Corso Umberto, su progetto dell’architetto Nicola Ragusa autore, tra l’altro, del monumentale prospetto della chiesa di S. Francesco (oggi Sala L. Sciascia). Un’impresa nella quale confluirono capitali pubblici e privati. Ma che non ebbe piena realizzazione. Ancora da completare ad inizio novecento, abbandonato durante il ventennio fascista, negli anni cinquanta cominciò a dare segni di criticità e fu demolito di lì a poco. Il sogno di uno spazio destinato alla rappresentazione teatrale si spense.
Nei primi anni settanta del secolo scorso, assecondando l’aspirazione di un gruppo di giovanissimi, Padre Salvatore Scollo e il poeta Luciano Brullo costituirono “Gli amici del teatro”. Dapprima fu uno spazio di aggregazione e tempo libero. Poi una presenza dinamica nel panorama culturale ibleo. Adesso che sono passati cinquant’anni ci accorgiamo dell’apporto fecondo nel tessuto sociale e culturale di Chiaramonte. I tanti vecchi e nuovi giovani, ambasciatori di una cultura che si nutre di incontro e di poesia, continuano a calcare palcoscenici sempre più vasti.


Un teatro di pietra abbandonato. Un teatro di passione vivo e vegeto.

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