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Corso Umberto

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di L’Alieno

Da tempo mi chiedo che senso abbia continuare a dedicare alcune vie importanti di Chiaramonte a certe figure molto discutibili della storia d’Italia. Per tramandarne quale memoria ai nostri posteri?

Come possiamo giustificare l’intitolazione del nostro Corso principale al “Re buono”, Umberto I, che di buono non aveva proprio nulla? Possiamo tacere della sua svolta autoritaria e della convinta adesione ai metodi assassini del Generale Fiorenzo Bava Beccaris che a colpi di cannone aveva sedato i moti di Milano del 1898? Diverse centinaia furono le vittime tra i manifestanti inermi che chiedevano pane e lavoro. Ma la dura repressione colpì anche la stampa e i partiti di opposizione. Furono arrestati circa 2.000 persone, fra cui diversi oppositori politici.
A termine di quella sanguinosa repressione il “macellaio di Milano” Bava Beccaris fu premiato dal “Re buono” con la nomina a Senatore del Regno e con la Croce di Grande Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia.

(Da sx in senso orario) Umberto I, il Generale Bava Beccaris e alcuni esponenti politici di opposizione arrestati durante moti di Milano del 1898

E dell’altro gran campione di casa Savoia, Vittorio Emanuele III, cui abbiamo intitolato un’altra via importante, cosa dovremmo ricordare? Le sue terribili colpe nel concedere il potere a Mussolini dopo la buffonata della “Marcia su Roma”? O la firma sulla vergogna delle leggi razziali? Oppure la disonorevole fuga da Roma verso Pescara e Brindisi, a seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943?

(Da sx) Vittorio Emanuele III insieme al Maresciallo Badoglio nel 1943

Altra figura oscura fu quella di Costanzo Ciano, titolare della via di ingresso della città dall’Arcibessi. Parliamo di un fascista della prima ora. Ministro del Duce, che nel 1922 partecipò alle violenze squadristiche che sfociarono nell’occupazione del Municipio di Livorno. Dopo il delitto Matteotti si segnalò per la dura intransigenza verso gli oppositori politici e nel perorare misure repressive straordinarie. Insomma, una figura di nazionalista conservatore e autoritario che non disdegnava nemmeno speculare e fare affari all’ombra del suo potere politico.

Costanzo Ciano in uniforme della regia marina

Non esiste una sola ragione per continuare ad intitolare le nostre strade a questa gente. E, per favore, mettiamo da parte la solita retorica del “fanno parte della nostra storia” o, peggio, della “cancel culture”. I simboli contano. Eccome.

Perché allora non reintitolare Corso Umberto al Presidente della Repubblica più amato dagli italiani: Sandro Pertini? E perché no la via Vittorio Emanuele III al grande Alcide De Gasperi o a Piersanti Mattarella? Per la via Ciano, poi, un’idea precisa l’avrei, più casereccia. Però in questo caso preferisco tacere per… conflitto di interessi.

(Da sx) Sandro Pertini e Alcide De Gasperi

di L’Alieno

Meno male che tante idee bislacche di certi programmi politici, per le prossime amministrative del 12 giugno, farebbero affidamento ai famosi fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il nuovo illusorio Eldorado che nelle speranze dei campioni olimpionici della spesa pubblica dovrebbe consentire di finanziare ogni loro folle desiderio.

La costruzione del polo unico delle scuole al Villaggio Gulfi sarebbe uno di questi desiderata, come lo è, ancor peggio, il progetto faraonico di ristrutturazione dell’ex hotel “La Pineta”. La parolina magica è sempre la stessa: PNRR. Velleitaria per chi non ha i piedi per terra.
Ma, come accennato martedì scorso, preoccupa ugualmente la tendenza di fondo, reale, di tentare di depauperare il centro storico dai servizi essenziali. E in questo le scuole da trasferire apparirebbero soltanto come uno dei tasselli di un mosaico più ampio .

Tra il 2002 e il 2012, nei plessi delle scuole del centro cittadino e delle contrade, sono state spese per ristrutturazioni e adeguamenti sismici una cifra attorno ai due milioni di euro

Potrebbe poi (o più probabilmente prima) arrivare il turno della “Casa di Comunità” (o “Casa della Salute”), dove trasferire tutti i medici di base che oggi ricevono nei loro ambulatori del centro cittadino. Al momento sono ancora in fase di sperimentazione nazionale e la Sicilia è in estremo ritardo. Ma adesso la Regione conta sui fondi del PNRR per accelerare i tempi.
L’ubicazione prevista? Il Poliambulatorio di Villaggio Gulfi. A quel punto, perché no, anche qualche farmacista potrebbe trovare più redditizio trasferirsi vicino alla neonata “Casa”.

Sopra il Poliambulatorio di Villaggio Gulfi. Sotto la collocazione prevista, in Provincia di Ragusa, delle ‘Case di Comunità’ (fonte insanitas.it)

Così l’effetto domino innescato potrebbe diventare presto una valanga, con una progressiva e veloce desertificazione del centro cittadino. Un disastro che trascinerebbe nella polvere i valori immobiliari di case e locali commerciali, con tutta una serie di cartelli “si vende” e “si loca” stile Corso Italia a Ragusa. Qui le Amministrazioni del passato sono state così brave e lungimiranti, nella follia, da precorrere i tempi.

Hai voglia, poi, di ribasolare Corso Umberto e portare “nani e ballerine” al Teatro Sciascia. Il sapore pirandelliano della beffa dopo il danno sarebbe garantito. Un salotto inutile popolato da anziani ed extracomunitari che si animerebbe giusto quelle quattro/cinque volte l’anno per le feste patronali. Solo questione di tempo.

Bisogna pensarci prima. L’amaro destino del centro storico non è ineludibile. Il futuro non è stato ancora scritto, ma frutto di scelte precise o di (più o meno) inconsapevole sciatteria. Però Nessuno potrà dire: “noi non potevamo sapere”.