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Covid 19

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di Filippo Senatore 

Filippo Senatore è giornalista pubblicista dal 2004. Ha scritto per le edizioni locali del Corriere della Sera e, sempre per la testata milanese, è correttore di bozze ed assistente editoriale. Insegna Storia della Musica presso la Società Umanitaria di Milano ed è cultore di Storia della Resistenza. Per 21 anni è stato magistrato onorario al tribunale di Milano e Pavia. 

Le ferite a distanza di anni pur non riaprendosi ritornano a dolere anche in maniera forte. Leggere le storie degli altri porta ad avvicinarsi a quella sfera rimossa di malessere che ci ha accompagnato tutta una vita. A scatenare il corto circuito sono episodi analoghi che toccano personalmente o gli altri a noi vicini  che hanno sofferto contaminandoci di tristezza e  di disperazione. 

Leggendo le prime pagine del libro di Fiorenza Sarzanini  Affamati d’Amore (Solferino, 2023) ci colpisce la semplicità della storia. Le conseguenze dalla pandemia del biennio 2020/21 hanno comportato effetti sanitari diretti e indiretti. Il forzato isolamento ha aggravato tra i giovani il malessere esistenziale. Alcune malattie riguardanti i disordini alimentari sono aumentate di numero in maniera impressionante.

Fiorella Sarzanini, vicedirettore del Corriere della Sera (foto: Primaonline)

L’autrice è una giornalista che va sino in fondo alle sue inchieste. Sulle storie degli altri  per mettersi sul piano di parità  sulle persone indagate in maniera anonima svela al lettore un suo segreto. Tanti anni fa Fiorenza si era ammalata di anoressia. L’aiuto dei familiari e dei medici è stato determinante portandola a un lungo e arduo percorso sanitario di salvezza. Fiorenza Sarzanini intervista pazienti, psicologi  e medici. Affronta tanti aspetti del problema. Ogni singola storia svela il disagio comune di questa nuova generazione nata alla fine del millennio. 

Prima di essere curato il paziente deve riconoscere di essere ammalato  e non sempre si coglie questo aspetto. A complicare la situazione ci sono gli effetti negativi di una infanzia o di una adolescenza difficile. Ci sono le ferite fisiche e psicologiche inferte dagli adulti quasi sempre scatenanti chiusura, isolamento ed emarginazione. Il fenomeno social diventa un’esca avvelenata nei siti che propugnano la privazione del cibo.

Di disordine alimentare si può morire senza tempestive diagnosi e cure. Non si muore solo per deperimento. Cui sono casi di suicidio tra molti ragazzi. Apparenti cicli di remissione riportano il paziente in corsia. Ritrovare un padre o un medico amico aiuta tanto ma ciò che conta è  riscoprire la fiducia in se stessi. E puntare su un orizzonte  nuovo  luminoso che apra prospettive.

La domanda di un paziente che si sente inutile quasi sempre è: “Dammi una ragione per andare avanti”. Nell’antichità il digiuno religioso  era una forma ascetica disciplinata con tempi stabiliti che si interrompevano dopo giorni. Una forma di purificazione ciclica che nulla a che fare con una idea autodistruttiva legata al mal di vivere. Una ossessione vera e propria che deforma persino l’immagine di sé.

L’International Journal of Eating Disorder nel 2022 ha stabilito che i disturbi alimentati degli adolescenti sono aumentati del 36%

Nella cultura del benessere del Secondo dopoguerra i ragazzi occidentali avevano problemi di abbondanza di cibo e tanta solitudine. L’industria alimentare ha creato sottoprodotti di alto potere calorico di cui si sono nutrite le classi meno abbienti. Eccessi e privazione in un mondo dove viene meno il senso di comunità e di solidarietà.

Non si presta  più attenzione al disagio del vicino di casa, al pianto di un bimbo o al lamento di un anziano. Sarzanini alla fine del suo testo rivaluta i progressi di un sistema sanitario più agile e attento pronto ad aiutare guarire e rinascere. Non ci sono ricette e solazioni senza quella  forza che muove lo spirito, suscita ardore per le persone affamate d’amore.

di Sebastiano D’Angelo

Era il mese di gennaio del 2020. Da poche settimane il mondo era scosso da una novità che ne avrebbe cambiato il corso degli eventi. Dalla Cina arrivava l’eco, prima sfumato, poi via via sempre più chiaro, di uno sconosciuto virus la cui contagiosità ancora non si intuiva in tutta la sua virulenza. Immagini lontane di laboratori, di uomini mascherati, di improvvisati lockdown, di città deserte, filtrate in modo poco trasparente, come da tipica propaganda cinese, facevano il giro del mondo creando crescente allarme, che però in Europa, e ancor di più in Italia, è stato all’inizio sottovalutato.

Le prime immagini che giungevano da Wuhan in Cina. Era l’ottobre del 2019

Tutto sembrava avvolto nel mistero. Le prime contromisure adottate nel nostro paese, come quella del blocco aereo dalla Cina, apparivano improvvisate se non addirittura esagerate.
Seppur con una attenzione sempre crescente ai pericoli derivanti da questo virus, e nell’incertezza interpretativa e comunicativa da parte delle autorità sanitarie mondiali e nazionali, ci siamo comunque cullati a lungo nella confortevole illusione di una immunità da quel pericolo. D’altronde la Cina era lontana, e non erano chiare le notizie sulla letalità e l’infettività del nuovo virus, avvolte com’erano nel clima di opacità che da sempre contraddistingue tutto quello che avviene nel gigante asiatico.

(Foto avvenire.it)

Poi a fine febbraio emersero i primi casi in Italia. Con un rotazione e velocità sempre più impetuosa ci si rese conto, d’un tratto, di non essere affatto immuni da quel pericolo, che la nostra vita appariva sotto un’incalzante minaccia e che il futuro cominciava ad essere segnato da una crescente paura. Era scoppiata una pandemia che si sarebbe rivelata tragica e luttuosa per l’umanità intera.

In quel mese di gennaio del 2020, oramai lontano e dimenticato per il susseguirsi incessante dei fatti di cronaca dell’infezione, i giornali locali riportarono con grande evidenza la notizia della biologa ragusana Concetta Castilletti, del team di ricercatori dell’Ospedale Spallanzani di Roma, che aveva isolato per la prima volta in Italia il virus. Scoperta che pose le premesse per le successive ricerche che avrebbero portato alla sperimentazione dei nuovi vaccini per contrastarne la diffusione e, soprattutto, per ridurne gli effetti letali.

La ragusana Cettina Castilletti, ricercatrice all’Ospedale Spallanzani di Roma

Travolta da un’insolita notorietà, Concetta con umiltà ha sempre rifiutato quel sensazionalismo che ne derivò dall’impresa. In fondo aveva fatto semplicemente il proprio dovere di ricercatrice, accettando di lavorare da “precaria” fino a 45 anni pur nelle difficoltà dei contesti in cui si era sempre trovata, in spregio anche alla propria incolumità. In passato aveva persino accettato di andare in prima linea in Congo, Sierra Leone e Sudan per cercare di sconfiggere l’Ebola, un virus ben più letale del Covid ma, per nostra fortuna, molto meno infettivo.

Concetta Castilletti insieme ad altre due colleghe dell’equipe dell’Inmi Spallanzani che è riuscita a isolare il virus, con il Ministro della Salute Roberto Speranza (secondo da destra) (foto Salute Lazio)

L’acclarata origine ragusana della biologa è stata per tutti noi iblei motivo di grande orgoglio, tale da indurre l’Associazione Ragusani nel Mondo a far conoscere la sua storia e portarla nella grande vetrina del Premio.

L’appuntamento è stato il 31 luglio del 2021, con una testimonianza sul palco che ha incantato il pubblico di Piazza Libertà, per simpatia, semplicità e coinvolgente umanità. È stata una presenza fra le più gradite di sempre, che ha confermato la vocazione del Premio a raccontare personaggi e vicende umane in grado di far emergere quel sano orgoglio della comune appartenenza iblea.

31 luglio del 2021. Concetta riceve il Premio Ragusani nel Mondo dalle mani del Sindaco di Ragusa, Giuseppe Cassì

Quella sera Concetta ha incoraggiato e incitato soprattutto i giovani a crederci sempre e comunque nel “mestiere” di ricercatore, al di là della paga o dei riconoscimenti, perché la ricerca scientifica è un lavoro duro ed anonimo, che non sempre ripaga dei sacrifici fatti, ma gratifica dentro, sempre. “L’umiltà dei grandi”, proprio quella di Concetta Castilletti.

Insieme al Direttore dell’Associazioni Ragusani nel Mondo, Sebastiano D’Angelo
(articoli da “La Sicilia”)