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di L’Alieno

Scrivevo qualche mese fa che le peggiori nemiche delle donne sono spesso le stesse donne. Concetto che oggi continuo a ribadire. Allora parlavo della giovane capitana egiziana accusata di aver incagliato una grossa nave nel canale di Suez. I commenti sarcastici sui social, soprattutto da parte delle stesse donne, si sono sprecati. Peccato si trattasse solo di una clamorosa bufala.

Marwa El-Selehdar, prima Capitana della marina mercantile egiziana (foto di Nina Valente da Flickr)

Adesso è la volta di un Pubblico Ministero donna di Benevento su un caso di presunta violenza domestica ai danni di una donna. La bizzarra richiesta di archiviazione del caso, a suo dire, sarebbe da considerare ammissibile perché a volte l’uomo è costretto a vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nel corso di una relazione stabile e duratura, nella stanchezza delle incombenze quotidiane, tende a esercitare quando un marito tenta un approccio sessuale”.

Scrive ancora la PM che “i fatti carnali devono essere ridimensionati nella loro portata”, perché commessi “in una fase del rapporto coniugale in cui (lei) ha messo seriamente in discussione la relazione, meditando la separazione”.

Lasciando perdere il ragionamento fallace e contraddittorio in sé (in primis non si tratterebbe più di relazione “stabile e duratura” ma di relazione finita), lascia attoniti che lo abbia messo nero su bianco proprio una donna contro un’altra donna. Per la cronaca, la Signora è ospite in un centro antiviolenza insieme ai suoi due bambini. Altro controsenso che indicherebbe la mancanza di qualsiasi “normalità” del caso.

La molestia subita in diretta televisiva dalla giornalista Greta Beccaglia qualche settimana fa (foto da corrierefiorentino.corriere.it)

Già qualche settimana fa una pacca nel sedere ad una giornalista sportiva, in diretta televisiva, aveva indotto tantissime donne (sempre sui maledetti social) a schierarsi dalla parte del molestatore di turno. Motivazioni prevalenti? La giornalista ha voluto montare il caso ad arte per farsi pubblicità. Ovvero, manie di protagonismo e tanti saluti alla dignità di ogni donna.

Eurostat ci informa che ogni 6 ore, nella civilissima Unione Europea, avviene un femminicidio. Forse a non rifletterci abbastanza sono proprio le donne.

di L’Alieno

Fa un certo effetto pensare che una notizia stra-falsa, come quella che a guidare il cargo incagliato nel canale di Suez era la giovane Marwa El-Selehdar, prima capitana donna della marina mercantile d’Egitto, abbia potuto fare il giro del mondo ‘social’ in un lampo. E centinaia di migliaia sono state le condivisioni con annesse discussioni a vanvera e sessiste.
Non importa che la malcapitata si trovasse invece a centinaia di miglia di distanza dal canale di Suez.

Marwa El-Selehdar, la prima Capitana della marina mercantile egiziana (foto Nina Valente da Flickr)

Il bersaglio era davvero facile: una giovane donna e pure egiziana. Ovvero di un paese dove la condizione della donna è considerata tra le peggiori del mondo arabo, ma che da parte sua avrà dovuto sudare le proverbiali sette camice per emergere e meritare i galloni che possiede. Possiamo scommetterci. Molto più dei colleghi uomini.

Però fa male notare che a emettere giudizi agghiaccianti contro le donne siano troppo spesso altre donne, che gareggiano con i colleghi maschietti quanto a distinguersi per odio, malanimo e sessismo. E ciò avviene regolarmente anche nelle nostre libere società occidentali. Dovremmo chiederci il perché.

La nave cargo incagliata nel canale di Suez (foto da ilfattoquotidiano.it)

Insomma una squallidissima storia che intreccia la potenza nucleare distruttiva delle nuove tecnologie ‘social’, in grado di fare danni da un capo all’altro del pianeta (e in un arco temporale brevissimo), ai soliti vecchi preconcetti che dipingono le donne incapaci di guidare una piccola utilitaria, figurarsi una grossa nave.

E possiamo starne certi che l’autore dell’atomica fake rimarrà pure impunito dopo le centinaia di migliaia di idiote condivisioni planetarie. Un riuscito linciaggio globale effetto di una falsità che non mancherà di provocare ulteriori danni, anche se ampiamente sbugiardata.

(Immagine di Mike MacKenzie da Flickr)

Tanto siamo abituati a credere a ciò a cui vogliamo credere, non importa se vero o falso. Nell’oceano di stupidaggini che circolano sui social anche questa fake-news continuerà a stare a galla chissà ancora per quanto tempo.

Marwa El-Selehdar accanto alla sua nave (foto da ilmessaggero.it)