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festival di Sanremo

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di L’Alieno

Finito da pochi giorni il rito (sconcio) dell’elezione del Presidente della Repubblica, a ruota è arrivato quello nazional-popolare sanremese (definizione anni ’80), con il solito contorno di stanche polemiche che vanno in onda, puntualmente, dal pleistocene ad oggi.

Da una parte c’è chi aspetta per un anno, con ansia, il festival più amato da sempre e mai rinuncerebbe a vederlo, capiti quel che capiti. Dall’altra chi aspetta, con ansia, il festival più odiato da sempre e mai rinuncerebbe a vederlo, capiti quel che capiti (ma preferirebbe la tortura piuttosto che ammetterlo).

(foto da corriere.it)

In mezzo una terza fazione minoritaria, irrilevante, che semplicemente non è interessata. Ma di tanto in tanto può anche sintonizzarsi sul canale del festival, se proprio non ha di meglio da fare, e riuscire a passare comunque una piacevole serata.

Va da sé che lo scontro tra le due fazioni maggioritarie non si svolge più nei bar e dalle parrucchiere o dentro i club e le parrocchie, ma quasi in esclusiva sui social e in tempo reale. Dove i toni fanno presto a imitare quelli degli ultras da stadio.

(Immagine da corriere.it)

Cos’è cambiato nei decenni, a parte il terreno di scontro virtuale? Poco o nulla. Negli anni ’70/’80 ci si scandalizzava per il look di Anna Oxa, per l’irriverenza di Rino Gaetano o le trasgressioni di Vasco Rossi. Oggi si polemizza per i look e le provocazioni di Achille Lauro o dei Maneskin, in sostanza per motivi molto simili.

(Foto da corriere.it)

Al solito, ad indignarsi per le supposte blasfemie, per i look orribili o per le irrispettose provocazioni e la becera trasgressività, in ordine sparso sono sempre il prete di turno, il baciapile, l’intellettuale di sinistra e l’anticonformista snob, nostalgico del secolo scorso, che non apprezza l’anticonformismo di oggi. Tutto fa parte del consueto copione, compreso l’intervento dell’Osservatore Romano.

Sanremo, insomma, è un “eterno ritorno” che ci identifica perfettamente nel nostro italico provincialismo. Ma non è tanto lo spettacolo ad aver stufato, quanto il contorno del dopo festival, sempre più noioso, ripetitivo e scontato.

(Da sx in senso orario) Rino Gaetano (1978) Vasco Rossi (1982) Anna Oxa (1978)