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Festival jazz

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Nella seconda nota che ripercorre la storia del Circolo Culturale Acrille, Antonio Nicosia ricorda l’invenzione di un antesignano festival jazz, nel territorio ragusano, tra gli eventi dell”‘Estate Chiaramontana 1979′. Circostanza che pose Chiaramonte all’avanguardia della provincia in un genere musicale forse fin troppo trasgressivo per i gusti di molti spettatori dell’epoca.

di Antonio Nicosia

Ci fu un tempo in cui Chiaramonte Gulfi si pose all’attenzione dell’intera provincia per aver ‘osato’ riempire di musica strana lo spazio collettivo per eccellenza: Piazza Duomo. Quel tempo appartiene ai ricordi, in parte sbiaditi, che si collocano nell’estate del 1979. La pigra e conformista Chiaramonte Gulfi d’un tratto assaporò nuovi suoni, tanto lontani e inusuali che non furono accolti con slancio, anzi.

In ben tre sere d’estate sul palco salirono musicisti di grande spessore che portarono le sonorità del jazz. Tre serate con il swing, cool jazz e free jazz. Un grande clamore per il frastuono sonoro che questi musicisti provocarono. Non fu un successo a tutto tondo, anche perché la parte più conformista a bigotta della popolazione mal sopportò quei ragazzi provenienti da tutta la provincia che seduti per terra, con la birra in mano e qualche spinello si lasciarono trasportare da quelle sonorità.

1979. Tre esponenti del Circolo Culturale Acrille: da destra il presidente Francesco Melfi, Sebastiano D’Angelo e Antonio Nicosia

Quarantuno anni dopo, in un contesto sociale e culturale del tutto diverso, ecco ancora in Piazza Duomo musicisti jazz di grande spessore. Merito dell’Amministrazione Comunale che nel calendario degli eventi ha pensato di dedicare ben quattro serate alla musica jazz, con il fior fiore di musicisti imperanti sulla scena italiana (Carlo Cattano, Paolo Fresu, Gegè Telesforo, Hjo Jazz Orchestra). Serate di grande musica con un pubblico entusiasta e grande apprezzamento. Il perfetto contrario di quel che successe nell’estate del 1979.

Gegè Telesforo insieme a Renzo Arbore

Ritorniamo a quei giorni. Il Sindaco dell’epoca, il compianto Cirino Paradiso accettò di buon grado di affidare al sottoscritto, da sempre amante di questo genere musicale, a mio fratello Lorenzo, collaborati e sostenuti dagli amici del Circolo Culturale Acrille, tre serate di questa musica. Ci affidammo al grande pianista Ignazio Garsia che qualche anno prima aveva fondato in Palermo il Brass Group – splendida realtà associativa musicale che ancor oggi svolge un ruolo determinante nella diffusione, nella crescita e nello sviluppo della musica afroamericana.

Il pianista Ignazio Garsia

Toccò a lui e alla sua Brass Group il battesimo del fuoco. Inutile sottolineare la maestria di Ignazio che al piano diede prova delle sue grandi doti artistiche. Per capire chi è stato e chi è il Brass Group, basti ricordare che nella sua lunghissima attività concertistica ha collaborato con Charles Mingus, Franco Cerri, Miles Davis. Suonò alla grande, senza risparmiarsi, portò sul placo i grandi compositori jazz di tutti i tempi. Fu una serata unica. Il Pubblico si divise in due grandi blocchi: chi ne rimase entusiasta e chi guardò anche con una punta di sdegno quei suoni e soprattutto quel pubblico giovanile fricchettone.

Brass Group

E dire che negli anni ’50 e a seguire una fetta della popolazione chiaramontana continuava a nutrirsi di swing, di quel suono ritmato e a tratti nostalgico che gli americani avevano portato in ogni angolo d’Italia. Ricordo tanto e tra i tanti, in quegli anni ‘70 il buon don Ciccino D’Amato con l’orecchio sempre pronto a cogliere ogni sfumatura delle grandi orchestre jazz dell’epoca. Pomeriggio memorabili a rivivere quelle atmosfere, poi consacrate da Martin Scorzese nel suo memorabile New York New York.

Ma quella sera la ‘magica armonia’ tra musicisti e pubblico non si realizzò del tutto. Toccò poi, la sera dopo, al compianto Enzo Randisi, eccelso vibrafonista, con il suo trio. Randisi nel 1963 venne presentato come stella di notorietà mondiale al Jazz Festival di Comblain La Tour in Belgio e per la critica musicale uno dei più grandi vibrafonisti del mondo. Anche lui si prodigò in tutti i modi per conquistare il pubblico, inventandosi anche piccoli siparietti narrativi; ma, ancora una volta, il pubblico si divise in due.

Enzo Randisi

E venne la serata conclusiva che si portava dietro le critiche, per quanto era successo e ascoltato nei primi due giorni, dei benpensanti che animavano la piazza e che diffondevano ai quattro canti il loro non lusinghiero giudizio sull’evento. Loro erano la voce del popolo, la sintesi perfetta del comune sentire, distorta e un po’ ignorantella, permettetemelo, ma era il parlato dei ‘saggi’.

Sul palco salì Sal Genovese e la sua orchestra swing. Un tenor sassofonista di Montelepre, da anni a Roma all’Orchestra di musica leggera della Rai. Icona del jazz italiano, suonò con band prestigiosissime, di fama internazionale e incise parecchi dischi. Durante gli anni d’oro della sua attività artistica, dagli anni 70 agli anni 90, collaborò tra gli altri, con Renzo Arbore, bucando il piccolo schermo nel famoso programma “Quelli della Notte”. Venne fuori un concerto straordinario.

Sal Genovese

Le musiche di Glenn Miller, Cole Porter, Tom Dorsey e di altri grandi compositori crearono, grazie al tocco magistrale del maestro, un’atmosfera fatata. Finalmente l’incantesimo si ruppe e pochi ebbero da ridire su quanto successe quella sera. Sal Genovese raccolse entusiastici applausi, per quei tempi un vero miracolo. Ebbe parole di incoraggiamento per noi organizzatori, sottolineando che avevamo avuto un gran coraggio a portare in piazza un genere musicale che solitamente si ascoltava, dalle nostre parti, solo in locali chiusi e con la presenza di un pubblico ben selezionato. Ma quel coraggio noi l’avevamo, entusiasti com’eravamo e aggiungo un po’ sprovveduti, per rompere gli stantii schemi paesani, dove imperava un perbenismo ipocrita.

Glenn Miller

La sfida a quel mondo fu veramente forte ma, con il senno di poi, credo che abbiamo contribuito ad allargare gli orizzonti del nostro piccolo mondo antico, grazie al fatto che il Circolo Culturale Acrille, in quegli anni, organizzò tanti eventi e fu catalizzatore di molte energie giovanili. Eravamo giovani e quindi pronti a cambiare il mondo, per nulla consapevoli che il mondo avrebbe in larga misura cambiato noi. Ma andava fatta, in forza della nostra gioventù, quella bellissima esperienza.
(Link alla prima nota della storia del Circolo Acrille. Cliccare qui)