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fonte della madonna delle grazie

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Le acque hanno oggi un’importanza fondamentale nel territorio: figurarsi ieri e l’altro ieri quando rappresentavano un bene pubblico non facilmente accessibile a tutti. Questa ricerca – divisa in più articoli – racconta quelle esistenti nel territorio di Chiaramonte Gulfi: sorgenti, torrenti, bacini e laghi. E poi l’utilizzo del prezioso liquido come acqua potabile (fontane ed abbeveratoi) o forza motrice per “animare” i mulini ad acqua. O per irrigare orti e giardini; e per cento altri usi che scoprirete leggendo i successivi articoli.

di Giuseppe Cultrera

Il caldo torrido di questa estate ci ha ricordato l’importanza e il valore dell’acqua, essenziale per la vita sul pianeta terra. Certo oggi arriva fin dentro casa attraverso condutture o in pratiche bottiglie di plastica e vetro. Le sorgenti e le fontane alle quali invece una volta si attingeva direttamente e presso le quali si abbeveravano le bestie da soma o da allevamento (ogni fontana aveva un comodo abbeveratoio) o si sciacquavano i panni (nelle due sorgenti cittadine del Ferriero e di Fontana vennero costruiti, adiacenti, dei lavatoi pubblici, utilizzati fino all’avvento dell’acqua corrente nelle case di tutti i cittadini), adesso sono state messe in “pensione”.

Chiaramonte. Fonte del Ferriero (ph. Luca Ventura)

Ma fino a poco tempo fa ancora erano ben curate ed attive, anche grazie all’attenzione dei residenti limitrofi o di coloro che si recavano ad attingervi acqua. La minore richiesta di abbeveratoi e l’impossibilità, di fatto, di poter usare l’acqua come potabile hanno decretato il lento abbandono e la decadenza delle strutture. E se alcune sono state restaurate o in parte riattivate nel corso degli anni passati, ben presto però sono ritornate allo stato precedente di degrado progressivo.

La fonte del Ferriero in diverse prospettive (a sinistra) e quella di Santa Lucia (a destra) (ph. Luca Ventura)

Ho rintracciato notizie su alcune di quelle presenti nel territorio chiaramontano in pubblicazioni degli storici e memorialisti locali (Nicosia, Melfi, Guastella, Puccio) e in documenti d’archivio; sono tracce e testimonianze del nostro passato, anzi contribuiscono alla conoscenza del territorio e degli uomini che lo coltivarono e abitarono. Storie di “appropriazioni indebite” e di concessioni “democratiche” come le leggi del 1838/41 che abolirono privilegi ed angherie feudali, restituendo sorgenti e corsi d’acqua alla comunità.
Ma anche di industriosi acconci e di furtive sottrazioni del prezioso liquido.

(Da sx in alto in senso orario) Il Barone Corrado Melfi, Serafino Amabile Guastella e Padre Samuele Nicosia

A titolo solo di esempio, nella metà ottocento, a Chiaramonte erano censite le seguenti sorgenti: Boneco, Bortolone, Buzzolera, Canalotto, Canzeria, Cava dell’acqua, Cava di Cono, Cavafico, Cavapiana, Cavaporcara, Chiaruzza, Cifali, Dicchiara, Donnaona, Favarotta, Ferriero, Fontana, Grazia, Masciù, Mosca, Muti, Orlanduccia (o Rannuccia), Orto del Maestro, Piano Grillo, Pignolaro, Pipituna, Pirruna, Poggio degli allori, Pomilia, Santa Margherita, Sciò, Sperlinga. Molte ancora sono attive, altre sono facilmente rintracciabili, qualcuna è scomparsa.

Captando tutta o parte dell’acqua vennero costruite, nel corso dei secoli, diverse fontane con annesso abbeveratoio. Le più note e tuttora attive, sono quelle cittadine del Ferriero e della Fontana, con più cannelle di erogazione, grande bevaio per gli animali domestici e attigui comodi pubblici lavatoi.

Importante era anche quella della Grazia, accanto al Santuario sorto a protezione del prezioso liquido durante una pestilenza del XVI secolo, utilizzata dai viandanti che venivano in paese o andavano verso Ragusa e Giarratana. Da questa sorgente, sempre nel secolo XVI, fu incanalata parte dell’acqua e trasportata fino in città, dove zampillava da un bel fonte al centro di piazza Duomo: scomparve col terremoto del 1693, che sconquassò la complessa tubatura in terracotta attraverso la quale l’acqua dalla fonte Grazia scendeva per caduta fino alla piazza.

La fonte della Madonne delle Grazie e la grotta da dove sgorga la sorgente

Una delle più recenti, infine, è quella accanto al Santuario di Gulfi, realizzata nel dopoguerra rifornita dall’acquedotto comunale e completa di comodo abbeveratoio per gli animali (specialmente quelli che venivano ospitati negli spazi attorno al Santuario durante le fiere annuali, la principale quella di mezz’agosto). Di altre ne parlerò a seguire, dedicando loro maggiore attenzione. (Continua)

La fonte accanto al Santuario della Madonna di Gulfi (ph. Luca Ventura)

Foto banner Luca Ventura