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Giuseppe Leone fotografo

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di Ariane Deschamps

È uscito il nuovo libro di Giuseppe Leone dal titolo evocatore “Pausa Pranzo”. Non ci si deve soffermare però sul titolo, perché c’è molto di più che una semplice “pausa”. C’è il racconto di una vita, la voglia di condivisione, sicuramente l’auspicio del ritorno a fare comunità.

Così come la società contadina e operaia è cambiata radicalmente negli ultimi decenni, anche il pranzo ha avuto il medesimo destino. Un rito attraverso il quale, fin dalla notte dei tempi, ogni individuo in famiglia aveva la possibilità di raccontarsi attraverso gesti e parole, silenzi e sguardi. Ma anche nella solitudine davanti ad una tazza di latte, in cucina, era pranzo e godimento.

Giuseppe Leone in uno scatto di Ariane Deschamps

Bisogna prendersi tutto il tempo necessario per osservare scatto per scatto e assaporare ogni istante del viaggio spazio-temporale di una Sicilia così ben narrata dall’autore. Colpisce da subito la verità di questi momenti, così spontanei, che rimandano alla nostra stessa esperienza di gente del sud: la condivisione del pane sotto gli ulivi dopo la raccolta delle olive, o la domenica della tavola allungata e dalle pietanze infinite (vivo in Sicilia da quasi 30 anni e mi considero a pieno titolo siciliana).

Chi conosce bene la Sicilia non avrà alcuna difficoltà a cogliere gli ossimori che la rendono unica. Nei contrasti, troviamo i sorrisi dei bambini della prima comunione, dei padri e delle madri con i loro figlioletti, i pranzi nelle umili taverne o nei ristoranti eleganti, la seggiola arrangiata per rifiatare, nelle vigne. Individui di ogni classe sociale si offrono allo sguardo di chi sa cogliere dettagli e sfumature. Mentre la tavola diventa il luogo più intimo in cui forse ci si può dimenticare, per un momento, delle responsabilità e delle difficoltà della vita.

Il Maestro ci consegna anche dei frammenti intimi di personaggi conosciuti, del passato o contemporanei: Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, Vittorio Sgarbi, Dacia Maraini e altri che hanno caratterizzato, nel bene e nel male, la storia di questo paese negli ultimi decenni. Nella condivisione, li si scopre forse più umani, meno inarrivabili, a tratti quasi familiari.
Occorre anche osservare attentamente le “scenografie” in cui avvengono queste “pause pranzo”: nelle piazze come nei campi, nelle strade come sui muretti a secco, nei saloni eleganti come nelle case in costruzione. Ovunque ci si trovi può arrivare l’occasione della “pausa pranzo”, che è un invito a ri-tornare al piacere della condivisione, poiché in quei momenti è semplicemente un tornare ad essere.

Dunque non un semplice libro di ricordi immortalati negli scatti d’autore di Peppino Leone, ma un commovente viaggio interiore, ancorché nei costumi di un popolo, tra ricordi ancora colmi di odori e di gusti.

  1. di Maurizio Di Gregorio

Una proposta, una possibilità, un auspicio. Leggevo nei giorni scorsi di una cittadina spagnola, Urueña, che è assurta agli onori della cronaca per ospitare nel suo territorio più di una libreria ogni 30 abitanti. In quel borgo medievale, nei pressi di Valladolid, vivono meno di 300 abitanti, ma ci sono ben 12 librerie indipendenti e specializzate in testi rari.

Il paesino è la meta perfetta per rintracciare esemplari antichi o fuori catalogo, ma anche testi specializzati su temi legati alla regione. Alla Libreria Enoteca Museo del Vino è possibile infatti trovare letteratura scientifica e narrativa dedicata al vino e alla Libreria El 7 c’è tutto sul mondo dei tori.
Per chi è interessato non solo alla lettura, ma anche alla realizzazione dei libri ad Alcuino Caligrafía si tengono corsi di calligrafia esotica, e il Laboratorio di Rilegatura Artigianale di Urueña è aperto ai visitatori.

La cittadina spagnola di Urueña, 300 abitanti, nei pressi di Valladolid (foto Wikipedia e ilmestieredileggereblog.com)

Questa doverosa premessa ci permette di riflettere su una proposta. Perché non replicare il medesimo progetto spagnolo per Chiaramonte? Che gode di un discreto turismo enogastronomico, di una buona notorietà per la qualità dell’olio, di una ancora inesplorata tendenza museale, (forse sarebbe più opportuno parlare di ampie collezioni), ma non ha trovato la giusta dimensione culturale che forse dovrebbe avere.

Oggi in Italia, e perché no anche nella nostra Sicilia, potrebbe crescere il binomio cultura-turismo. Non un turismo massificato su basi meramente commerciali, ma uno costruito sulla conoscenza. Correttamente si parla di una “economia della cultura” che trova i suoi punti di forza negli ampi ritorni che una corretta gestione del patrimonio può avere in termini di generazione della ricchezza.

Chiaramonte Gulfi (foto Cupperi)

Si pensi che un solo euro investito può avere un ritorno di 4 euro nel fatturato dell’indotto, che considera non solo i rientri direttamente imputabili al bene culturale in oggetto, ma tutte le attività direttamente ed indirettamente connesse: dalla vasta industria dei souvenirs, alla ricezione alberghiera, alla ristorazione, ai manufatti locali a tutto ciò che è connesso con il settore del turismo.

Accennato l’assunto sarebbe il caso di proseguire su una possibilità. Le imminenti elezioni comunali potrebbero aprire scenari interessanti. Quali sono i piani culturali delle tre liste? I candidati sindaci hanno mai pensato seriamente che per Chiaramonte si potrebbe prefigurare una crescita esponenziale delle ricchezze del territorio?

Due delle dodici librerie di Urueña, specializzate in testi rari

Non si tratterebbe di un gioco di prestigio, ma di un ragionamento attento e meditato. L’auspicio lo abbiamo a pochi chilometri di Chiaramonte, ha un nome e cognome: Giuseppe Leone. Stiamo parlando di uno dei più grandi fotografi dello scorso e attuale secolo. Di un eccelso narratore che con la sua macchina fotografica ha immortalato generazioni di contadini, lavoratori, intellettuali e gente comune. Con la sua empatia ha fermato momenti del mondo rurale e non solo che potevano perdersi per sempre.

2022 Buscemi. Giuseppe Leone (foto Emanuela Alfano)

Ebbene non sarebbe straordinario ospitare una sua mostra permanente e distribuire la sua sapienza agli studenti di una ipotetica scuola? Perché non coltivare il sogno non utopico di creare un versante fotografico a Chiaramonte? La risposta non dovrà necessariamente arrivare dai nostri politici, ma insieme a loro dobbiamo produrci nella ricerca di mecenati avveduti che investendo in cultura potrebbero elevare il tono delle loro aziende e permettere un salto culturale e economico al nostro territorio.

Paesaggio ibleo anni ’80 (foto Giuseppe Leone)

Non vorremmo mai assistere a un possibile, forse probabile, scippo da parte di una oculata amministrazione del nord Italia che con un colpo di mano e moneta sonante potrebbe portar via dalla Sicilia un così ragguardevole patrimonio. Un sassolino lanciato in uno stagno genera onde placide e concentriche, ma una proposta concreta e vitale potrebbe diventare uno tsunami. Riflettiamoci.

Paesaggio Ibleo anni ’80 (Foto Giuseppe Leone)
Palermo anni ’80 (Foto Giuseppe Leone)
Niscemi anni ’80 (Foto Giuseppe Leone)
1995 Comiso. Il maestro Claudio Abbado con lo scrittore Gesualdo Bufalino

di Giuseppe Cultrera

A Natale si regala anche il libro: generalmente si tratta di bestseller o di novità fresche di stampa. Si compra, si mette persino sotto l’albero e si distribuisce la notte del 24. Poi il destinatario lo legge, oppure lo ripone sul comodino in attesa di aver il tempo di darci un’occhiata; o, caso più comune, lo abbandona al suo destino di solitudine e di inutilità.

Assodato che leggere non è una prescrizione ma un atto di libertà e di amore, vorrei proporvi per Natale qualche titolo di libro. Che non dovrete comprare (e anche se vorreste non lo trovereste in libreria) ma potrete rintracciare, nella vostra stessa casa, in biblioteca, in qualche bancarella di libri usati. Uguale il titolo e il tema per i quattro diversi percorsi. Intriganti e vivaci.

La Contea di Modica: quattro percorsi
Fine ottocento. Notabili e politici ad Ibla. Sulla destra il sindaco dott. Raffaele Solarino

La contea di Modica è il titolo del lungo saggio che introduce i Canti popolari del Circondario di Modica di Serafino Amabile Guastella, pubblicato a Modica nel 1876. Un saggio che è un racconto sugli abitanti di quella parte della Sicilia d’oriente che dal XV secolo al XIX si chiamò Contea di Modica e che oggi è gran parte dell’attuale provincia di Ragusa. Una introduzione che è corposa quanto il soggetto del libro, vale a dire la raccolta di Canti popolari; e forse sarebbe stata anche superiore, se il tipografo non avesse tralasciato o volontariamente cassato un paio di quinterni.

La Contea di Modica: quattro percorsiv
Ritratto fotografico di S. A. Guastella (1819/1899). Il frontespizio dei Canti popolari del 1876 (a destra)

“Il tipografo mi assassinò in modo indegnissimo – si lamentava con l’amico Giuseppe Pitrè in una missiva del 27 settembre 1876 – e non solo negli errori tipografici, che qualche volta feriscono il senso, e qualche altra volta la grammatica, ma con l’aver tralasciato di stampare per lo meno una terza parte della prefazione, cioè una decina di pagine, forse le più importanti.”

Una ragione in più per addentrarsi nella lettura di una delle prime opere di Guastella (tra l’altro mai ristampata) che riserva non poche sorprese, per la scrittura, le notazioni storiche e antropologiche, la verve e l’ironia abbondantemente profusa.

La Contea di Modica: quattro percorsi
Il dott. Raffaele Solarino (1844/1903); a destra copertina di una ristampa anastatica de La Contea di Modica

Vent’anni dopo, il ragusano Dott. Raffaele Solarino, che fu pure sindaco della sua città, pubblica il primo volume di una impegnativa ricerca storica, intitolandola La Contea di Modica (il secondo uscirà postumo nel 1905). Rimane ancora un pilastro della storiografia iblea, per la vastità dei dati e della documentazione d’archivio, specialmente per il periodo medievale. Una lettura, in verità, non facile per la mole e la specificità della trattazione, ma con numerosi varchi e suggestioni per il lettore curioso. Esistono varie ristampe.

La Contea di Modica: quattro percorsi
Nobildonne a passeggio sulla spiaggia. Foto di Carmelo Arezzo barone di Trifiletti (1871/1899)

Invece, è gradevole e ‘leggero’ il racconto degli usi e costumi degli abitanti di questa parte della Sicilia d’oriente, specie se a tesserne la trama è una colta donna del settentrione, venuta a stabilirsi a Ragusa dopo aver contratto matrimonio col nobile Paolo La Rocca Impellizzeri. La piemontese Esther Manari, a differenza della maggior parte delle donne di Sicilia (comprese le nobildonne), ha frequentato un corso regolare di studi. Scrive e pubblica alcune raccolte di poesie, si impegna socialmente nell’istruzione e nel riscatto delle donne meno abbienti anche con la creazione di corsi di avviamento al lavoro.

Possiamo dire che è una donna moderna. E lo si legge nella sua Contea di Modica: indagini del folklore (1912) dove riti ed antiche costumanze, comprese le superstizioni, vengono porte al lettore come sostrati di un’antica cultura o aspetti identitari di varie comunità. Così le feste civili e quelle religiose, la cucina, la vita sociale di cento e più anni fa rivive nelle pagine briose della piemontese che divenne ragusana. Una curiosità: l’opera, dedicata a Giuseppe Pitrè, fu premiata con medaglia d’oro alla Esposizione Etnografica di Buenos Aires del 1911.

La contea
La Contea di Modica della baronessa Ester La Rocca Manari (1910) (a sinistra). La torre di guardia di Mazzarelli trasformata in residenza estiva dal barone La Rocca Impellizzeri nel 1885 (al centro). Un volume di versi della baronessa La Rocca Manari (a destra)

La Contea di Modica di Sciascia e Leone (1983) è quella fra le quattro ancora reperibile in qualche libreria, oltre che nelle bancarelle e librerie antiquarie per le precedenti edizioni, ed è quella che abbina la scrittura arguta ed essenziale di Leonardo Sciascia alle immagini evocative e visionarie del fotografo ibleo Giuseppe Leone. Il racconto della Contea, insomma, si fa immagini e parole per i lettori che non conoscono la Sicilia e per coloro che ci vivono, ma la riscoprono singolare e magica.

La contea
Giuseppe Leone e Leonardo Sciascia (a destra); copertina della prima edizione de La Contea di Modica (Electa, 1983)

Un consiglio: se trovate in qualche bancarella o antiquario la mitica prima edizione della Electa (1983), fatevi un regalo di Natale! È uno dei prodotti editoriali degli anni ’80 più significativi. Per l’impaginazione, la carta, la rilegatura, la essenziale eleganza. Parola di bibliotecario.

Serafino Amabile Guastella, Canti popolari del Circondario di Modica, Modica, Tip. Lutri & Secagno, 1876.
Raffaele Solarino, La Contea di Modica, 2 volumi, Ragusa, Piccitto & Antoci, 1895,1905. (Varie ristampe anastatiche).
Ester La Rocca Manari, La Contea di Modica. Indagini del Folklore, Ragusa, Tip. Vincenzo Criscione, 1910.
Leonardo Sciascia, Giuseppe Leone, La Contea di Modica, Milano, Electa, 1983. (Varie ristampe. In catalogo nelle Edizioni di passaggio di Palermo).
La contea
Una foto di Giuseppe Leone nel volume La Contea di Modica (1983)

Immagini: Archivio Utopia Edizioni.

Intervista a Salvatore La Terra Majore

di Redazione

Non c’è più il cielo di penduli salami e soppressate – immortalato in una foto del 1986 di Giuseppe Leone – ad accoglierci nella saletta di ingresso. Per il resto il tempo si è fermato: sulla destra la bella cucina a vista con i cuochi indaffarati; proseguendo, dritto di fronte, la saletta per i clienti (la stessa da oltre cento anni) e sul lato superiore l’altra più ampia e recente per quando il numero eccede, specialmente nei giorni festivi. Tra i due corpi un disimpegno-studio.
Qui incontro Salvatore Laterra, quarta generazione Majore.

Salvatore Laterra Majore

Sciascia in quella foto è assieme alla moglie Maria e alcuni amici e sta per acquistare le vostre specialità, specialmente quelle soppressate che sembrano fargli l’occhialino dall’alto…
Ricordo quel giorno, estate del 1986. Sciascia aveva terminato di pranzare assieme ad un gruppo di amici e tutti insieme stavano comprando alcune delle nostre specialità: cosa che il grande scrittore di Racalmuto, per la verità, faceva tutte le volte che veniva nel nostro ristorante.

Leonardo Sciascia, la moglie e alcuni amici nella saletta-cucina d’ingresso del ristorante immortalati dal Maestro Giuseppe Leone (1986)

Quindi non era la prima volta che Sciascia approdava a Chiaramonte?
No assolutamente. Sciascia era un cliente già dagli anni 60, come si evince dal un trafiletto di un suo articolo, quando era venuto a Chiaramonte “per vedere i luoghi in cui era vissuto Serafino Amabile Guastella, delizioso narratore e finissimo studioso di tradizioni popolari” e come spesso capita in un viaggio “si fanno due servizi”. Che erano, nel caso specifico, complementari poiché anche nella trattoria ritrovava il mondo di Guastella: “quelle pareti dipinte con gli affreschi e, dentro una scodella programmatica e imperiosa: qui si magnifica il porco”.

Era una sua definizione?
No, l’autore dell’epigrafe “Qui si magnifica il porco” – poi diventato il motto della casa – fu il Professore Salvatore Pugliatti, Rettore dell’Università di Messina, insigne giurista e uomo di grande cultura che frequentava spesso Ragusa, dove improvvisamente morì nel 1976.
Alla fine di una cena luculliana con tutte le specialità della casa ci regalò la famosa frase.

Particolare di un decoro del Maestro De Vita nella storica saletta di Majore. Sul piatto dipinto campeggia il motto del ristorante

Salvatore Pugliatti a Ragusa incontrava il poeta Vann’Antò allora Provveditore agli Studi e altri uomini di cultura, anche della vicina Modica. Poi si finiva inevitabilmente a Chiaramonte. I modicani Raffaele Poidomani, Franco Libero Belgiorno e i figli Duccio e Franco Antonio erano altri abituali clienti del vostro ristorante; da Comiso approdava con gli amici il famoso pittore Salvatore Fiume. Si può dire che Majore ha rappresentato, specialmente nella seconda metà del secolo scorso, un piacevole luogo di incontro conviviale per molti intellettuali siciliani.
Ma torniamo a Sciascia e gli amici ragusani.
Sciascia, Bufalino, accompagnati da Peppino Leone intensificarono le loro visite presso il nostro ristorante a partire dal 1986 quando presiedette a Chiaramonte il Convegno Nazionale di Studi su Serafino Amabile Guastella. Ricordo la signorilità e la modestia di Bufalino, che mangiava di solito una pastina con olio. Ma che per non disturbare non la chiedeva mai, eravamo noi a prepararla e mettere il grande scrittore a proprio agio.
La comitiva di solito si componeva di una diecina di persone e amavano mangiare nella saletta storica nel tavolo entrando a destra; diverse volte furono presenti Vincenzo Consolo e Matteo Collura. Grandi uomini ma soprattutto grande modestia.

(Da sx) un trafiletto di Leonardo Sciascia scritto su “L’Ora” di Palermo e una nota sul registro degli ospiti con le firme dello scrittore e di alcuni amici negli anni’60

Hai conservato gelosamente alcune testimoniane del loro passaggio: fotografie, ritagli di articoli, note sul libro firme…
Credo che anche queste, siano testimonianze storiche e culturali, intinte ed intrecciate di schiettezza ed umanità. Ricordi di uomini che hanno inciso nella vita sociale culturale e politica del Paese, il più delle volte con pari passione e discrezione.

1986. La dedica scritta da Leonardo Sciascia sul registro degli ospiti, vent’anni dopo la sua prima visita

Vedo pure, nell’album, un articolo di Pippo Fava…
Pippo Fava venne a Chiaramonte agli inizi di settembre del 1983 per intervistare mio padre; era il giorno del funerale del dott. Giuseppe Nicosia, già sindaco di Chiaramonte come si vede nel fotoservizio che accompagnò il pezzo. L’intervista fu pubblicata sul n.9 / 1983 de “I Siciliani”. “Sulle strade del buon mangiare in Sicilia” si intitolava l’articolo e riusciva a raccontare l’anima e la passione di due generazioni di ristoratori, il valore della tradizione e della genuinità dei cibi antichi. Tre mesi dopo veniva assassinato dalla mafia.

(Da sx) uno schizzo del famoso pittore comisano Salvatore Fiume sul registro degli ospiti (1996) e il frontespizio di un articolo di Pippo Fava su”I Siciliani” nel 1983

Continua a sfogliare il corposo album zeppo di commenti, firme, disegni: un fiume di ricordi che profumano di buona cucina e di incontri variegati. Si ferma su un foglio.
Ecco, cercavo proprio questo: “Dopo vent’anni – a magnificare il porco (quello vero). 21/8/86. Leonardo Sciascia”. Lo scrisse, probabilmente, a fine pranzo, il giorno di quella foto che lo ritrae nella saletta d’ingresso sotto il cielo di salami.

Link all’articolo precedente. Clicca qui!

di Grazia Dormiente

La ricorrenza del 120° anniversario della nascita di Salvatore Quasimodo ha ispirato il Consorzio di Tutela del Cioccolato di Modica a memorare ancora il Nobel modicano.

In effetti nel 2010 con l’insediamento di Nino Scivoletto a Direttore del Consorzio e della scrivente a Direttore culturale dello stesso si è avviato l’impegno per collegare la settecentesca tradizione cioccolatiera modicana alle risorse storico-letterarie, architettoniche e paesaggistiche di Modica, dove natura e cultura nel lungo tempo hanno scritto pagine di sorprendenti mutamenti.

Il certificato di nascita di Salvatore Quasimodo e una cartolina di Modica dei primi del secolo XX

In tale progetto campeggiava, ovviamente, il Nobel Salvatore Quasimodo. Così nel 2011, su iniziativa del Consorzio appunto, si celebrava il 110° anniversario della sua nascita nella terra natale con cerimonie al Palazzo della Cultura e all’Auditorium “P. Floridia”: l’originale ritratto di Quasimodo, opera dell’indimenticato Piero Guccione, è stato consegnato al Presidente della Repubblica; la videoconferenza con l’intervista di Oliviero Beha al Nobel Dario Fo restituiva inedite visioni dell’umo e del poeta Quasimodo; la voce di attori indugiava sull’ ardua fedeltà “alla vita e alla morte/ nel corpo e nello spirito”. (Ho fiori e di notte invito i pioppi in Dare e avere).

(da sinistra) Il messaggio di ringraziamento del poeta al Sig. Gilestro, proprietario della casa in cui nacque. Quasimodo nella pittura di Piero Guccione. La sua casa natale a Modica

È noto ai più che Salvatore Quasimodo, il poeta siculo-greco, si era riconciliato con Modica che lo accoglieva nel 1962, tributandogli il corale privilegio della città natale, “alta di terrazzi e di chiese del ‘600, aerea di visioni esatte dei paesi e dei mari della scienza e dell’arte è la casa dove è nato il Campailla (filosofo e poeta del Seicento) davanti a quella della mia nascita”.

Il messaggio del poeta alla città di Modica nel 1962

A tale quasimodiana testimonianza hanno rivolto la loro attenzione il Consorzio e i promotori dell’evento svoltosi il 20 agosto 2015 a Modica dinanzi alla casa da cui il poeta modicano incominciò la sua avventura umana e culturale. Protagonisti e complici dello straordinario anniversario sono stati sia il noto fotografo Giuseppe Leone, autore di una singolare cartella fotografica, titolata “Leone legge Quasimodo” ed ispirata a frammenti di versi quasimodiani, evocati pure dalla voce di Alessandro Quasimodo, il figlio del poeta.

(Da sinistra) il fotografo Giuseppe Leone e Alessandro Quasimodo, figlio del poeta

Nel 2017 sono state ancora le parole di Salvatore Quasimodo a commentare il primo documento su “La taranta” filmato dal regista bolognese Gian Franco Mingozzi. (1932- 2009) e proiettato a Modica da Tiziana Spadaro, ideatrice del connubio “Poesia e Cinema”.

Per il 118° anniversario della nascita di Salvatore Quasimodo il Consorzio ha ideato un’iniziativa particolare focalizzando voce, mani e cuore restituiti dalla silloge “Dare e avere”, pubblicata nel 1966, nel tempo in cui Quasimodo, dopo il conferimento del Nobel nel 1959, invitato da università e istituti culturali stranieri, ha compiuto una serie di viaggi in Europa e in America.

(Sotto) La cerimonia del Premio Nobel per la Letteratura assegnato a Salvatore Quasimodo nel 1959. Sopra la medaglia d’oro del Nobel

Il poeta ha attraversato il mondo dove si moltiplicavano, gli apprezzamenti e le conferme di stima e di affetto, attesi invano in Italia. Appare superfluo specificare che l’accostamento del Nobel con l’IGP del cioccolato di Modica, possa minare l’importanza della poesia quasimodiana, poiché la motivazione vera è contenuta nella forza veicolante Modica. A quanti potrebbero almanaccare si manifesterà chiaramente la rilevanza del progetto culturale da tempo avviato dal più volte citato Consorzio per la tutela e la valorizzazione del “volto della città”.

Anzi al conseguimento di tale considerevole finalità si è svelata feconda la collaborazione con i poeti del Caffè Letterario “S. Quasimodo” presieduto da Domenico Pisana e con la sezione modicana “Club Amici di S. Quasimodo”.

Domenico Pisana, Presidente del Caffè Letterario “S, Quasimodo”. Alla sua destra Grazia Dormiente

“Dare e Avere” modula il tempo dei viaggi, che non riescono ad esorcizzare il pensiero della morte, ma reclamano, grazie ad una memoria vigile e colta, le tracce delle epoche remote che continuano a sopravvivere nel presente, immortalate dal fluire poetico annunciato dal testo eponimo in cui il poeta si rivolge al lettore: nulla mi dài, / non dài nulla / tu che mi ascolti […]”.

Quasimodo con “Dare e Avere” offre un significativo testamento poetico all’ipotetico lettore e forse all’intera umanità, affinché non resti ancora quella “della fionda” ma percepisca l’assurda differenza / che corre / tra la morte e l’illusione / del battere del cuore”.

La silloge “Dare e Avere” pubblicata nel 1966. L’opera raccoglie le poesie scritte dal 1959 al 1966

Nel presente anno 2021 il Consorzio intende ancora celebrare il 120° anniversario della nascita del grande poeta, puntando all’articolata e densa certificazione per la candidatura dell’Itinerario Culturale Europeo The Chocolate Way, che candida Modica e il suo patrimonio culturale lungo le vie del mondo. Da qui è gemmato il legame tra il Nobel di Modica e il primo cioccolato europeo IGP.

In I maya a Mèrida, città fondata nel 1542 nello Yucatan, Quasimodo focalizza la dimensione sociale, indicando così la dimensione etica per lenire il dolore delle ferite subite. The Chocolate Way è un itinerario unico che coniuga la dimensione gastronomica con quella storico-culturale dei paesi europei ed extraeuropei coinvolti.

“Il falso e il vero verde”, rubrica che Quasimodo tenne sul settimanale di attualità cinematografica e culturale “Le Ore” dal 1960 al 1964

Così i testi odeporici di “Dare e Avere” traducono simbolicamente la corrispondenza tra viaggio e scrittura poetica, riversando segni figurali, come ha sostenuto il saggista Lorenzo Cardilli nel suo “I meccanismi figurali in Salvatore Quasimodo: tecnica, critica, ideologia” (2012).

Sia nel caso di una descrizione iterativa che sfocia nella denuncia storico-morale (I maya a Mérida), sia nel referto di occasioni autobiografiche in cui il poeta riflette su un paesaggio che non è più un prolungamento mitico dell’io ma la sede di una radicale alterità (ad esempio Varvàra Alexandrovna, Capo Caliakra, Glendalough).

Salvatore Quasimodo insieme a Lilla Brignone e Giorgio Strehler

Dalla sopraccitata denuncia storico-morale quasimodiana The Chocolate Way ha ricavato il suo orientamento alla prosperità dei coltivatori di cacao nel mondo, contribuendo ad innescare il rispetto delle pratiche etiche per azzerare sfruttamento, deforestazione, lavoro minorile, note amare e spesso oscure che insidiano pure la salute dell’intero pianeta. L’accenno al Messico allude allo stile dei “murales”, cui si è ispirato anche Quasimodo in “I Maya a Mérida”, dei grandi artisti messicani Diego Rivera, Josè Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros (“sillabe salmastre […] inerzia infinita […] scheletri […]”)

Come il Nobel significò per il modicano Quasimodo una stagione di viaggi echeggiati nei suoi versi, così il cioccolato di Modica IGP e il relativo Museo, inaugurato nel 2014, sostengono la candidatura dell’Itinerario Culturale Europeo The Chocolate Way per cooperare alla tutela attiva e sostenibile delle risorse umane e dei patrimoni culturali, inerenti la glocalizzazione del cacao e del cioccolato.

Il Logo di “The chocolate way”, Modica con la sua cattedrale di San Giorgio e una foto con in primo piano Grazia Dormiente e Nino Scivoletto, dietro, Giuseppe Leone e Alessandro Quasimodo

di Giuseppe Cultrera

Stasera si inaugura uno spazio di aggregazione culturale a Ragusa. I locali dell’ex Opera Pia (via Matteotti, 61), saranno disponibili ai cittadini e agli operatori culturali: si inizia già a tarda sera con un cineforum con appuntamenti settimanali.locandina inaugurazione

Ed è segno positivo, in questi tempi di angustia e smarrimento, che sia la cultura a essere privilegiata. Ancor più se il Centro Commerciale Culturale viene meritevolmente intitolato a Mimì Arezzo, indimenticato operatore culturale e anima vivace della ragusanità; e la prima mostra, “Trio d’autore”, è una lectio magistralis di Giuseppe Leone.

mimì arezzo
Mimì Arezzo e la copertina di una delle sue tante opere dedicate a Ragusa

Sciascia, Bufalino e Consolo ritenevano che la Sicilia ed i siciliani avessero forza e coraggio per risollevarsi dall’atavico torpore a cui ignavia di governo e protervia di mafia sembravano averli relegati. Proprio queste tre icone culturali sono soggetto del racconto fotografico che potrete “leggere” alla Galleria del Centro Commerciale Culturale, da oggi fino al 4 ottobre.

trio d'autore
Locandina della mostra fotografica “Un Trio d’Autore”

La mostra fotografica, a cura di Emanuela Alfano e Federica Siciliano, “racconta l’amicizia del maestro Giuseppe Leone con i tre grandi scrittori del Novecento, Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino e Vincenzo Consolo, delineando un percorso di vita e di relazione che hanno arricchito culturalmente e sensibilmente il viaggio di ricerca e lavoro fotografico di Leone, immortalando momenti luoghi e scambi unici ed irripetibili. Le fotografie raccolgono un periodo che va dal 1978 al 2011, conservando una memoria storica che diventa simulacro e stimolo per la conoscenza della letteratura e della cultura.”

giuseppe leone
Il maestro Giuseppe Leone

Come detto, da stasera il Centro Commerciale Culturale dedicato a Mimì Arezzo sarà operativo. “Uno spazio nel cuore di Ragusa – dichiara il sindaco Giuseppe Cassìdove trascorrere il proprio tempo visitando una mostra, assistendo a una proiezione o a uno spettacolo teatrale, leggendo un buon libro su una panchina del chiostro o nelle aule studio, imparando a suonare uno strumento musicale, praticando attività artigianali, facendo radio.

prima e dopo
Particolare del Centro Commerciale Culturale (prima e dopo)

Una videointervista sull’amicizia tra Giuseppe Leone e Leonardo Sciascia pubblicata in occasione del primo centenario della nascita di Sciascia.