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Giuseppe Tumino mostra fotografica

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di Vincenzo La Monica

Sarà visitabile fino al 17 dicembre presso il Centro Commerciale Culturale di Ragusa “Solitudini e moltitudini” una mostra fotografica che contiene 50 scatti di Giuseppe Tumino. L’autore di professione videomaker vive da anni in Lucania, ma è rimasto legato alle sue origini iblee. I suoi scatti, finora consegnati ad Instagram, sono diventati una mostra curata da un gruppo di amici ragusani. 

Il titolo della mostra è rubato a Friedrich Nietzsche che ci ammoniva dalle pagine di “Umano troppo umano” con una sentenza terribile: “Nella solitudine il solo divora se stesso e nella moltitudine lo divorano gli altri”. Quel sorridente distruttore di filosofie, nonché assassino di Dio, aggiungeva beffardo: “Ora scegli!” 

Ecco, posti di fronte al dilemma, l’invito è quello di scegliere Giuseppe Tumino che, come in un salmo cristiano o in un western degli anni ‘50, viene a salvarci quando tutto sembra perduto. 
A volte sembra che Giuseppe abbia la capacità di viaggiare nel tempo. Possibile che nell’era del digitale esistano ancora i bikini all’uncinetto, le donne con le fascine di legna sulla testa, i Supersantos, il gioco delle bocce, i viaggi in treno, le MotoApe, il Cristo in processione e i comunisti con falce, martello e Che Guevara? 

Altre volte sembra invece che sappia fornire una chiave di lettura del reale capace di accoglierci all’uscio di verità inesplorate. Quale regalo sta chiedendo l’anziana signora al Babbo Natale senegalese? Su quale orizzonte comune si imbriglia lo sguardo velato delle ragazze mediorientali? A cosa pensano gli anziani più rassegnati del mare d’agosto? Cosa sanno in più di noi gli animali che abbiamo scelto per consolare la nostra solitudine? Su quale fede si incide un tatuaggio? Quale attesa sarà presto interrotta da una lenta rotazione della macchina da presa?

Il nostro autore lascia che il perturbante si sprigioni dalle sue foto, ma vi distilla all’interno l’elemento sghembo, l’antidoto infallibile dell’ironia, il balsamo dell’affetto, la cura della relazione autentica tra gli esseri umani. Tutto il campionario di qualità, insomma, che è solito mostrare nelle serate tra amici. 

Osservando le foto in mostra sarebbe lecito, in fondo, sospettare il senso di una concezione dolente della vita, ma ci vuole poco ad accorgersi che lo sguardo è sempre quello del bambino che sorride con l’occhio dietro una vecchia cinepresa Canon ricevuta in dono per Natale dal papà. I protagonisti delle sue foto sono le seconde linee della vita, i caratteristi, i marginali. E li tratta con la curiosità e il rispetto dell’antropologo. O come volesse riproporre nel terzo millennio l’impresa di quell’uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov con cui, da perfetto cinefilo, si identifica. Come lui capace di prendere la vita di sorpresa, servendosi di quel radar che accomuna gli artisti e i pipistrelli e che lui adopera  per evitare gli ostacoli della retorica, della tristezza, della rabbia, della noia.
Insomma una mostra di Giuseppe Tumino è un incontro con un supereroe alla Batman. Non perdetevela!