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Ing. Filippo Veninata

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di Vito Veninata

La sospensione di tutte le gare automobilistiche su strada, a seguito dei luttuosi eventi del 1957, aveva indotto le autorità internazionali preposte a nuove e più rigide norme riguardanti la sicurezza dei percorsi di gara.

Il giovanissimo Vito Veninata con la sua Fiat 500 da corsa tra i tornanti della ‘Monti Iblei’

Anche la prestigiosissima “Targa Florio” era stata retrocessa a gara di regolarità disputata in extremis il 24 novembre 1957. L’Automobile Club di Palermo però, già il 2 maggio del 1958, sapientemente l’aveva riportata ai suoi fasti mondiali. In verità agli inizi degli anni ’60 tutti gli ACI di Sicilia avevano inserito nei loro programmi anche più di una cronoscalata. L’ACI di Ragusa stava a guardare! Ci si limitava a iscrivere a calendario le due prove (una di regolarità ed una di velocità) disattendendo regolarmente gli impegni.

Una Fiat 850 Abarth ‘Nurburgring’ alla partenza

La storia ci racconta che la manifestazione del 1967 viene presentata come la 11ª edizione quando invero si tratta solo della terza. II vicino A.C.I. di Siracusa, invece, oltre ad una “Tre ore notturna” sul mitico circuito, organizzava addirittura due cronoscalate (Avola-Avola Antica e Val d’Anapo-Sortino).

L’Alfa Romeo Giulia TZ Zagato di Lo Piccolo, secondo classificato

Nel 1964, fortunatamente, aveva assunto la presidenza dell’A.C.I. ibleo il barone Dr. Domenico Arezzo, personaggio storico dell’automobilismo ragusano, spinto da adamantina passione e istintivamente portato alla considerazione del bene comune. Nel 1941, insieme al fratello Carmelo, era partito volontario in guerra ed era riuscito, durante la disfatta, a salvarsi. Non cosi fu per il fratello, morto durante la campagna di Russia.

Fu subito varata la 7ª edizione dell’Autogiro di regolarità nel 1965 (in verità si trattava solo della 2ª edizione) con buoni risultati. Dei 52 partenti più della metà erano ragusani! Mentre si continua a rinviare, malgrado gli impegni presi, la realizzazione della cronoscalata.

Il ‘parco chiuso’ in Piazza SS Salvatore

Brevemente il motivo dei continui rinvii. A dirigere l’Aci di Ragusa era stato inviato da Roma un giovane direttore, certamente destinato ad una fulgida carriera, ma che non intendeva assolutamente rischiare il suo futuro per qualche improvvido ‘scivolone’ nell’organızzazione della ‘Monti Iblei’.
Il buon Dr. Raffaele Caracciolo resistette fino all’8 ottobre del 1967 (c’era già stato un precedente rinvio), poi finalmente avrebbe ceduto nel dare il via. Oltre al barone Arezzo, in nome dell’A.C.I, e alla Provincia Regionale di Ragusa, bisogna evidenziare il grandissimo contributo che sotto tutti i punti di vista diede l’avv. Nello Rosso, sindaco di Chiaramonte, che fortissimamente si adoperò per l’ottima riuscita della manifestazione.

L’avv. Nello Rosso, a quel tempo Sindaco di Chiaramonte, in un momento della premiazione.

Importantissimo fu anche il ruolo degli sportivi locali, alcuni dei quali giá dediti all’attività agonistica. La Presidenza dell’A.C.I. diede espresso incarico a me e al mio amico Giovanni Di Maria, che venivamo da un’intensa attività agonistica (il sottoscritto dal ’65 al ’67 avevo disputato oltre 20 cronoscalate, vincendone la metà), di servire tutto su un piatto d’argento. Immediatamente fu redatto un regolamento di gara, fu presentata una planimetria e un altimetria del percorso, redatte da mio padre, l’ing. Filippo Veninata. Furono contattati i cronometristi locali diretti da Vincenzo Lorefice, venne realizzato un servizio di validissimi radioamatori (Dr. Nino Greco) e organizzato un efficiente servizio di radio diffusione su tutto il percorso (speaker Elio Alberino).

Un altro momento della premiazione. Il primo a destra l’Avv. Prof. Gaetano Nicastro

Da pilota già esperto suggerì quattro capisaldi per una buona riuscita: rispetto dell’orario di partenza prefissato; chiusura del percorso almeno due ore prima; esclusione di qualsiasi interruzione se non per fatti gravissimi; chiusura della manifestazione entro i termini previsti; premiazione da effettuare immediatamente dopo la gara per consentire ai partecipanti un comodo rientro a casa. Fui ascoltato in pieno: gradì anche Caracciolo!

Il percorso di gara, accorciato nella fase iniziale (era stato ridotto a km 5,200) offriva tutta la sicurezza del caso grazie alla fattiva opera dell’ufficio tecnico della Provincia Regionale massiccio (ing. Ignazio Civello): asfalto quasi interamente rifatto e posizionamento massiccio di ‘guard-rail’.

Il giorno della gara gli spettatori si radunarono a migliaia lungo i tornanti, la splendida giornata di sole ne premiò l’entusiasmo e la passione in uno scenario incantevole. Alla fine il sindaco Rosso era raggiante: aveva ottenuto per la sua Chiaramonte qualcosa di veramente grande. La prova fu vinta dal catanese Alfio Gambero della scuderia Etna, che a bordo della sua Abarth OT 1300, percorse l’intero percorso in tre primi e cinquanta secondi. Alle sue spalle le Alfa Romeo Giulia tubolare Zagato di Pietro Lo Piccolo e Carmelo Giugno, più potenti ma meno agili della Abarth di Gambero.

La bianca Abarth OT 1300 di Alfio Gambero alla partenza

Una gara nella gara fu quella disputata fra le piccole 500 superpreparate. Su circa 30 cinquecentisti i piloti ragusani (Wan, lacono, Dimartino, Cilia e Di Giacomo) occuparono i primi cinque posti. Un vero successo. Dietro lo pseudonimo di Wan si celava l’estensore delle presenti note. Un bravissimo tecnico sciclitano (Guido Boscarino) mi aveva messo a disposizione una vettura certamente competitiva, il resto lo misi io stravincendo con quasi cinque secondi di vantaggio. Tantissimi considerato il lotto di avversari! Al traguardo c’era mio padre ad attendermi e nessun premio fu per me più grande dell’abbraccio che mi diede.Tra i partecipanti vincitori di classe il chiaramontano Nunzio Melfi (Lancia Fulvia 1300 rally) e il modicano Giovanni lemmolo su Mini Cooper 1000.
Con la sontuosa premiazione presso la sede del Comune di Chiaramonte, gremita di pubblico e partecipanti, si era definitivamente chiuso un periodo ‘nero’ dell’automobilismo ibleo e si era aperto un ciclo brillante che tante soddisfazioni avrebbe dato negli anni a venire. (Link alla 2ª edizione del 1957) (Link alle edizioni 4ª-9ª)

Un’altra Abarth OT 1300 (in Corso Europa)

Gli iscritti alla terza edizione

In vista dell’imminente edizione 2022 della “Coppa Monti Iblei”, ne riproporremo la storia raccontata in sette articoli da Vito Veninata che ne è stato uno dei protagonisti più longevi e significativi, sia da pilota che da Presidente del Comitato Organizzatore. Un documento eccezionale, inedito, che ripercorre tutte le tappe della nostra storica cronoscalata ad iniziare dalla prima edizione: quella ‘ragusana’ del 1951, oggetto del presente articolo.

di Vito Veninata

Ripercorrere la storia della ‘Monti Iblei’ lungo l’arco di quasi settant’anni è un compito che cercherò di assolvere con l’entusiasmo che mi ha sempre coinvolto e talora, perché non ammetterlo, anche emozionato. Partendo dalle origini cercherò di tracciare la sua prestigiosa genesi.

L’ing. Filippo Veninata, ideatore della gara, si congratula con il figlio Vito durante una premiazione

Siamo nel 1951. Due autentici alfieri dello sport cittadino, il cav. Peppino Arezzo e l’ing. Filippo Veninata, negli eleganti saloni del Circolo di Conversazione di Ragusa Ibla, idearono per conto dell’A.C.I. di Ragusa, allora presieduto dall’Avv. Galfo Trombadore, qualcosa che al nostro territorio mancava: una gara di velocità.

Oltre al ‘Giro di Sicilia’, ripreso fin dal 1948 e alla prestigiosa ‘Targa Florio’, molte province siciliane vantavano già validi impianti come il Circuito di Siracusa, il Circuito della Cravatta di Enna, il Circuito dei Laghi di Ganzirri, ed erano già attive importanti cronoscalate: la ‘Coppa Monte Pellegrino’, la ‘Monte Erice’, la ‘Catania-Etna’, la ‘Coppa Nissena’ ed altre ancora.

‘Coppa Nissena’ (1922)

La città di Ragusa non poteva più attendere. In un primo tempo il percorso ideale era stato individuato nel tratto che da Comiso sale fino a Castiglione: percorso veloce, panoramico, che alternava tornanti insidiosi e tratti misto-veloci e si impennava fino alla località Castiglione. Zona frequentata al tempo dall’alta borghesia ragusana. Il sogno rimase tale. L’assoluta mancanza di strade alternative alla S.S.115 non consentì la realizzazione dell’ambizioso progetto.

La seconda idea era quella di utilizzare la salita della ‘Salinella’, che dalla provinciale Ragusa-Giarratana, si inerpicava fino alla “balata” di Modica. Indubbiamente meno prestigiosa della prima e anche poco adatta per la mancanza di muretti di sicurezza, per il tratto finale velocissimo e per impossibili pendenze in leggera discesa.

I tornanti panoramici della S.S.115 da Comiso a Contrada Castiglione (Ragusa)

Terza ed ultima alternativa restava la strada che dalla stazione di Ragusa Ibla conduce alla stazione di Ragusa superiore, con l’attraversamento dell’intero centro abitato e toccando a seguire: i Giardini pubblici, corso XXV Aprile, piazza Duomo, via del Mercato, corso Mazzini, corso Italia, con finale velocissimo attraverso via Roma, Ponte Nuovo, Piazza Libertà, viale Ten. Lena, per concludersi appunto in Piazza Stazione.
Per la realizzazione di questo ambizioso programma occorreva “in primis“ il visto della CSAS (Commissione Sportiva Automobilistica Siciliana) che al tempo, almeno in Sicilia, aveva soppiantato la CSAI italiana.

Non bisogna dimenticare che era attivissimo il ‘movimento separatista’ voluto da Andrea Finocchiaro-Aprile, con l’appoggio dell’alta aristocrazia palermitana rappresentata da diversi principi, marchesi, baroni e latifondisti: tra i quali brillavano Raimondo Lanza di Trabia e Stefano La Motta di Monserrato. Importanti piloti del tempo che notevoli successi avevano riscosso a bordo delle loro Cisitalita, Ferrari e Maserati. Raimondo Lanza aveva assunto la presidenza della neonata CSAS. Nato nel 1915, nipote di Vincenzo Florio, principe degli eccessi, bello, ricchissimo, coraggioso, irresistibile animatore mondano, rappresentante perfetto di una classe privilegiata. 

Stefano La Motta di Monserrato e Raimondo Lanza di Trabia

L’Alfa Romeo 1900 con a bordo Lanza e La Motta giunse a Ragusa nei primi giorni del marzo 1951; i piloti stavano effettuando una ricognizione del percorso del ‘Giro di Sicilia’ (1 Aprile 1951). L’appuntamento con l’Ing. Veninata e il Cav. Arezzo per l’approvazione del percorso era stato fissato all’uscita di Ragusa, in via Risorgimento (non esisteva ancora il viale Sicilia).

Salimmo tutti (compreso il relatore della presente nota. Avevo nove anni!) per un veloce controllo della salita della ‘Salinella’, che venne immediatamente esclusa per la scarsa sicurezza. Mentre di ritorno fu decisamente promosso l’altro percorso (stazione di Ibla – stazione di Ragusa superiore). Il giudizio fu positivo anche in funzione del gran successo di pubblico che la manifestazione avrebbe avuto attraversando praticamente due centri abitati. Il vulcanico Raimondo, salutando mio padre, profetizzò che al massimo qualche concorrente inesperto avrebbe potuto concludere la sua gara dentro qualche casa. Evento che poi avvenne realmente, ma concluse: ‘Filippo, ma che te ne fotte!’.

Raimondo Lanza con la sua Cisitalia (Targa Florio 1948)

Il tutto era durato circa un’ora. La bianca Alfa Romeo 1900 riprese la sua ricognizione sulle strade dell’isola. A me era sembrato di sognare. Avevo incontrato due grandissimi piloti, avevo sentito parlare di gare, regolamenti, rischi, vittorie e certamente in quel momento ho immaginato il mio futuro automobilistico fatto di oltre 500 gare e più di 100 vittorie!

Il 1 aprile transitò da Ragusa il XI ‘Giro di Sicilia’: quelli che consideravo i miei idoli passarono velocissimi da Piazza Libertà: Raimondo aveva il numero 215, Stefano il 222. L’Alfa Romeo aveva loro affidato due nuovissime 1900 per il grande ruolo di “opinion leader” che ricoprivano, oltre che per le loro indiscusse capacità di guida.

L’Alfa 1900 n. 222 di Stefano La Motta durante il ‘Giro di Sicilia’ del 1951

Purtroppo Stefano la Motta perderà la vita in un disastroso incidente a Priolo Gargallo, coinvolgendo il suo secondo Francesco (Ciccio) Faraco. Raimondo Lanza, che da La Motta era stato superato, sopraggiungerà dopo pochi minuti. Constatata l’immane tragedia, continuerà lentamente la sua corsa fino a Palermo e si ritirerà per sempre dalle competizioni agonistiche. Nel 1954 il suo fragile sistema nervoso lo porterà a togliersi la vita. Domenico Modugno gli dedicherà la sua più bella canzone: ‘Un uomo in frac’.

La prima edizione della ‘Coppa dei Monti Iblei‘ prese il via la mattina di Domenica 24 Giugno 1951. La corsa di velocità in salita era riservata alle vetture della categoria turismo di serie, ovviamente italiane. Le classi erano costituite da un minimo di tre vetture e ai vincitori era destinato un cronografo d’oro.

Nutrita la partecipazione dei piloti ragusani: tra i quali il veterano Carmelo Dipasquale (Meno Culotta) reduce da partecipazioni a ‘1000 Miglia’ e ‘Giro di Sicilia’ e il giovanissimo Giovanni Cartia, che per lunghi decenni reggerà le sorti della locale Banca Agricola Popolare di Ragusa. Il successo finale arriderà al catanese La Rosa con una super-preparata Fiat 500 C portata a 750 cc.

Una Fiat 500C da corsa come quella del vincitore La Rosa

Grandissima partecipazione di pubblico, ma altrettanti disagi per la popolazione: traffico bloccato e soprattutto impossibilità per i ‘massari’ di parcheggiare i carri davanti alle proprie case e, per rispettare l’ordinanza del sindaco: far sparire come d’incanto animali da traino, cani, ovini, suini e “pennuti vari”. Tutti questi problemi negli anni successivi non consentiranno lo svolgersi di simili competizioni.

Dovremo aspettare il 1957 per riavere una seconda edizione della Monti Iblei. Si riprenderà con la “Roccazzo-Chiaramonte”. (Link al secondo articolo)

Vito Veninata (Ragusa 1942) ha iniziato a correre nel 1965 (cronoscalata ‘Messina-Colle San Rizzo’). Nel 1966 si classificò primo al Trofeo della Montagna, ex equo con Salvatore Calascibetta e Arturo Merzario. Negli anni 1980-81-82-83 è stato Campione Italiano Sport Prototipi classe 1.300cc e nel 1984 secondo assoluto classe 2.000cc. Dal 1987 al 1992 ha gareggiato nel Mondiale Marche con il Team inglese Tiga, riuscendo a vincere due prove del campionato: al Nurburgring in Germania e a Kyalamy in Sudafrica. Oltre a centrare diversi piazzamenti in Giappone, Francia e Inghilterra. Una lunga carriera di più di 500 gare coronate da circa un centinaio di successi.

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