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  1. di Maurizio Di Gregorio

Una proposta, una possibilità, un auspicio. Leggevo nei giorni scorsi di una cittadina spagnola, Urueña, che è assurta agli onori della cronaca per ospitare nel suo territorio più di una libreria ogni 30 abitanti. In quel borgo medievale, nei pressi di Valladolid, vivono meno di 300 abitanti, ma ci sono ben 12 librerie indipendenti e specializzate in testi rari.

Il paesino è la meta perfetta per rintracciare esemplari antichi o fuori catalogo, ma anche testi specializzati su temi legati alla regione. Alla Libreria Enoteca Museo del Vino è possibile infatti trovare letteratura scientifica e narrativa dedicata al vino e alla Libreria El 7 c’è tutto sul mondo dei tori.
Per chi è interessato non solo alla lettura, ma anche alla realizzazione dei libri ad Alcuino Caligrafía si tengono corsi di calligrafia esotica, e il Laboratorio di Rilegatura Artigianale di Urueña è aperto ai visitatori.

La cittadina spagnola di Urueña, 300 abitanti, nei pressi di Valladolid (foto Wikipedia e ilmestieredileggereblog.com)

Questa doverosa premessa ci permette di riflettere su una proposta. Perché non replicare il medesimo progetto spagnolo per Chiaramonte? Che gode di un discreto turismo enogastronomico, di una buona notorietà per la qualità dell’olio, di una ancora inesplorata tendenza museale, (forse sarebbe più opportuno parlare di ampie collezioni), ma non ha trovato la giusta dimensione culturale che forse dovrebbe avere.

Oggi in Italia, e perché no anche nella nostra Sicilia, potrebbe crescere il binomio cultura-turismo. Non un turismo massificato su basi meramente commerciali, ma uno costruito sulla conoscenza. Correttamente si parla di una “economia della cultura” che trova i suoi punti di forza negli ampi ritorni che una corretta gestione del patrimonio può avere in termini di generazione della ricchezza.

Chiaramonte Gulfi (foto Cupperi)

Si pensi che un solo euro investito può avere un ritorno di 4 euro nel fatturato dell’indotto, che considera non solo i rientri direttamente imputabili al bene culturale in oggetto, ma tutte le attività direttamente ed indirettamente connesse: dalla vasta industria dei souvenirs, alla ricezione alberghiera, alla ristorazione, ai manufatti locali a tutto ciò che è connesso con il settore del turismo.

Accennato l’assunto sarebbe il caso di proseguire su una possibilità. Le imminenti elezioni comunali potrebbero aprire scenari interessanti. Quali sono i piani culturali delle tre liste? I candidati sindaci hanno mai pensato seriamente che per Chiaramonte si potrebbe prefigurare una crescita esponenziale delle ricchezze del territorio?

Due delle dodici librerie di Urueña, specializzate in testi rari

Non si tratterebbe di un gioco di prestigio, ma di un ragionamento attento e meditato. L’auspicio lo abbiamo a pochi chilometri di Chiaramonte, ha un nome e cognome: Giuseppe Leone. Stiamo parlando di uno dei più grandi fotografi dello scorso e attuale secolo. Di un eccelso narratore che con la sua macchina fotografica ha immortalato generazioni di contadini, lavoratori, intellettuali e gente comune. Con la sua empatia ha fermato momenti del mondo rurale e non solo che potevano perdersi per sempre.

2022 Buscemi. Giuseppe Leone (foto Emanuela Alfano)

Ebbene non sarebbe straordinario ospitare una sua mostra permanente e distribuire la sua sapienza agli studenti di una ipotetica scuola? Perché non coltivare il sogno non utopico di creare un versante fotografico a Chiaramonte? La risposta non dovrà necessariamente arrivare dai nostri politici, ma insieme a loro dobbiamo produrci nella ricerca di mecenati avveduti che investendo in cultura potrebbero elevare il tono delle loro aziende e permettere un salto culturale e economico al nostro territorio.

Paesaggio ibleo anni ’80 (foto Giuseppe Leone)

Non vorremmo mai assistere a un possibile, forse probabile, scippo da parte di una oculata amministrazione del nord Italia che con un colpo di mano e moneta sonante potrebbe portar via dalla Sicilia un così ragguardevole patrimonio. Un sassolino lanciato in uno stagno genera onde placide e concentriche, ma una proposta concreta e vitale potrebbe diventare uno tsunami. Riflettiamoci.

Paesaggio Ibleo anni ’80 (Foto Giuseppe Leone)
Palermo anni ’80 (Foto Giuseppe Leone)
Niscemi anni ’80 (Foto Giuseppe Leone)
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