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marina di ragusa

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di Letizia Dimartino

Andavo a Marina di Ragusa, dodicenne, alla fine di agosto, quando avevamo già fatto il viaggio consueto per l’Italia e trascorso le vacanze a Messina. Mio padre guidava la Giulia verde chiaro, correva sulle cunette di “Cutalia”, da lì si comincia a vedere il mare lontano, lasciate le nubi degli Iblei e il temporale del primo pomeriggio. Trovavo le mia amiche sul lungomare, indossavo sandali dorati infradito o alla schiava e occhiali da sole bianchissimi, un filo di gloss rosa. Ero bruttina, l’età ci rendeva strane e senza piacevolezza, poi sarebbe avvenuto tutto. Il cono gelato mi si scioglieva lungo la mano e poi il braccio, avevo poca fame e non sapevo gustare nulla. Sentivamo la canzone “Ciao ciao” che raccontava di un amore estivo che finiva al tornare in città. Poi c’era il sole a tramontare oltre gli scogli, un odore di focacce e di basilico nelle case con gli orti e con l’uva in pergolato sulle tavole di legno illuminate da una lampadina attaccata ad un filo.

(Foto archivio Giorgio Colosi)

Si faceva penombra presto, si pensava a ciò che terminava, gli anziani giocavano a briscola, le donne infornavano un pane di farina dorata, gli uomini avevano il pigiama. Noi ragazzine guardavamo la rotonda sul mare dove avrebbero ballato i grandi, di notte, con le gonne arricciate e le guance accostate e le invidiavamo. Pensavamo ad un amoretto e sembrava bellissimo e lontano e impossibile però ci bastava, la sera, quando ci addormentavamo. Tornando a Ragusa, il cielo nero e le stelle ferme e pulite dopo la pioggia, una luna imponente, il letto per la stanchezza. Il giorno dopo trovavo una granita di limone da mangiare col panino caldo e croccante: andavamo in campagna, Beddio ci attendeva ed era tutta una frescura e un odore di erba e di bello e di riposo, di tè freddo, di fichi neri e spaccati, di estate finita.

Foto banner e social Archivio Giorgio Colosi

di Giuseppe Cultrera

All’armi, all’armi: la campana sona
li Turchi son sbarcati alla marina.
Chi ci ha le scarpe rotte le risuoli
che noi dobbiamo far lungo cammino.

Mamma li Turchi!
Pirati barbareschi, stampa popolare

Questo canto popolare è presente, con lievi varianti, un po’ in tutto l’estremo meridione ed è testimonianza di un periodo storico buio e insicuro, quando pirati e corsari erano padroni del Mediterraneo e, spesso, con insidiose incursioni, penetravano il territorio costiero, depredando, distruggendo e facendo prigionieri gli abitanti. La campana che annunciava il pericolo stava sulle torri di avvistamento dislocate lungo la fascia costiera; i “turchi” erano pirati per lo più barbareschi. Ma troviamo presenti egualmente avventurieri europei “cristiani” spesso “coperti” dai regnanti (di Francia specialmente) in perenne lotta tra loro, con i quali spartivano parte dei proventi.

Mamma li Turchi!
Due Ex Voto con scene di attacchi a imbarcazioni da parte di pirati

Pertanto per i poveri diavoli che, come le proverbiali pezze, erano gli unici a “volare”, non restava altro che darsi a precipitosa fuga: sempre all’erta e col rischio che raccolto e casa andassero persi. Ma la paura più grande era quella di esser presi prigionieri e ridotti in schiavitù. E solo i più fortunati riuscivano, dopo peripezie e sofferenze, a ritornare a casa versando un esoso riscatto. Operazione non facile. Il prigioniero Nocentio da Messina, nella missiva del 4 maggio 1592, suggerisce alla madre e al fratello uno scambio «Si potèssiti comprare un turco e mandarlo di qua». Perché gli schiavi non erano solo cristiani. Figurarsi poi i corsari! Gli unici a far affari, in questo frenetico commercio di carne umana, erano i banchieri e gli strozzini.

Mamma li Turchi!
Marina di Ragusa, Torre Cabrera (Gaddimeli) e Pozzallo, Torre Cabrera (foto di Giulio Lettica)

Una passeggiata nel litorale ibleo – il mare azzurro davanti e la sinuosa battigia alle spalle – ci può restituire memorie e  voci di quei tempi lontani. Le torri a difesa della costa sono ancora tutte e cinque esistenti: alcune integre, altre con presente solo il primo livello e qualche pertinenza. In sequenza da est ad ovest incontriamo la torre Cabrera di Pozzallo, la torre Cabrera di Marina, Torre Scalambri (Punta Secca), Torre di Mezzo e Torre Vigliena (Punta Braccetto).

Mamma li Turchi!
Punta Braccetto, Torre Vigliena

La maggior parte delle torri fu costruita nel XVI secolo, ideate e opportunamente posizionate dall’architetto fiorentino Camillo Camilliani; mentre del secolo precedente è quella di Pozzallo, eretta dal conte di Modica, Giovanni Cabrera, non soltanto come torre di avvistamento e difesa dagli attacchi saraceni, ma anche come abitazione, postazione militare con una guarnigione, prigione e specialmente caricatore per il commercio dei grani e dei cereali in genere.

Punta Secca, Torre Scalambri. Marina di Ragusa, Torre Cabrera in una vecchia cartolina

Sul contrafforte, e specialmente nella terrazza, erano posizionati cannoni e colubrine, pronti a far fuoco sui vascelli corsari che si avvicinavano al loro specchio d’acqua, mentre i miliziani o la guarnigione dislocata nella fortezza si preparavano a fronteggiare e a respingere gli assalitori.

Tra le centinaia di incursioni – sventate, subite o contrastate – abbiamo memoria di un audace attacco di pirati barbareschi alla spiaggia di Mazzarelli, quando fu persino preso prigioniero il guardiano della torre (1606). E fino al secolo XVIII quest’incubo continuava ad attanagliare il litorale ibleo: ad esempio nella primavera del 1750 otto sciabecchi provenienti da Biserta (Tunisia) presero terra nei pressi della Torre di mezzo.

Pirati
Torre di Mezzo (foto di Giulio Lettica)

Ma anche l’entroterra non dormiva sonni tranquilli. Le antiche cronache di Chiaramonte – ben lontano dal mare e arroccato sui contrafforti degli iblei – ci testimoniano incursioni nelle estreme propaggini del territorio con pirati che rubavano, uccidevano e, cosa più temuta, prelevavano uomini e donne abili, per rivenderli come schiavi nei loro paesi. E ben poco potevano, data la repentinità delle incursioni, i cavalieri Gerosolomitani che risiedevano nel convento attiguo alla Chiesa di S. Giovanni e che dall’alto controllavano e spesso pattugliavano il territorio. L’unica speranza anche per questi spauriti pastori e contadini era quella di riuscire a nascondersi o fuggire al suono della campana che annunciava l’arrivo dei pirati.

Allarmi allarmi ca la campana sona,
li turchi sunu junti a la marina,
ccu avi li scarpi rutti si la sola,
ca iu mi la sulai sta matina!

Recita con disincantata ironia e arguti giochi lessicali (si la sola / mi la sulai), la versione locale del noto canto popolare. Mentre il grido di terrore “Mamma li Turchi!” divenne il refrain di paure inconsulte e inaspettate, nei secoli successivi. Fino ad oggi. Ma i “turchi” odierni non vengono soltanto dal mare e dalla costa africana.

Pirati
La torre di Pozzallo e il caricatore in una rara stampa settecentesca (Biblioteca Nacional de España)

Alessandra Roccasalva è una graphic designer e illustratrice che vive a Marina di Ragusa. Dopo essersi laureata all’Accademia di Belle Arti di Catania ed essersi specializzata in Pittura e Beni Culturali a Valencia (Spagna), ha iniziato a progettare “digital collage” quasi per gioco. Oggi quel divertimento le ha permesso di ottenere grandi successi in Europa e in America. Le sue poetiche illustrazioni digitali, elegantemente progettate con la presenza di elementi vettoriali e fotografici di epoca rinascimentale, stanno girando tutto il mondo (social e non) con un notevole riscontro di pubblico. Da “Elitism Florence & Tuscany” a “Van Der Plas Gallery”, i lavori di Alessandra sono opere che scoprono delle profonde “sensazioni interne” come scrive lei stessa.

Alessandra Roccasalva

di Miriana Iacono

Chi è Alessandra Roccasalva?
Vivo e lavoro a Marina di Ragusa, ma colgo l’occasione per mettere in luce quanto questa domanda sia importante. In generale credo che un po’ tutti ci identifichiamo con i fatti materiali delle nostre esistenze, “nosce te ipsum” dovrebbe essere la ricerca primaria. Ricerco la vera essenza del mio “essere” e la scopro con naturalezza davanti al mare, il mio maestro, nei suoi mille passaggi di colore, verde brillante, grigio plumbeo, argento, scintillante d’oro, nero, calmo e placido, impetuoso, muto, ululante. «Chi sono» lo ritrovo in quell’osservare senza giudizio. A chi mi chiede «com’è il mare oggi?» rispondo, lui è sempre splendido!

Primavera, Botticelli (digital collage)

Di cosa ti occupi nel tuo lavoro?
Mi occupo di Graphic Design. Tra i primi impieghi c’è stato quello in campo editoriale, in particolare ho progettato parecchi cataloghi d’arte per le gallerie locali, un lavoro che ho trovato molto stimolante, anche se chiaramente la progettazione di marchi è la cosa che più mi stimola, riassumere in un simbolo unico più significati.

E il tuo percorso di studi?
Dopo la maturità scientifica ho frequentato un corso per web designer e poi ho frequentato l’Accademia di belle arti di Catania, indirizzo Pittura e Beni Culturali. Disegnare è stata da sempre una grande passione. La ricerca per la mia tesi di laurea l’ho fatta all’Università Politécnica di Valencia in Spagna.

Per comporre le tue opere a cosa o a chi ti ispiri?
In generale lascio che sia l’opera stessa a ispirarmi, quindi potrei dire che a ispirarmi siano Botticelli, Caravaggio, Piero della Francesca e così via. È un’esperienza unica poter osservare alla lente di ingrandimento quanti dettagli possano esserci in questi grandi capolavori: la ricchezza degli abiti, delle acconciature, gli incarnati, le pennellate, le “craquelure”…

(Da sx) ritratto dei cugini Arnolfini e il ritratto Margaret van Eyck, Jan van Eyck (digital collage)

Hai avuto un mentore nella tua attività?
Il mare l’ho già nominato. Ma quando realizzo una nuova opera chiedo sempre un parere a Franco Noto (grafico e fotografo di “Officine delle immagini” a Chiaramonte). Abbiamo lavorato insieme per tantissimi anni e la nostra collaborazione continua tutt’ora. È uno dei miei migliori amici e soprattutto una splendida persona.

Da dove inizia la progettazione di una nuova opera?
In genere inizio ricercando uno dei grandi capolavori da cui traggo ispirazione, ritaglio la figura e poi lascio che sia questa stessa a guidarmi nel reinventarla, per colori e suggestioni, che derivano dalla storia dell’opera o da ciò che mi rimanda.

St Mary Magdalene, Piero di Cosimo (digital collage)

Perché le donne del rinascimento come soggetti preferiti delle tue illustrazioni? E la presenza femminile spesso accompagnata da soggetti floreali o pesci?
Il rinascimento perché ci ritroviamo in un’epoca storica in cui è necessario un rinnovamento di pensiero, attingere al passato per creare il nuovo. Siamo circondati da tanta bellezza, abbiamo un immenso patrimonio artistico, architettonico e ambientale, abbiamo la fortuna di esserne circondati. Il femminile rappresenta la creatività e non ha genere, appartiene nella stessa misura a tutti ed è una scoperta a cui attingere; per questo nel mio lavoro è predominante la ricerca della parte femminile, compresa la mia. In questi collage sono anche compresi elementi naturali quali i fiori, ognuno ha un significato simbolico. Il pesce è il mio segno zodiacale, il tre un numero sacro.

Descent from the Cross, Rogier van der Weyden (digital collage)

Esiste un’opera a cui sei particolarmente legata?
Le mani della Madonna del Magnificat di Botticelli. Quella mano che impugna il calamaio e quella che con eleganza prende la penna sono di una grazia incredibile, così come le vesti, in questo capolavoro è uno dei punti focali.

In quale opera ti rispecchi di più come pensiero o come personalità?
In realtà sono diverse, mi piace la sfida a cui mi sottopone ogni nuovo collage.

Le tue opere sono giunte fino in America, in particolare a New York per la mostra “Van Der Plas Gallery”? Raccontaci di questa esperienza…
Mi ha contattata Adriaan Van der Plas chiedendomi se fossi interessata a partecipare ad una collettiva con uno dei miei lavori. Il collage negli Stati Uniti è molto apprezzato e questa è una bellissima opportunità per uno dei pezzi a cui tengo di più. Ha fatto visita a New York solo la mia opera, spero si ripresenti una nuova possibilità negli USA.

Madonna del magnificat, Sandro Botticelli  (digital collage)

Addirittura credo che diverse tue opere sono state pubblicate nel profilo social ufficiale di Adobe Photoshop? Che sensazione hai provato?
Quando ho visto il loro messaggio mi sono molto emozionata: “Photoshop in persona mi sta scrivendo?!”. È un mezzo che uso tantissimo ed è stato un riconoscimento molto importante.

Cosa puoi raccontarci della copertina progettata per “Elitism Florence & Tuscany”?
Mi ha contattato Francesca Querci, editrice della rivista in questione dicendomi che le piacevano molto i miei lavori e mi ha parlato della loro esperienza editoriale: raccontare Firenze (e poi la Toscana) da un punto di vista un pò meno “commerciale”. Una redazione tutta al femminile. Ho avuto modo di sfogliare alcune delle loro riviste e lavorano davvero molto bene, si tratta di un magazine distribuito soprattutto nei musei e negli alberghi di lusso della Toscana, per la promozione del loro splendido territorio. Così la scelta per la copertina è andata a Piero della Francesca, con il Doppio ritratto dei duchi di Urbino, che ho avuto modo di vedere agli Uffizi. Un capolavoro sacro.

Duchi di Urbino, Piero della Francesca (digital collage). Cover per Elitism Florence & Tuscany

Come associ il nome all’opera?
Di solito riporto nome dell’autore e titolo dell’opera, la mia vuole essere un’operazione pedagogica, mi piacerebbe che le persone andassero a rivedere l’opera originale, a scoprirla o riscoprirla.

A chi per la prima volta si avvicina alle tue illustrazioni che consiglio dai su come approcciarle e interpretarle?
La bellezza sta negli occhi del fruitore, credo che ognuno di noi davanti ad un’opera scopra delle sensazioni interne, imparare a saperle esplorare, a contattare una parte profonda che caratterizza gli esseri umani.

Il tuo talento sta facendo il giro del mondo, cosa provi?
Sono lusingatissima per il grande seguito che stanno avendo le mie opere, colgo l’occasione qui per ringraziare la mia famiglia, i miei amici e tutti i “follower” di Instagram, che hanno permesso che tutto questo potesse avverarsi.

(Da sx) Madonna col Bambino e due angeli, Filippo Lippi. Maria di Borgogna, Michael Pache (digital collage)

Il suo sito: www.alessandraroccasalva.it

Il suo profilo instagram: www.instagram.com/alessandraroccasalva

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