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di Giuseppe Cultrera

La Gnà Bastiana Albani intesa Tosca guardò fisso negli occhi il professore Serafino Amabile Guastella:

«Questa storia ha a che fare con la vostra famiglia.»

«Ah sì – fece il barone – e me la dica.»

«Tanto tempo fa c’era a Chiaramonte un dotto e pio sacerdote, di quelli di cui oggi s’è persa la semenza, che fu nominato procuratore della chiesa di San Silvestro. Costui, che di cognome faceva Guastella e sicuramente era un vostro antenato, scoprì che il sagrestano era un poco di buono. Non ci pensò due volte a fare rapporto ai superiori, farlo licenziare e allontanare dal paese. Questi, che era un tipo perfido e malvagio, giurò che gliel’avrebbe fatta pagare.parenti serpenti

L’occasione si presentò una decina d’anni dopo quando il pio sacerdote morì all’improvviso. Saputolo il sagrestano, con fare mellifluo e fingendo contrizione e pietà, si presentò a casa del morto, per aiutare a comporre la salma: in effetti il perfido – come fu e come non fu – ne profittò per legargli le gambe.»

«E che vuol dire, questo» – fece incuriosito il professore Guastella.

«Ah non lo sa? Allora glielo dico io. I nostri antichi ci hanno tramandato – ma è scritto anche nei libri di voialtri signori – che dopo la morte l’anima, poveretta, intraprende un viaggio periglioso e deve attraversare un ponte strettissimo, come la lama di un rasoio e lungo lungo. Tale ponte porta all’aldilà. Ma sotto ci sta il nostro Nemico che vomitando fiamme impaurisce le povere anime: per fortuna che c’è San Giacomo che interviene a sorreggerle e incoraggiarle accompagnandole durante il terribile tragitto. Capisce, vostra signoria, che con le gambe legate tale “viaggio” è impossibile. E lo sapeva bene quel vastàsi del sagrestano, che così metteva a segno l’agognata vendetta.parenti serpenti

Passati tre giorni capitò che una notte una donna scendendo dalla pusterna col cantro in mano (voscenza lo sa bene che alle prime luci si suole uscire per svuotare questi contenitori) le vanno gli occhi sul tetto della chiesetta di Santa Luvè (San Silvestro) e per poco non le venne un colpo: uno strano cane bianco spasseggiava sulle tegole, da una punta all’altra. La povera donna cominciò ad urlare dalla paura e i vicini che accorsero, rendendosi conto che si trattava di roba soprannaturale corsero al fonte della chiesa, e presa l’acqua benedetta, la spruzzarono verso il cane. Anzi qualcuno più coraggioso lo apostrofò: «Ti scongiuro in nome di Dio dimmi chi sei?». Ma il cane, nonostante l’acqua benedetta e gli scongiuri, continuava imperterrito la sua passeggiata sul tetto.

parenti serpenti

Nelle vicinanze c’era una monaca di casa, di santa vita, nota come suor Marchisia. Così tutti corsero da lei per consiglio e aiuto.

“Cari vicini miei – sentenziò la monaca – non abbiate paura perché quello non è un cane ma il prete Guastella, al quale il sagrestano ha legato i piedi.”

Mamma mia che successe! Corsero a disseppellire il prete, mentre altri facevano i conti col perfido sagrestano. Ma comunque la povera anima del pio sacerdote restò per strada e ancora vaga senza meta. Anzi di tanto in tanto riappare sul tetto della chiesa di Santa Luvè in forma di un cane bianco, diafano. Io per la verità una volta credo di averlo visto mentre a tre ore di notte andavo a prendere l’acqua al Ferriero. E fu un gran scanto

«E non c’è un rimedio per liberare quella povera anima?»parenti serpenti

La Tosca fissò per un po’ il barone Guastella:

«Il rimedio c’è, ma è come se non ci fosse. Perché tocca ai parenti. Ma se non l’hanno attuato quelli antichi, figuriamoci se vi spèrcia a voi, quelli di ora. Non vi può sperciari proprio.

Per liberarlo, dicono, bisognerebbe che un parente per un anno e un giorno digiunasse a pane e acqua, e desse un tumulo di spiccioli ai poverelli.»

Si fermò di colpo la gnà Bastiana e guardandolo fisso, atteggiò la bocca a finta comprensione: «Campa cavallo!»

chiaramonte gulfi, san silvestro
Panorama di Chiaramonte Gulfi e la chiesetta di San Silvestro, uno dei più antichi edifici sacri della città

Questa narrazione è liberamente tratta da: S. A. Guastella, Vestru, nota illustrativa XII.

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