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Mulini ad acqua Chiaramonte

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di Giuseppe Cultrera

Il primo e più antico mulino ad acqua sorgeva alla periferia sud di Chiaramonte accanto alla sorgente Ferriero, le cui copiose acque alimentavano una fontana a più cannelli, un abbeveratoio per le bestie domestiche e da allevamento e un lavatoio pubblico. Proprio queste acque riutilizzate attraverso una canalizzazione azionavano le turbine del mulino ad acqua del Conte, dapprima proprietà dei Chiaramonte e poi dei Cannizzo, ricca e potente famiglia del XVI secolo, erede del giurista Giovanni Antonio. Non esiste, oggi, né traccia né memoria della ubicazione di questo primo mulino.

Sorgente e fontane del Ferriero (Ph: Luca Ventura)

Resti di saie, canalizzazioni, attraversamenti con ponticelli si intravedono sparsi nella cava del Ferriero; una decina d’anni fa ho fatto una ricognizione, difficoltosa tra la folta macchia mediterranea, e ho fotografato alcuni di questi reperti (vedi foto seguenti) compreso un ponte in solida muratura, relativo alla strada meridionale che saliva da Oro Rabito e entrava in città dal quartiere S. Vito.

Resti di canalizzazione delle acque del Ferriero

L’altro mulino (a cui con molta probabilità appartengono questi resti) e quello detto di Orto Rabito, che sfruttava la stessa acqua e che soppiantò quello del Conte. Ma che non troviamo citato in nessuna delle relazioni o documenti che invece ci danno notizia dei mulini, di cui ho trattato nelle precedenti puntate, e di quelli di Cifali di cui parliamo a seguire. Pertanto possiamo ritenere che non sia sopravvissuto al terremoto del 1693, non essendo censito nel XVIII secolo. Fino a qualche decennio fa erano ancora visibili vaghe tracce.

Cava del Ferriero: resti di un ponte

I mulini di Cifali
Le due sorgenti di Cifali e Favarotta sgorgano al limite meridionale del territorio di Chiaramonte e, specialmente nel passato, erano di notevole portata; tanto da alimentare orti, acquedotti e macchine idrauliche, tutte in territorio di Comiso. Specialmente la sorgente Cifali era artefice del funzionamento di sei mulini e alcuni paratori, gualcherie e una fabbrica della carta a Comiso.

Mulino di Cifali. Una antica macina e una ruota idraulica

Il più antico è quello dei Chaula (leggi Ciàula) attestato dal Melfi, storico chiaramontano, come ancora presente ai suoi tempi (primi del novecento): “la possessione nominata di Canicaporale che si estendeva sino a quella di Cifali, ove è ancora il mulino detto di Ciaula”. Probabilmente corrisponde all’attuale Mulino soprano.

In territorio di Chiaramonte, proprio nelle vicinanze della sorgente, in sequenza quindi abbiamo il Mulino Soprano e il mulino Signore (così indicato nello Stato dei mulini del 1863, al numero 12) ma noto pure come mulino sottano.

Il mulino Soprano di Cifali. Resti dell’antico mulino

Il Soprano è l’unico mulino ad acqua le cui macine, quasi ininterrottamente, da centinaia di anni, hanno frantumato i chicchi di grano rendendoli morbida e bianca farina. Questo mulino oltre ad essere l’unico attivo ha, meritevolmente, intrapreso un percorso di recupero della struttura e delle antiche tecniche, ma specialmente dei grani autoctoni e storici siciliani. Coniugando cultura, qualità della vita e impresa.

Mulino di Cifali

La struttura si presenta ben definibile, ma sono evidenti diverse fasi storiche che vanno dal XV secolo quando abbiamo notizie della sua esistenza fino al 1822 (la data è incisa su un architrave della struttura attuale) in cui il mulino, a due turbine, venne gestito dai Distefano.

L’attuale proprietario è il figlio dell’ultimo mulinaro don Francesco Distefano, attivo fino all’ultimo quarto del secolo scorso. L’ha rimesso in funzione, adeguando l’impianto e associando una ricerca appassionata dei grani antichi dell’area e della Sicilia, incentivandone il recupero e la coltivazione. Lui stesso è il custode di alcune varietà. La produzione biologica di queste varietà viene qui molita lavorata e resa disponibile per la vendita.

Franco Distefano nel mulino dei suoi avi rimesso in funzione

Del sottano, più noto con la denominazione di mulinu Signuri restano poche tracce murarie. Lo troviamo citato, nello Sato dei mulini del 1863, come ultimo dei 12 mulini censiti nel territorio di Chiaramonte. A mostrarmene l’ubicazione e le vestigia è il sig. Franco Distefano, assieme alle indicazione di altri resti del mulino a nuci, u paraturi e arancelle, tutti però nel territorio di Comiso.

Il Sig. Franco rappresenta l’ultima generazione dei mugnai del mulino Soprano di Cifali

Centinaia sono le microstorie che si intrecciano alla vita di queste strutture “industriali” al duro lavoro di tutti i giorni, agli uomini che li abitarono e che li frequentarono per trasformare il grano in farina e semola, per farne cibo per la sussistenza loro e della famiglia. Momenti lieti ma anche tragici, come l’episodio che vide protagonista il proprietario di quest’ultimo mulino, Orazio Guccione, il 26 ottobre 1942 quando 6 militari tedeschi che tentavano di entrare con la forza gli esplosero contro due colpi di pistola che lo uccisero sul colpo. Gli autori del crimine non furono mai identificati, mi racconta il nipote: “Erano tempi di guerra e di grande insicurezza quelli!”.

Link al primo articolo: Mulina e mulinari a Chiaramonte.
Link al secondo articolo: I sette mulini del torrente Morana.

di Giuseppe Cultrera

Il mulino, con la grande ruota mossa dall’acqua, nel paesaggio bucolico irrompe, dai media, nel nostro immaginario quale richiamo a un mondo idilliaco e genuino da accostare a un fondamentale prodotto alimentare del mondo occidentale, la farina per pane e biscotti.

Esistono ancora i mulini ad acqua? - mulino bianco
Un’immagine del “mulino bianco”

Quanti mulini ad acqua – reali – esistettero nel territorio chiaramontano, prima che la rivoluzione industriale ampliasse la varietà di forza motrice e modernizzasse il ciclo lavorativo?

Parecchi, a sentire alcune relazioni e censimenti di inizio ottocento.

In uno Stato dei Mulini della provincia di Siracusa e dei tre Distretti nel 1842 ne vengono censiti come attivi sedici, dislocati lungo i corsi d’acqua del Donna Pirruna e Morana (che poi diveniva Para Para) e lungo il corso della sorgente Cifali. Qualche anno dopo nella Tavola dei mulini della Provincia di Siracusa nel 1859 si erano ridotti a dodici.

Esistono ancora i mulini ad acqua? - interno mulino cifali
Particolare della macina del mulino Cifali

Più generica è l’indicazione nello Stato dei fiumi esistenti nel territorio della Comune di Chiaramonte del 1851 dove a proposito del Para Para si dice che “lungo il suo corso s’impiega con piccoli argini all’attivazione di diversi molini”.

La loro ubicazione, oggi, è di difficile identificazione. Una “mappa” la devo alla memoria storica del Sig. Raffaele Panasia che, oltre vent’anni fa, per una ricerca me ne indicò quattordici.

Esistono ancora i mulini ad acqua? - ferriero
La sorgente Ferriero

Sul lato sud della città, accanto alla sorgente Ferriero era il primo e più antico di questi mulini, che fu dapprima dei Chiaramonte e poi dei Cannizzo e in seguito abbandonato; a beneficio di un altro sorto più in basso, che sfruttava la stessa acqua, detto di Orto Rabito (tracce del quale esistevano fino al declinare del secolo scorso).

Lungo il corso del Donna Pirruna, che aveva origine a est dell’abitato, per poi attraversare nella valle sottostante l’antico abitato di Gulfi, in sequenza troviamo quello del Canalotto quello del Mulinello (due toponimi tautologici), quello di Ugghia e quello di Ficupala.

Esistono ancora i mulini ad acqua? - mulinello
Resti del Mulinello

Il torrente Morana, invece, nell’attraversare lo stradale aveva a destra e a sinistra i noti mulini di Morana soprana e Morana di sotto. A seguire, quasi alla confluenza col Donna Pirruna, quello ro Signuruzzu. Dopo l’unione dei due torrenti, utilizzando la stessa acqua l’un dopo l’altro: i mulini Carrubba, Aranci e, infine, Fosse. Altri due sfruttavano le copiose acque della sorgente Cifali (e il primo di questi è l’unico tuttora funzionante).

mulino di cifali
Il mulino Cifali

Questo mulino ad acqua di Cifali oltre ad essere l’unico attivo ha, meritevolmente, intrapreso un percorso di recupero oltre che della struttura e delle antiche tecniche, anche dei grani autoctoni e storici siciliani. Coniugando cultura, qualità della vita e impresa.

Altri sopravvissuti e recuperati, con accorto restauro, sono inseriti in strutture abitative. È il caso di quello dei coniugi svizzeri Piazzini (Aranci). Anche quelli di Canalotto, Mulinello e Morana riemergono dal passato.

mmulino di aranci
Mulino Aranci