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di Filippo Senatore 

Durante il suo lungo viaggio in Italia il musicista Felix Mendelssohn arrivò a Roma. In una lettera dell’8 novembre 1830 alla sua famiglia, racconta: «Oggi dovrei scrivervi dei primi otto giorni passati a Roma, di come procede la mia vita … Il terribile Colosseo, il luminoso Vaticano e la dolce aria primaverile vi contribuiscono e così pure l’affabile popolazione …

Un ritratto di Felix Mendelssohn

Per farla breve, mi sento diverso: sono felice e in buona salute come mai da lungo tempo, provo una tale gioia e sento una tale energia per quanto concerne il mio lavoro che penso di portare a compimento qui molte cose poiché mi sento veramente in forma …

Immaginate una piccola casa con due finestre al n. 5 di piazza di Spagna, che per l’intero giorno è illuminata dai caldi raggi del sole … la mattina me ne sto alla finestra e guardando verso la piazza vedo come ogni cosa alla luce del sole si stagli nitidamente contro il cielo azzurro.

Quando la mattina presto … appare il sole splendente … ciò suscita in me una sensazione infinitamente piacevole, poiché invero siamo già in autunno inoltrato e chi da noi potrebbe pretendere ancora il caldo, il cielo sereno, grappoli d’uva e fiori? Dopo colazione, mi metto a lavorare e suono, canto e compongo fino a mezzogiorno. Poi mi rimane l’obbligo di godere tutta l’immensa Roma; mi dedico a questo impegno con estrema lentezza e ogni giorno scelgo qualcosa di diverso in questo patrimonio della storia del mondo. Un giorno vado a passeggio tra le rovine della vecchia città, un altro alla Galleria del principe Borghese o al Campidoglio, oppure a S. Pietro o al Vaticano».

Ippolito Caffi, Il Tevere e Castel Sant’Angelo

In quel felice periodo creativo romano Felix iniziò la composizione della Sinfonia n. 4 in la maggiore, op. 90 , detta l’Italiana. In una lettera  alla sorella Fanny, anche lei compositrice, del 21 febbraio 1831, afferma: «Essa procede alacremente; è il lavoro più gaio che io abbia mai finora composto, specialmente nel finale”.  Si riferisce al Saltarello che rievoca liberamente una danza popolare nota a Roma e in altre zone dell’Italia Centrale dal  ritmo vivace e  gioioso. Questa danza così stilizzata rappresenta una vera prova di abilità strumentale. Nato ad Amburgo nel 1809, il nonno Moses era un grande filosofo illuminista propugnatore della tolleranza e dell’ottimismo.

Il direttore d’orchestra tedesco Kurt Masur, uno dei più autorevoli interpreti di Mendelssohn del ‘900, un giorno confessò: «Quando avevo 12 anni, durante il nazismo, studiavo con un insegnante che mi assegnò le “Romanze senza Parole”, ma mi disse che era vietato suonarle, per cui mi impose di studiarle con le finestre chiuse».

Nella tragedia dell’Olocausto dello scorso secolo non possiamo dimenticare  l’abissale ignoranza del dittatore nazista Hitler, da artista fallito, non solo tolse la libertà ai tedeschi incendiando il Parlamento berlinese e i libri accatastati in piazza ma volle distruggere la musica tedesca. Soprattutto quella di Felix Mendelsshon, l’autore della citata raccolta pianistica, unica colpa avere origine da una famiglia ebraica, anche se il babbo e la sua famiglia si erano convertiti al luteranesimo.

La statua di Felix che campeggiava di fronte al Gewandhaus a Lipsia fu distrutta dai nazisti il 9 novembre ‘36. Nel ‘38 il regime commissionò a Carl Orff la riscrittura delle musiche di scena per il ”Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare, volendole sostituire a quelle, già celebri, di Mendelssohn  direttore d’orchestra che aveva inventato la bacchetta, autore di oratori,  di sinfonie e sonate. Il suo più celebre pezzo conosciuto al mondo è la “Marcia Nunziale” contenuta nella suite sinfonica del “Sogno” per l’appunto fiorito a Roma 190 anni fa.