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Nardu

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di Christian Pancaro

L’Epifania segna l’epilogo del lungo periodo delle festività natalizie, che ha inizio con l’Immacolata e che è stato caratterizzato da innumerevoli celebrazioni e riti intesi a rievocare la nascita del Divino Redentore. In Sicilia, tante sono le sacre rappresentazioni, le processioni e le usanze che caratterizzano questa ricorrenza. 

In questo contributo ci focalizzeremo su due riti in particolare, rispettivamente nel messinese e nell’agrigentino. A Bordonaro, frazione del comune di Messina, posto sul versante ionico dei Peloritani, nel pomeriggio del 6 gennaio si svolge una delle manifestazioni più interessanti del panorama folklorico peloritano, ossia “U Pagghiaru“, nel corso della quale i giovani si sfidano nello scalare una sorta di capanno sospeso su un alto palo e addobbato con oggetti multicolori che, pur richiamando l’ormai comune albero di Natale, (tradizione peraltro non nostra), probabilmente trae spunto da un elemento a noi ben più comune, cioè il tipico rifugio utilizzato, in un recente passato in gran parte della Sicilia, da pastori, contadini e carbonai.

U Pagghiaru di Bordonaro (foto ME style)

Nella mattinata la struttura campaniforme, ormai completa e sospesa sull’alto palo, viene addobbata con arance, limoni, cotone idrofilo, tondini di cartoncino colorato e ciambelle di pane azzimo, mentre alla sua sommità viene piantata una croce, così come si usava fare un tempo in tutti i “pagghiara“, quest’ultima addobbata con arance, salsiccia, panini che formano una stella splendente e un lungo nastro rosso.

Nel pomeriggio, dopo la benedizione da parte del sacerdote, avviene il tanto atteso “Assalto” alla struttura. Gli “assaltatori”, impazienti di sfidarsi, si buttano all’impazzata sotto u Pagghiaru e, con l’aiuto di parenti ed amici, si lanciano cercando di aggrapparsi alla cupola dando inizio ad una affannosa arrampicata che si conclude una volta toccata la croce. Il vincitore, infatti, è proprio colui che riesce ad impossessarsi della croce. Gli altri, invece, che sono riusciti a salire su questo “albero della cuccagna”, iniziano a spogliare il Pagghiaru dalle arance, dai limoni e dalle ciambelle di pane, lanciandoli sulla folla, in una ridistribuzione dei beni con chiaro valore augurale e propiziatorio.

L’assalto (foto Normanno.com)

Ci spostiamo in un piccolo centro dell’Agrigentino a Sant’ Elisabetta, distante pochi chilometri da Aragona, dove si svolge una delle ultime Pastorali, ossia sacre rappresentazioni sul tema della Natività, presenti in Sicilia. Il “Nardu” è una sceneggiata popolare, basata sull’arte della mimica, che riproduce la vita pastorale e il lavoro nei campi. Al centro della rappresentazione c’è il momento della transumanza, per questo la messinscena prende il via dalla parte più alta del paese (la Chiesa Matrice) per concludersi “a valle”, in piazza San Carlo.

Il protagonista dei numerosi episodi che scandiscono la rappresentazione è Nardu, che incarna la semplicità, spesso ingenua. Particolare rilevanza nella sceneggiata ha il momento della preparazione della cena con il piatto tipico della Pastorale, la pasta con ricotta servita in un unico recipiente, “a maiddra”, dal quale tutti si servono. Al termine una stella guida un angelo seguito da tre cavalieri (che rappresentano i tre Re Magi della tradizione biblica) e si ferma davanti alla grotta che ospita la sacra famiglia, dove per primo, e inconsapevolmente, arriva proprio Nardu.

Nardu (dal volto bianco) con i pastori durante la Pastorale di Sant’Elisabetta (foto Bianca Magazine)

Questi due riti intendono, al di là del loro immediato significato religioso, ristabilire la rigenerazione della Natura e del Cosmos attraverso una serie di azioni e di simboli quali l’elemento arboreo e agonistico presente nel primo esempio di Bordonaro e l’elemento quasi orgiastico e trasgressivo del pastore Nardo che si ridesta all’arrivo del corteo sacro. Due manifestazioni in cui nel giorno dedicato alla Befana vale la pena assistere e partecipare.

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Foto banner: Bianca Magazine