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Padre Angelo Busà

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di Pippo Inghilterra

Tra le due chiese maggiori di Comiso e le venti minori, la mia preferita è quella dedicata a San Francesco all’Immacolata. Piccola chiesa ad una sola navata, con cappella a cupola che funge da abside e una torre campanaria che Biagio Pace descrisse come “orrido ed incompleto campanile del ‘700” (demolito nel 1909 durante i lavori di restauro diretti da Paolo Orsi).
Situata fuori le mura della città a dominare la vallata dell’Ippari, fino al mare, sembra risalire a prima dell’insediamento dei Naselli nel feudo di Comiso.

Vecchia cartolina della cappella Naselli e torre campanaria della chiesa di S. Francesco all’Immacolata

All’interno si respira un’aria rinascimentale intrisa di cultura araba-ispanica. Non c’è altro luogo a Comiso dove lo spazio, il tempo e l’architettura invitano al silenzio, alla meditazione e alla ricerca della bellezza. È riuscita persino a resistere al grande terremoto del 1693.

Un giorno, fermo al centro di quella chiesa, mentre riandavo ai tempi della mia gioventù quando per la prima volta m’accostai a quel monumento per aiutare altri a disegnarlo (era Giovanni Schemmari, architetto, scomparso da poco), rimasi incantato dalla bellezza di quello spazio rinascimentale, dalla perfetta geometria dell’abside e dal sonno meraviglioso del cavaliere giacente, fisso nel candore di un bianco marmo. Ad un certo punto mi venne incontro il Padre francescano Angelo Busà che mi suggerì una chiave nuova per la comprensione di quel monumento: bisognava saperlo vedere col cuore innanzitutto.

L’interno della chiesa

Continuando ad osservare nel silenzio la cappella dei Naselli, notai una faccia scolpita lassù in alto nell’architrave vicino all’arco absidale. Quel volto sembrava guardarmi. Ma chi poteva mai essere?

Marco Rosario Nobile mi suggerì che potrebbe trattarsi della firma del capomastro che realizzò la cappella. Il volto è quello di un giovane con le guance animate da un soffio vitale e le labbra socchiuse. Sembra un personaggio del Masaccio nell’atto di voler dire qualcosa, ma le parole paiono rimanergli dentro (come certi siciliani silenziosi che scrutano). Fissai quelle labbra per mettermi in ascolto. “Prima o poi parlerà”, mi dissi.

(Da sinistra in senso orario) La cappella dei Naselli, il volto scolpito nell’architrave della cappella e il monumento funerario del Gagini (particolare)

Notai poi che degli otto oculi della calotta, soltanto cinque vedono la luce diretta, uno è visibile anche dalla navata e gli altri due, sebbene visibili dall’interno della cappella, sono occlusi all’esterno dalle falde del tetto.

Filippo Rotolo che aveva studiato a fondo il monumento, ipotizzò che alla chiesa trecentesca preesistente fosse stata aggiunta, per ampliamento, la cappella dei Naselli. E se invece fosse nata prima la cappella e poi la chiesa? Mi domandai, dopo aver osservato i due oculi coperti dalle falde del tetto e il paesaggio del quadro dell’Immacolata posto nelle cappelle binate all’interno della chiesa e risalente probabilmente al XVI secolo. Ma bisogna continuare ad interrogare gli archivi, arare in profondità il terreno del sapere, parlare con le pietre e non finire mai di stupirsi per arrivare a scoprire la verità.

Paesaggio di Comiso (particolare) raffigurato nel quadro dell’Immacolata
La facciata della chiesa
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