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Paolo Canè

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di L’Alieno (Special)

Era ora che finisse la lunga traversata nel deserto dopo 48 anni che non vincevamo una prova del grande slam. E gli appassionati di tennis della mia generazione ci sono cresciuti in mezzo a quel deserto di titoli e risultati, considerato che non avevamo l’età per ricordare l’impresa parigina di Adriano Panatta e la vittoria in Coppa Davis. Era il 1976. Poi negli anni ’80, al tramonto di quella generazione di grandi tennisti (c’era pure Paolo Bertolucci n. 12 nel 1973 e Corrado Barazzutti che arrivò ad essere n.7 nel 1978) arrivarono solo mezze cartucce capaci di qualche piccola impresa. Nulla di più.

I vincitori della Coppa Davis del 1976. (Da Sx) Nicola Pietrangeli, capitano non giocatore, Paolo Bertolucci, Adriano Panatta (n. 4 nel 1976 delle classifiche ATP) e Corrado Barazzutti. (Foto Wikipedia)

Tra i pochi bei ricordi di quegli anni, una telecronaca trasmessa dalla Rai (con il compianto Gian Piero Galeazzi e Adriano Panatta) di un secondo turno di grandi speranze a Wimbledon. Era il 1987, quando Paolino Canè (n.26 nel 1989), tipico “cavallo pazzo” dotato di ottimo talento, rischiò di battere in cinque set l’allora n.1 Ivan Lendl. L’impresa non riuscì per un soffio. Per il resto sporadiche vittorie anche contro grandi campioni, ma nessuna grossa impresa. Soltanto vittorie in tornei secondari o peggio. Altri tennisti di livello simile furono Francesco Cancellotti (n.21 nel 1985) e Claudio Panatta (n.46 nel 1984). In sostanza, buio pesto.

Paolo Canè, classe 1965, n. 26 del ranking mondiale nel 1989. (Foto avvenire.it)

Poi arrivarono discreti tennisti come Omar Camporese (n.18 nel 1992), Andrea Gaudenzi (n.18 nel 1995), Renzo Furlan (n.19 nel 1996), Cristiano Caratti (n.26 nel 1991), ma nemmeno a parlarne di entrare nell’Olimpo della top ten o vittorie nei tornei del grande slam. Anzi, nemmeno buoni ad arrivare ad una finale degli Internazionali d’Italia.

(Dall’alto a sinistra in senso orario) Andrea Gaudenzi, Omar Camporese e Renzo Furlan

Il nuovo secolo iniziò in continuità con il vecchio, pure peggio, sfornando mediocrità senza pretese: Filippo Volandri (n.25 nel 2007) e Potito Starace (n.27 nel 2007), Gianluca Pozzi (n.40 nel 2001), Davide Sanguinetti (n.42 nel 2005). Poi un po’ meglio con Andreas Seppi (n.18 nel 2013) e soprattutto Fabio Fognini (n.9 nel 2019), talento notevole, ma indole emotiva, istintiva, ribelle e anche un po’ guascona. Capace si di notevoli numeri, ma difettando gravemente in continuità: un altro “cavallo pazzo”. Nessun risultato eclatante nei tornei del grande slam: un quarto di finale al Roland Garos nel 2011, diversi sedicesimi tra Australian open e US Open nello scorso decennio. Nulla di più. Alla fine sarà forse ricordato più per aver sposato la bravissima Flavia Pennetta (n.6 nel 2015) che per altro.

(Dall’alto a sinistra in senso orario) Andreas Seppi, Fabio Fognini, Potito Starace e Filippo Volandri

Nella seconda decade del nuovo millennio si arriva finalmente a Matteo Berrettini (n.6 nel 2022), ragazzo prestante, potente e talentuoso, ma caviglie e piedi piuttosto fragili. Con lui un quarto di finale al Roland Garos nel 2021, due semifinali a US Open nel 2019 e Australian open nel 2022 perse con Nadal e soprattutto la finale a Wimbledon, nel 2021, giocata contro Djokovic e persa per 3 set a 1.

Matteo Berrettini, 27 anni. È stato n. 6 delle classifiche ATP nel 2022. (Foto Wikipedia)

Soprattutto si arriva a Jannik Sinner, classe 2001, oggi n.4 del ranking mondiale, che a vederlo sembra il nipote di Pippi calzelunghe, ma in campo sa trasformarsi in una infernale macchina da guerra. Due quarti di finale al Roland Garos 2020 e US open 2022, una semifinale a Wimbledon 2023 e protagonista assoluto della vittoria in Coppa Davis vinta contro Re Djokovic l’anno scorso. Finalista agli ATP finals 2023, e adesso primo italiano a vincere gli Australian Open 2024, dopo aver strapazzato in semifinale Re Djokovic, nel suo torneo preferito, e aver compiuto un vero e proprio miracolo di recupero nella finale contro il russo Daniil Medvedev, testa di serie n.3.

Jannik Sinner, 22 anni, attuale n.4 del Ranking mondiale. Qui con la maglia azzurra di Coppa Davis

Jannik sembrava già morto alla fine del secondo set, dopo un 6-3 6-3 che non lasciava spazio a scuse o repliche. Il suo “che devo fare?” rivolto alla sua panchina è stata l’immagine più tremenda di quel complicatissimo momento. Poi la resurrezione, giocata punto dopo punto con una pazienza certosina. Anche Lazzaro avrebbe applaudito! Un miracolo materializzatosi nei rimanenti tre set (6-4 6-4 6-3) e diventato possibile grazie ad una personalità solidissima, un servizio tornato nuovamente efficace (abbiamo visto anche un’ace folle con una seconda di servizio), una risposta al servizio dell’avversario di nuovo profiqua e una condizione fisica che lo ha sempre supportato nei lunghi e sfiancanti scambi a velocità ipersoniche.

Il tennista altoatesino nei recenti Open di Australia. (Foto corriere.it)

Mentre l’attenzione e la resistenza di Medvedev calavano fisiologicamente alla distanza, la battaglia cominciava a farsi durissima e veniva decisa da singoli episodi che il nostro campione non si è lasciato sfuggire, nonostante non sia stato così brillante come in altre occasioni (soprattutto sotto rete). Fatto che testimonia la piena maturità mentale raggiunta da un grande atleta che riesce a spuntarla anche nelle giornate più difficili, quando non tutto riesce alla perfezione e dall’altra parte c’è un avversario che concede pochissimo. Ma è proprio quel “pochissimo” che Sinner si è fatto bastare: qui sta la discriminante tra il fuoriclasse e tutto il resto.

Uno scatto prima della finale degli Open di Australia 2024 insieme all’avversario: il russo Daniil Medvedev

È iniziata l’era del campione altoatesino dopo quella Djokovic? Non semplice la risposta. Questa è la speranza di ogni appassionato italiano. Di certo non ha paura di niente e nessuno, ha margini per migliorarsi ancora ed è soprattutto un gran lavorarore con un team vincente alle spalle. È pure vero, però, che gli altri non rimarranno a guardare. Primo fra tutti il fenomeno spagnolo Carlos Alcaraz, classe 2003, tutt’ora n. 2 del ranking internazionale.

Carlos Alcaraz, 20 anni, spagnolo, attuale n. 2 del ranking mondiale. (Foto Wikimedia)

Ne vedremo delle belle, insomma. Nell’attesa di rivedere il miglior Matteo Berrettini recuperato e, soprattutto, nella speranza che il nostro giovane fenomeno tiri la volata ad altre speranze del tennis italiano: Flavio Cobolli, Giulio Zeppieri, Matteo Arnaldi, Matteo Gigante e, in particolare, Lorenzo Musetti (n.26). Un ragazzo talentuoso che avrebbe bisogno di una corposa regolata a livello cerebrale, per non passare alla storia come l’ennesimo esempio di “cavallo pazzo” di pura razza italica. Sarebbe davvero un enorme spreco di talento.

Tre tra le migliori speranze del tennis italiano. (Dall’alto a sinistra in senso orario) Flavio Cobolli (21 anni), Lorenzo Musetti (21 anni) e Giulio Zeppieri (22 anni)