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parabole siciliane

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di Giuseppe Cultrera

Stanco di zappare da mane a sera, un contadino, mise da parte il maràgghiu (zappa larga) e andò a farsi monaco.

Il priore del convento, il giorno successivo, lo mandò a chiamare:

«Che facevi al tuo paese?»
«Zappavo. E mi son fatto monaco perché il lavoro non mi piace» rispose lesto quello.
«Allora ti dico cosa hai da fare: vai in sacrestia e prendi il matacubbu che poi ti dico il tuo servizio».

Il monaco novello andò in sacrestia e vi trovò soltanto – in bella vista – una zappa. La prese in mano, e riguardandola, con disappunto:

«Lu nomu ti canciasti:
di maràgghiu, matacubbu ti mittisti! »
«Hai cambiato il nome di zappa, con quello di marra!»parabbula

Lo raccontavano i vecchi di una volta al giovane lavoratore che si mostrava poco incline al duro lavoro che quotidianamente lo aspettava, cercandone un altro meno pesante e impegnativo. Spiegando, con sottile ironia, che per i poveri diavoli il lavoro facile o leggero, non era stato ancora inventato! 

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