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Non c’è due senza tre

di Giulia Cultrera

Prendete i classici elementi delle commedie adolescenziali e dell’universo horror, declinateli in chiave ironica e grottesca, e avrete Scream Queens. Una serie incredibilmente trash.

E non parliamo delle situazioni assurde alla Pretty Little Liars, con ottime premesse, derive insensate e contraddizioni che rimangono insolute.

Qui si tratta di uno degli show che ha portato alta la bandiera del trash, facendone il proprio cavallo di battaglia. Perché Scream Queens gioca volutamente con nonsense, personaggi sopra le righe, situazioni ridicole, grottesche e tragicomiche. Una perfetta parodia, condita con i classici e comuni cliché del genere horror, più una spolverata di momenti splatter qua e là. Per non farci mancare nulla.scream queens

Le serie parodia, se ben costruite, sono decisamente le migliori. Attirano lo spettatore con una narrazione strutturata, fanno propri i canoni del genere di riferimento e ne svelano tutta l’artificiosità. Un esempio tra tutti è Jane The Virgin, perché per ironizzare in modo intelligente su un argomento bisogna conoscerlo davvero bene.

E buona parte della letteratura filmica e videoludica horror è condensata in queste due stagioni di Scream Queens. Si parte dall’ambientazione: un campus americano scosso dall’arrivo di uno spietato killer che prende di mira una confraternita gestita da Mean Girls. Cosa potrebbe mancare? Magari un ospedale che accoglie pazienti insoliti e – saltuariamente – anche uno spietato assassino. Naturalmente, non può mancare un ospedale psichiatrico, perché un personaggio con problemi mentali non guasta mai.scream queens

Lo show ricorda Pretty Little Liars, con il killer che fa un po’ il verso ad A, ma dimostra di avere le idee molto più chiare e istinti decisamente omicidi. I modi in cui elimina le sue vittime hanno davvero del surreale, toccano il punto più alto di questa parodia horror.

Ma il pezzo forte in Scream Queens è rappresentato da un cast al femminile davvero azzeccato, dove spicca, tra tutte, Jamie Lee Curtis. Nella prima stagione rende omaggio alla madre ricreando – neanche a dirlo, in chiave decisamente più ironica – la celebre scena della doccia in Psyco.

A riprova che, quando si fa un uso intelligente della narrazione, citando e ricreando capisaldi della letteratura cinematografica, il risultato non può che essere sorprendente.

scream queens
Credits collage: luigitoto.altervista.org

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Galeotto fu l’ascensore

di Giulia Cultrera

Improvvisarsi detective e riuscire a risolvere un caso di omicidio non è certo da tutti. Soprattutto se il titolo di studio dei personaggi in questione è “assiduo ascoltatore di podcast a tema crime e giallo”.

E perché non svelare indizi e teorie all’ignoto assassino, registrando ogni settimana una nuova puntata del podcast Only murders in the building? Un confronto investigatore-assassino equo, a carte scoperte. Geniale.

Basta già questo per capire la piega sarcastica e surreale che può prendere una serie del genere.

Tutto ruota intorno a un lussuoso palazzo abitato da inquilini facoltosi, schivi e riservati, al punto da essere considerati tutti dei potenziali sospettati. E in effetti Tim Kono, la vittima, non era in buoni rapporti con nessuno.

Chiunque può avere un movente. Come lo scopriamo? Qui arriva il bello! I tre protagonisti formulano delle strampalate quanto elaborate congetture sotto forma di rappresentazione teatrale, racconto corale o flussi di coscienza.only murders in the building

Un modo brillante e originale di entrare nella mente dei protagonisti e, soprattutto, di introdurre i personaggi secondari, dandogli modo di esprimersi e di aggiungere particolari inaspettati.

Ben presto scopriamo che l’omicidio di Tim Kono non è l’unico mistero da risolvere. Ognuno ha un passato più o meno burrascoso con cui fare i conti. E in una serie del genere gli scheletri nell’armadio non possono, di certo, mancare.

I protagonisti si danno da fare per svelare i segreti altrui, ma stanno ben attenti a mantenere nascosti i propri. Tentativo inutile, considerata la loro propensione a curiosare e invadere la sfera personale.only murders in the building

Only murders in the building vuole giocare con lo spettatore – non soltanto intrattenerlo – dandogli la possibilità di scoprire alcuni fatti cruciali ancor prima dei protagonisti stessi.

Per farlo raggiunge il punto più alto della serie: una puntata muta, scandita dalle musiche e dai suoni ambientali. Vi ricorda qualcosa? Ovviamente l’episodio intenso e struggente di Bojack Horseman, “Un pesce fuor d’acqua”.

Non servirebbe aggiungere altro. Una scelta azzardata, ma estremamente di impatto.crime

Il motto di Only murders in the building può sicuramente essere mai prendersi troppo sul serio. L’autoironia la fa da padrona ed è sicuramente uno dei punti di forza della serie. Prende in giro il genere crime e ridicolizza in modo sottile i personaggi, enfatizzandone alcuni aspetti caratteriali senza, tuttavia, trasformarli in macchiette.

Abbiamo già osservato questa tipologia di meta-narrazione con Jane the virgin e la sua destrutturazione delle telenovelas sudamericane. Anche in questo caso, lo show fa una brillante parodia dei film polizieschi, giocando con gli archetipi, evitando di svilirli o di compromettere il livello della serie.only murders in the building

Ironica, fresca e sopra le righe. Il ritmo incalzante, a tratti concitato, trova un perfetto equilibrio con le dinamiche divertenti e surreali che si prospettano di puntata in puntata. Fino ad arrivare al colpo di scena conclusivo.

Only Murders in the building non delude le aspettative e si rivela un metodo di narrazione originale e vincente. Non ci resta che aspettare la seconda stagione e scoprire quale sarà il prossimo mistero da risolvere.crime