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Pirgopolinìce

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di Redazione

Può un’opera scritta 2200 anni fa essere attuale e farci riflettere sulle brutture del nostro mondo? La risposta è sì, se si tratta del Miles gloriosus (Il soldato fanfarone, anche tradotto Il soldato millantatore o Il soldato spaccone) di Tito Maccio Plauto (in latino: Titus Maccius Plautus o Titus Maccus Plautus; Sarsina, tra il 255 e il 250 a.C. – Roma, 184 a.C.). Plauto è stato un commediografo romano e uno dei più prolifici e importanti autori dell’antichità latina e l’autore teatrale che più influenzò il teatro occidentale.

Tito Maccio Plauto (Sarsina, tra il 255 e il 250 a.C. – Roma, 184 a.C.)

Egli fu esponente del genere teatrale della palliata, ideato dall’innovatore della letteratura latina Livio Andronico. La trama sintetizzata racconta del soldato Pirgopolinìce, un millantatore vanaglorioso, noto per le sue spropositate e infondate vanterie. Ma il soldato verrà punito dal solito servo furbo che, alleato con altri personaggi, permetterà alla ragazza, rapita dal soldato, di ricongiungersi con il suo padrone. In realtà, quasi la metà dei versi escono dalla bocca del servo Palestrione, che è il vero protagonista della scena, con i suoi piani che gli fanno più volte meritare il titolo di architetto.

Perché il paragone con i fatti che drammaticamente stiamo vivendo è così vivido? La risposta è nei versi del grande scrittore che vi invitiamo a rileggere. A noi importa solamente di segnalare la magnificenza e genialità di alcuni versi. Ecco cosa dice il vecchio saggio. Uno dei personaggi principali. Periplectomeno, amico del padre del giovane Pleusicle, ha 54 anni, è ricco, generoso, giovanile, astuto; vicino di casa di Pirgopolinice, è un vecchio che ha messo a disposizione tutta la sua saggezza ed esperienza per riconciliare la coppia di giovani separata ingiustamente. Periplectomeno è un altro personaggio tipico della commedia plautina, e cioè il “senex lepidus”, il vecchio libertino.
…lepidum senem; Isque illi amnati suo ospiti morem gerit. Nosque opera consilioque adhortatur, iuvat”. (un simpatico vecchio che favorisce gli amori del mio vero padrone e che, con servigi e consigli, c’incoraggia e ci aiuta).

Poi aggiunge. “Non vedi che il nemico ti sta addosso e ti minaccia alle spalle? Deciditi, aggrappati a qualcosa, a qualche aiuto. E fa’ presto, non c’è tempo da perdere. Precedili per qualche scorciatoia. Guida la truppa per un passo nascosto, circondali, stringili di assedio, rinforza le nostre difese. Tagliagli i viveri, ai nemici, e tu apriti una via perché le vettovaglie arrivino sicure a te e ai tuoi soldati. Avanti, provvedi! Il tempo stringe. Ma se dici che ti assumi il compito, ho fiducia che possiamo battere i nemici…”

Pensiamo che già gli strateghi romani avevano escogitato strategie militari geniali che sarebbero durate nei secoli, imitate persino dall’esercito Ucraino per resistere all’invasore. Ma sottraendoci alla logica guerrafondaia pensiamo che se magari qualcuno rileggesse questi versi potrebbe prendere spunto per capire che la guerra non lascia vincitori, ma soltanto vinti, che la solidarietà fra le nazioni nel nome della pace e della giustizia potrebbe riuscire a trovare una soluzione al disastro che sta flagellando il popolo ucraino e attanagliando la mente di tutti noi. Le angosce e le paure che da settimane stanno mettendo a dura prova milioni di persone potrebbero essere alleviate da queste magnifiche parole. Il geniale Plauto, il magico Plauto, forse potrebbe fare un miracolo.

(foto facta.news)
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