di Redazione
La collocazione all’interno di rovine, per lo più classiche, è stato un elemento caratterizzante della rappresentazione presepiale dal manierismo al tardo barocco: arricchendo la narrazione sacra di elementi estetici ed etici complementari.
Ed è quello che oggi ritroviamo nel presepe allestito da Arturo Barbante all’interno delle “rovine” della chiesa di Sant’Antonio Abate di Vittoria. Il corteo di Magi si reca all’altare ad omaggiare il Bambin Gesù da poco nato con ai lati la Madonna e San Giuseppe. Al freddo e gelo – realmente – e con sopra un vivido cielo stellato.

Ma nulla è rimasto della policromia ieratica di quei presepi classici. Adesso i personaggi (pastori, povera gente venuta a visitare il Messia, Magi) sono incolori e sospesi. Il festoso e ricco paesaggio abituale che ammiriamo in ogni rappresentazione, specialmente pittorica, si è compresso e staticizzato nel tempo presente; e urla – nel dipinto laterale del paradiso perduto – paura e sdegno.

“L’emergenza ambientale credo sia il problema del nostro tempo e nel presepe, che ogni anno propongo, ho voluto evidenziarlo. D’altronde – prosegue il prof. Arturo Barbante – ognuno di noi si rende conto, muovendosi nel nostro territorio come, ad esempio, la spazzatura sia diventato un elemento devastante e difficile da gestire”.
Negli ultimi anni ci ha abituato a queste installazioni dove il messaggio natalizio tradizionale si accompagna a suggestioni, appunti e denunce saldamente ancorate nel tempo presente.

In un altro allestimento, a Comiso nella chiesa di S. Francesco all’Immacolata, pastori e re magi tradizionali si muovono ostacolati da detriti e frammenti iconografici di vite frantumate, in cerca del Divin Pargolo venuto per portare la pace. In un mondo ancora impregnato da troppe guerre e violenze.
“La pace, come aspirazione e diritto di ogni essere umano, è l’altra grande emergenza del nostro tempo” conclude Arturo Barbante.
