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Spazzatura Noto

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di L’Alieno

L’argomento della settimana non poteva che essere Selvaggia Lucarelli, per noi iblei. L’accusatrice senza cuore che vuole danneggiare la nostra terra e disonorare la “brava gente” che ambirebbe essere adulata soltanto per la grande bellezza ereditata dagli avi. La stessa “brava gente” che spesso riempie le strade di spazzatura e non paga la Tari: compresi diversi “onesti imprenditori” che gestiscono strutture recettive (nella stessa Noto il comune ne ha censito 50 di imprese).

Attorno a questa vicenda si è scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora che evidenzia quanto la lotta contro l’arretratezza culturale dell’isola non sia ancora vinta. Troppe sacche di resistenza pongono in luce tutt’ora comportamenti omertosi tendenti a condannare regolarmente chi denuncia, mai chi danneggia la comunità e considerare tutto ciò che sta fuori casa nostra terra di nessuno.

La giornalista-influencer Selvaggia Lucarelli

Francamente grottesche sono apparse poi alcune dichiarazioni oscillanti tra le pietose richieste di un silenzio imbarazzante e complice (il Sindaco di Noto) e la vuota retorica di certi intellettuali di provincia: “La Sicilia è una terra complessa, contraddittoria. La Lucarelli non ha compreso. Bisogna saper comprendere il dono oltre il danno. Non tutti però ci riescono…” (Ornella Laneri, Presidente Turismo e Cultura di Confindustria)…“Qui non ci sono carnefici, ma vittime insieme a lei di disagi. La dottoressa ha perso l’occasione di lottare insieme a noi…” (Tino Di Rosolini, medico, politico e proprietario della villa affittata alla Lucarelli). Ma noi chi? E contro chi, di grazia? Considerato che pure i politici siciliani siedono dalla parte delle vittime, chi sarebbero i colpevoli? Gli alieni?

(Da sopra) Tino di Rosolini, proprietario della villa, Corrado Bonfanti, Sindaco di Noto e Ornella Laneri, di Confindustria Sicilia

Gridiamo contro lo Stato, invochiamo lo Stato, pretendiamo dallo Stato. Sempre pronti ad accampare diritti, ma di doveri nemmeno a parlarne. La sfida è sul piano culturale, se non si fosse capito. È la nostra mentalità che deve cambiare se vogliamo vivere anche di turismo.