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di Giovanni Rabito

Un paio di novità su Vincenzo Rabito scrittore analfabeta che è evidentemente una ‘contradictio in adiecto’ come direbbe qualche persona colta. Eppure la frase si adatta perfettamente al caso di mio padre, che era ‘inafabeto’ perché in una scuola elementare, ad apprendere numeri e alfabeto, non aveva mai messo piede in vita sua, o quantomeno non in età scolare, e tuttavia scrittore è diventato.

Lui come tutti sapete è l’autore del libro ‘Terra Matta’, edito da Einaudi nel 2007 e poi diventato best-seller, film, opera teatrale e così via.
Da allora l’interesse per la sua storia e la sua straordinaria scrittura non è mai diminuito. Studiosi di tutto il mondo continuano a parlarne (ho scoperto recentemente un professore ungherese che ha scritto un intero saggio su ‘Terra Matta’!) e tanti nuovi lettori e ammiratori si aggiungono anno dopo anno a una lista già piuttosto corposa.

In tanti forse ancora si chiedono: ma cos’è che lo rende cosi interessante? Quella scrittura inventata, mezzo italiano-fantastico e mezzo siculo-chiaramontano? O la vita ‘troppo malatratata e troppo desprezata’ di Vincenzo Rabito?

Tutte e due gli aspetti, direi, vi giocano un ruolo determinante, con in più il fattore ‘storia’ a fare da moltiplicatore, dal momento che le vicende esistenziali del protagonista s’intrecciano intimamente con quelle della ‘Storia d’Italia’ con la ‘S’ maiuscola: la prima guerra mondiale, il fascismo nelle colonie africane dell’impero, l’entrata degli americani in Sicilia, ‘la bella ebica’ degli anni ’60 e via discorrendo.

Deve essere stato tutto questo ad aver spinto recentemente un’importante casa produttrice cinematografica italo-americana, con sedi a Milano e Los Angeles, a contattare Einaudi per l’acquisto dei diritti sul libro. Testualmente si legge nel contratto già firmato (anche da noi figli):
‘Diritti Libro: i diritti esclusivi di adattamento audiovisivo per realizzare (1) un film (esclusivamente di finzione – con esplicita esclusione di opere a carattere documentaristico) prioritariamente destinato al cinema o alla TV e/o (2) una serie TV (di finzione od a carattere documentaristico); in qualsiasi lingua, per eventualmente produrre e distribuire la relativa produzione in tutto il mondo’.

Dunque ci sarà certamente, anche se non so dire quando, come, da chi, e in quale circuito esattamente verrà distribuito, un film su Vincenzo Rabito. Naturalmente coinvolgerà anche Chiaramonte che ne è il nucleo geografico attorno al quale si avviluppa l’intera matassa esistenziale della vita di don Vincenzo.

Voglio qui aggiungere una seconda novità assai probabile. Non tutti sanno che mio padre scrisse un secondo memoriale della sua vita, parecchio diverso dal primo e più completo, dal momento che arriva fino a tre giorni prima della sua morte, avvenuta il 18 febbraio 1981.
Ebbene ora Einaudi sta seriamente valutando la pubblicazione di una trascrizione/riduzione di tale memoriale, fatta da me stavolta, con criteri abbastanza simili a quelli con cui è stato messo insieme ‘Terra Matta’.

Ne è risultato un lavoro molto più lungo, altrettanto fedele al testo originale, ma credo più aderente al modo piuttosto tipico del raccontare di mio padre, con quella sua mescolanza di originalità ‘rabitesca’ e di ‘cuntu’ orale delle nostre consuetudini popolari. Stesse a me dargli un titolo lo chiamerei senz’altro ‘Fontanazza’, nome che mi richiama immediatamente in mente la contrada della nostra campagna, il suo vino, e sopratutto il luogo d’origine dei miei avi (come probabilmente dei tanti Rabito, Rabbito o Arabito, sparsi per la provincia di Ragusa e in giro per il mondo).

Sembra assodato, infatti, che noi discendiamo dal cuoco Celestino Rabito, che nella prima metà del settecento viveva e lavorava come ‘inserviente’ presso il barone appunto della ‘Fontanazza’, arrivando a mettere al mondo non meno di quindici figli.

Don Vincenzo, il figlio Tano e la moglie Nella

Giovanni Rabito (Chiaramonte Gulfi, 1949). Dopo la maturità liceale conseguita a Ragusa, nel 1968, si trasferisce Bologna per gli studi universitari. Nei primi anni settanta pubblica alcuni libri di poesie e collabora con alcune riviste d’Avanguardia e Underground. Viaggia a lungo in Africa, in Oriente e in Sud America, per tornare successivamente a Bologna e aprire un negozio di antiquariato specializzato in Archeologia Orientale e Precolombiana. Dal 1987 vive in Australia a Sydney, dove ha continuato ad esercitare fino a qualche anno fa il mestiere di ‘Antiquities Dealer’

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