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ovvero
That’s what she said

di Giulia Cultrera

Non puoi dire di avere costanza e volontà d’animo finché non guardi tutta la prima stagione di The Office. E, forse, anche buona parte della seconda.

Una serie straordinaria, impossibile paragonarla ad altri format o inquadrarla in uno specifico genere. Basti pensare che la versione originale, The Office UK, è stata creata da Ricky Gervais, ideatore anche della recente After Life: non serve aggiungere altro, se non che il remake americano ha riscosso sicuramente molto più successo e favore di critica.the office

Generalmente, quando si parla di The Office con qualcuno le reazioni possibili sono due: amore profondo o totale rifiuto. Non possono esistere vie di mezzo, perché bisogna entrare nel mood, apprezzare i personaggi, capire il linguaggio e i meccanismi di narrazione.

Per questo si può dire che cominciarne la visione è un po’ un atto di fede. Inutile negarlo, inizialmente non comprendi come possa piacere a chi te l’ha consigliata e ti ritrovi più volte sul punto di abbandonarla. Il motivo è Michael Scott: direttore della Dunder Mifflin, personaggio assolutamente inappropriato, fastidioso, irresponsabile, immaturo, imbarazzante, per nulla adatto a ricoprire quel ruolo. E potrei ancora continuare, l’elenco è lungo.the office

Eppure, la ragione per cui amerai The Office è, ancora, Michael Scott: dalla battuta pronta, sempre sorridente e disponibile, coinvolgente, paterno, sensibile, dall’animo nobile. Sì, sto parlando della stessa persona descritta poco prima.

Come per ogni cosa, bisogna soltanto guardare oltre la superficie di questo favoloso show, costellato di pause interminabili, battute imbarazzanti, situazioni terribilmente grottesche e cariche di disagio. Ogni puntata diventa un esercizio di empatia e, insieme, di autoanalisi. Il più delle volte i personaggi fanno delle cose così assurde e fuori luogo da far sentire in imbarazzo e addirittura mortificato lo spettatore. Tuttavia, superato lo straniamento iniziale, ci ritroviamo ad analizzare anche le motivazioni di un simile comportamento e comprendiamo come possa essere controversa e frammentata la natura umana.the office

Dissacrante, politicamente scorretto, autentico, reale. Il tutto è accentuato dall’espediente narrativo del mockumentary (falso documentario), con eloquenti sguardi in macchina, primi piani interminabili, riprese furtive e traballanti.

Inizialmente The Office non convince per l’ordinarietà degli eventi, dei dialoghi e delle situazioni. Esattamente com’è la vita di tutti i giorni, soprattutto nel contesto lavorativo: una routine con alti e bassi, inframezzata da tanti momenti di calma.

Eppure, come sostiene Pam, “c’è molta bellezza nelle cose ordinarie”, soprattutto se condivise con persone straordinarie. E i dipendenti della Dunder Mifflin in questo sono assolutamente perfetti!the office

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