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di Giuseppe Cultrera

La grotta di S. Lucia è tra i più antichi luoghi di culto presenti a Chiaramonte. Sorge a circa due chilometri dall’abitato, in direzione nord-est ai bordi di un’antica arteria di comunicazione; composta da due corpi, uno più antico, la grotta ed uno più recente in muratura a forma di tempietto, che chiude l’ipogeo sul fronte, fungendo da prospetto.

La sua sacralizzazione risale al XVI secolo quando il parroco Silvestro Castronuovo vi collocò una effigie della santa patrona di Siracusa, città della quale era originario. L’immagine antica è scomparsa da tempo; oggi l’altare sul fondo ha un nuovo dipinto, opera del pittore chiaramontano Giovanni De Vita (1906/1990). Il prospetto, in pietra tenera locale, risale al 1938 e fu realizzato, su progetto dell’ing. Pietro Gafà, dal mastro scalpellino Salvatore Iannizzotto.

Dall’insediamento del parroco Castronovo (1583) ogni 13 dicembre il popolo chiaramontano ha celebrato la festa della santa siracusana, mantenendo un connotato di devozione popolare, con composto e gioioso pellegrinaggio verso la grotta chiesetta, dove veniva officiata una funzione religiosa.
Quest’anno, per la prima volta, la strada per Santa Lucia è silenziosa; solo vicino alla chiesa qualche sparuta presenza, in mascherina e distanziata.

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2 Comments

  1. Sebastiano D'Angelo Reply

    Caro Giuseppe….alla fine della Tua bella ricostruzione storica c’è una profonda inesattezza.Complice il bel tempo, e l’insensatezza della gente, quest’anno la Chiesa, lo spazio antistante, il percorso dalla circonvallazione, non erano affatto silenziosi, ma letteralmente pullulanti di folla ,nemmeno tanto silenziosa ma cinguettante, rigorosamente non distanziata ma appiccicata, e non di rado senza mascherina.In sintesi: una simpatica manifestazione di scelleratezza..ps..ci sono andato 2 volte, tarda mattinata e Pm…sono arrivato in auto, ho fatto il giro e sono subito ripartito senza scendere,cercando di farmi largo tra una marea di gente🤣🤣🤣🤣

  2. Cultrera Giuseppe Reply

    Sebastiano hai ragione sulla inesattezza. Ma permettimi due precisazioni, non a discolpa o per polemizzare:
    1. Il pezzo fa parte di una rubrica settimanale che vuole, con leggerezza, porre all’attenzione fatti, persone , avvenimenti – della nostra città, dell’area iblea, della Sicilia e a volte del mondo in cui viviamo – senza pretese esaustive. Nel post di oggi parlo di un culto popolare ed una festa antica. Che dopo 400 anni, forse per la prima volta, domenica scorsa si sono ‘arresi’ al morbo del terzo millennio: segno e metafora dei tempi? Uno spunto ed una riflessione, che può anche creare dibattito e pluralità di visioni: e il tuo appunto credo va in questo senso.
    2. Attiene poi all’etica o allo “gnegno”* di ciascun componente della comunità il rispetto delle norme a tutela della stessa, in questa fase emergenziale. Rilevo, con piacere, che le istituzioni religiose (in questo caso il parroco) abbiano operato in conformità alle norme dettate dalle autorità competenti e dal buon senso, evitando la tradizionale processione e le funzioni religiose.
    * na nota sul sicilianissimo “gnegnu”.
    Lo usavano le nonne e le madri quando dovevano stigmatizzare comportamenti ‘da bambino senza cervello’ e facevano seguire, spesso, una persuasiva appendice punitiva. Speravano così, come era stata prassi consolidata nella salda etica contadina, che crescendo apprendesse cosa era giusto, opportuno ed utile nella pratica sociale quotidiana.
    Pertanto la mancanza di “guegnu” si configura come un handicap educativo e cognitivo. E coloro – tornando alla reprimenda di Sebastiano – che si comportano in modo superficiale e dannoso per la collettività necessiterebbero di un supplemento di educazione civica anche a suon di sberle come ai tempi delle nonne padri e madri che il loro ruolo esercitavano con pari rigore etico ed amore. Ma il sostituto attuale, specie quello pubblico pare – dico pare – latitare, o essere distratto da altre adempienze.

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