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Luigi Lombardo, noto storico ed etnoantropologo di Palazzolo Acreide, è autore di una nuova rubrica quindicinale, su oltreimuri.blog, che abbiamo voluto chiamare ‘Etnika’. Nel suo primo intervento racconta dell’incontro con un originale e surreale costruttore di cavallucci in cartapesta, a Palermo…

di Luigi Lombardo

Mi piace ricordare, come mio primo intervento per questa rubrica di oltreimuri, un “artigiano” scomparso qualche anno addietro: Nunzio La Venuta di Palermo. Nelle mie peregrinazioni mensili all’Archivio di Stato di Palermo, sede Gancia, passando prima davanti al magnifico maniero chiaramontano dello Steri e percorrendo la via IV aprile verso il cortile della Gancia, mi imbattevo sempre nella sua bottega.

Nunzio la Venuta (foto da ilquotidianodipalermo.wordpress.com)

Un rapido sguardo e proseguivo per non sottrarre tempo alla ricerca. Alla fine mi decisi ad entrare e fu una straordinaria esperienza: Nunzio, di cui divenni amico, sedeva al centro della stanza circondato dai suoi cavallucci di cartapesta di tutte le dimensioni, dai suoi attrezzi di cartapestaio o, meglio, cavaddaru, come a Palermo chiamavano questi artigiani che lavoravano la carta.

Alle pareti erano appese decine di bellissime pitture su vetro di cui Nunzio era un bravissimo esecutore. Aveva acquisito da un vecchio pincisanti il mestiere di dipingere su vetro al rovescio. Entro lo saluto e il maestro mi rivolge un accennato saluto. Di fronte al registratore si blocca; capisco che non era il caso di insistere.

Marina Mancuso, moglie di Nunzio, con uno ‘scecco’ con le ali di cartapesta della bottega del marito (foto da gattopardo.it)

Iniziamo la chiacchierata nel corso della quale mi diede scarne informazioni sulla sua tecnica di lavorazione della cartapesta: si realizzano stampi di gesso dove si pressa la cartapesta bagnata con colla forte. Si estraggono le due parti che combaciano a formare i due lati del cavalluccio, quindi si conficcano le quattro zampe e la coda con stoppa che si lascia al naturale, mentre il resto si dipinge con colori a tempera: il bianco, il nero, il marrone, il blu: pochi colori.

Esegue anche cavallucci a dondolo di varie dimensioni fino al cavalluccio eseguito per la “cavalcata” dei bambini nella festa dei Morti. Scrivendo mi accorgo che sto usando il presente, ma il maestro si è spento nel 2015 e quella via ha perso senso, è solo la strada che conduce all’Archivio di Stato.
Oggi evito di percorrerla senza il buon Nunzio, maestro cartapestaio e pincisanti, abile falegname e… sognatore silenzioso.

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1 Comment

  1. Arturo Barbante Reply

    interessante nota su un personaggio che appartiene alla storia dell’artigianato siciliano, un “cavaddaru” che, purtroppo, non ha eredi. tranne che la moglie non continui l’attività, me lo auguro.

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