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di Pippo Inghilterra

Tutti i pomeriggi d’estate il Cav. Michele Criscione scendeva in piazza Fonte Diana producendo un ritmico ticchettio con il suo bastone, simile al battito di un vecchio orologio a pendolo.
Un pomeriggio quel ticchettio si fermò proprio davanti alle case terranee che si affacciano sulla piazza e fu proprio in quel momento che gli balenò l’idea di costruire un palazzo al posto di quelle case. 

Comiso. Piazza Fonte Diana con le casette terranee del primo trentennio nel XX secolo

Detto fatto. Il Palazzo del Banco di Sicilia a Comiso fu il primo condominio realizzato negli anni trenta del Novecento a firma degli ingegneri Matteo Lucenti e Santoro Secolo. Il fabbricato fu concepito su tre piani più ammezzato e mansarda, con uffici, negozi ed appartamenti. Purtroppo risultò di mole sproporzionata rispetto al contesto urbano della piazza, tanto da impedire la vista della cupola dell’Annunziata.

Piazza fonte Diana. In fondo il palazzo del Banco di Sicilia

È un pomeriggio di settembre quando un (ipotetico) viaggiatore attraversa la stessa piazza deserta fino alla fontana, che non è più il luogo di ritrovo cittadino d’un tempo. Si gira ad osservare l’imponenza dello stesso Palazzo e, in un impeto di nostalgia per un passato che ancora lo appassiona, lo coglie l’idea di un restauro coraggioso. Pensa che la città sia cresciuta fin troppo nelle periferie ed è tempo che torni a rivitalizzare il suo centro storico. Poi si accorge che il palazzo è disabitato e si convince che questo può facilitare l’opera di recupero e con essa la possibilità di veder rifiorire la bellezza della città.
“La bellezza si propaga come onde sonore e le vibrazioni dell’oggetto incontrano l’individuo stimolandone le emozioni”, diceva Le Corbusier.

Il palazzo oggi

Si potrebbe comprare il palazzo per adibirlo ad uffici comunali e sgombrare il “luogo sacro” dell’ex Chiesa di S. Filippo Neri – pensa – ripristinando (previa demolizione di un solaio intermedio) la visione del soffitto a tavole “appittato” scenograficamente dal Rev. Don Gaspare Ciriaci (Roma 1691 – Comiso 1779). Sarebbe un restauro esemplare e, chissà, scavando sotto il pavimento si potrebbe trovare pure la tomba di Padre Pietro Palazzo” – sussurra tra sé e sé compiacendosi per l’idea.

Particolare del secondo piano

Smontando poi il secondo piano si potrebbe tentare di ripristinare quel rapporto tra spazio barocco della piazza e i profili avventurosi delle due chiese storicamente nemiche. Un terrazzo-giardino di lecorbusieriana memoria, ad uso pubblico, con ascensori, per una “promenade architecturale” sotto il cielo. Un luogo che oltrepassi i limiti stessi del palazzo per dilatarsi verso la città, con spazi dedicati alla conoscenza e alla promozione culturale (caffè letterario incluso). Vi si potrebbe trasferire anche la biblioteca comunale che oggi langue in una sorta di non-luogo.

Il nostro viaggiatore incantato e immerso nei suoi stessi pensieri alla fine si siede sul marciapiede e decide di ascoltare la voce del palazzo… Lui in silenzio a godere dello spettacolo.

Soffitto dipinto dal Rev. Don Gaspare Ciriaci nell’ex Chiesa di San Filippo Neri a Comiso

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