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di Giuseppe Cultrera

Nella seconda metà del settecento Antonio Ventura diviene il rettore (fraccappelano) della Chiesa commendale dell’ordine gerosolimitano di Malta, San Giovanni Battista di Chiaramonte. Un incarico certamente importante per i tempi di allora adeguato alla potente famiglia a cui il religioso apparteneva; famiglia che da Modica, nel secolo XVII, si era trasferita a Monterosso e Chiaramonte acquisendo il titolo di baroni di Corulla e, per il ramo chiaramontano, di Canzeria.

Chiaramonte panorama, con la chiesa di S. Giovanni (in alto) appartenente all’Ordine Gerosolimitano dei Cavalieri di Malta

Voglio ricordare due tracce della cultura ed impegno sociale di Fra Antonio Ventura, gerosolimitano proveniente da Malta.
La prima: una lapide sepolcrale nella chiesa di S. Giovanni, per la cripta riservata a sé e alla propria famiglia, che dopo il rifacimento del pavimento è posta all’ingresso, a destra del portone. Una composizione con marmi mischi di notevole effetto visivo ed artistico. La morte spezza l’orologio della vita e addita un cartiglio che ammonisce il lettore sulla labilità del tempo e sul nome del committente.

Lapide sepolcrale, chiesa di S. Giovanni Battista, Chiaramonte Gulfi

Il messaggio riservato ad amici, parenti e visitatori del tempio, ha varcato i ristretti confini del paese, rendendosi visivamente palese a migliaia di persone quale copertina di un volume d’arte e di un settimanale di grande diffusione nazionale.

Meno nota l’altra, anzi credo del tutto sconosciuta.
Nel suo palazzo sito accanto al convento di Santa Caterina (non più esistente), nell’attuale angolo tra la piazzetta Cutello e il Corso Umberto, “impiantò una vasta biblioteca per il progresso delle scienze e delle arti fra i suoi concittadini”. Lo ricorda, in un appunto inedito, il barone Corrado Melfi, solerte ricercatore di storia patria.

Stampa con Cavalieri di Malta

Però nessuna traccia, neppure come memoria, di questa biblioteca del colto fra Antonio Ventura, aperta anche ai concittadini; ma è intrigante questo progetto culturale intrapreso nel secolo dei lumi, all’interno di una piccola comunità, che i riverberi di quei ‘lumi’ avrebbe forse intravisto solo due secoli dopo.

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