5
(13)

Sabato 21 ottobre, a piazza Matteotti a Ragusa, un folto numero di movimenti politici, sindacati e associazioni si è riunito per dichiarare un netto rifiuto al conflitto israelo-palestinese, che sta arrossando da giorni Gaza. Durante l’evento, due donne di diversa cultura, religione e origine hanno recitato un loro personale e sentito appello alla pace…

di Ariane Deschamps

Vivo in un piccolo centro della Sicilia Orientale, lontano migliaia di chilometri dal conflitto israelo-palestinese. Sono di origine ebraica e sentire parlare ogni giorno di morti, perché su quel frammento di terra non si percepisce più il valore della vita e della convivenza, non può lasciarmi indifferente.
Indifferente per natura non lo sono mai stata ed ho sempre pensato che dinnanzi alle ingiustizie ed ai soprusi bisogna parlare.

I manifestanti pro-pace a piazza Matteotti

È nell’unione con gli altri che il singolo elemento trova il modo di proporre nuove soluzioni per costruire un mondo diverso.

Credo, altresì, che le donne unite siano una forza in grado di superare le differenze individuali religiose.
Per via di tutto ciò, giorno 21 ottobre, ad una manifestazione pro-pace, ho deciso di leggere una poesia di Mahmoud Darwish sul palco con una donna musulmana.

Non ci eravamo mai incontrate prima e, nonostante ciò, siamo riuscite a creare uno spazio di vicinanza. Eravamo entrambe emozionate per via del forte carico emotivo e simbolico. Abbiamo letto gli stessi versi in due lingue diverse.

La pronuncia in arabo si è fatta carne ed incarnazione di una richiesta di aiuto. La pronuncia in italiano un richiamo a lottare per smettere di perpetrare violenza. In quell’abbraccio che ci siamo date abbiamo per quel tempo di lettura costruito un noi. Un puzzle particolare di due elementi incastrati senza forzature, ben consce di avere dato soltanto un effimera luce nel buio della Palestina…

Salite sul palco, le due lettrici recitano Profugo, poesia del palestinese Mahmoud Darwish

PROFUGO
Hanno incatenato la sua bocca
e legato le sue mani alla pietra dei morti.
Hanno detto: “Assassino!”,
gli hanno tolto il cibo, le vesti, le bandiere
e lo hanno gettato nella cella dei morti.
Hanno detto: “Ladro!”,
lo hanno rifiutato in tutti i porti,
hanno portato via il suo piccolo amore,
poi hanno detto: “Profugo!”.
Tu che hai piedi e mani insanguinati,
la notte è effimera,
né gli anelli delle catene sono indistruttibili,
perché i chicchi della mia spiga che va seccando
riempiranno la valle di grano.

Vota questo articolo

Valutazione media 5 / 5. Conteggio voti 13

Write A Comment