4.9
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di Mariacarla Molè

Un completo dai colori chiari,
una scala a chiocciola misteriosa,
una stanza piena di libri,
un rimprovero che ancora brucia,
una bambola dal vestitino blu da descrivere in classe.

1941. La giovanissima maestra Antonietta Catania insieme alle sue alunne

Le immagini che animano il ricordo della maestra Antonietta Catania sono tante quante le bambine che ha avuto come alunne in una carriera scolastica lunga 47 anni, dal 1939 al 1986.
Il ritratto che ne viene fuori è corale e ottenuto cucendo insieme gli squarci delle memorie di donne di almeno tre generazioni. I ricordi di quelle bambine e di chi l’ha conosciuta, gracili a una prima interrogazione, si irrobustiscono man mano che le parole scivolano via una dopo l’altra e vestono una maestra rigorosa, abilissima, molto amata, a tratti mitica.

Il corpo insegnanti della scuola primaria chiaramontana a fine anni ’40.

Nata a Chiaramonte Gulfi nel 1920 da Giambattista Catania e Giorgina Dragonetti, commercianti di tessuti, è la maggiore di otto figli, studia e si diploma alle magistrali a Modica e consegue il magistero a Messina.
Dopo la morte dei genitori si trasferisce nella casa in cui vivrà tutta la vita in via Sanzone, ereditata da una zia del padre che avrà una cura e un’attenzione speciali per Antonietta, donna Amalia Destefano, della nota famiglia di capomastri e scalpellini.

Antonietta Catania negli anni ’50

Amalia era vissuta per anni a Messina dove si era trasferita insieme ai fratelli e la sorella Graziella per continuare gli studi, ma nel 1908 il terremoto le aveva portato via tutti i suoi cari, una storia tragica che la riporterà a Chiaramonte dove passerà il resto dei suoi giorni raccolta in un doloroso silenzio.

1955. Giochi all’aperto durante una gitarella attorno a Chiaramonte

È possibile immaginare che quei libri che qualche bambina ha avuto la fortuna di vedere a casa della maestra, e anche di leggere a voce alta per lei al pomeriggio, fossero appartenuti alla famiglia Destefano, una delle famiglie più colte del paese, la stessa che nei primi del ‘900 aveva lasciato tracce della propria abilità in quasi tutte le chiese chiaramontane. Difficile dire di che libri si trattasse ma a questi si affiancava certo una ricca sezione di didattica e pedagogia dei primi anni del secolo.

1960. Durante una lezione nella sua aula

Antonietta inizia a insegnare negli anni della ricostruzione dopo un ventennio di regime e le due guerre, e porta in classe una didattica che diventa gioco con le gare di tabelline, dei capoluoghi e dei verbi, una ginnastica finalmente libera dal rigore fascista, e un tempo di nuovo scandito dalle feste religiose e non più dalle sirene che precedevano i bombardamenti.

1966. Le classi delle scuole primarie fino a metà anni ’70 erano divise per sesso.

Terziaria francescana e consorella del Sacro Cuore di Gesù, portava in classe una devozione saldissima nella forma di preghiere che aprivano e chiudevano le lezioni, nel commento del Vangelo della domenica e, nel mese mariano, di altarini da curare ogni giorno con rose portate da casa.

1968

Il tempo che scandiva il lavoro in classe non era quello uniforme degli orologi ma quello antico, lento e disomogeneo delle campane e delle feste dei santi: l’undici novembre il tema e il disegno su san Martino, il tredici dicembre la visita a piedi alla chiesetta santa Lucia e il tredici giugno il suo onomastico, un rito che chiudeva l’anno scolastico in casa sua, dove la fedelissima Vituzza Iannizzotto, a servizio da lei una vita intera, serviva alle bambine bevande e dolcetti.

1970

La sua pedagogia non fuggiva la complessità della vita e della morte, e le sue alunne ricordano ancora con sentimenti contrastanti la visita alla tomba dei suoi genitori dove adesso potranno andare a trovare lei, la Via Crucis in Chiesa Madre prima di entrare in classe ogni venerdì di Quaresima, e la spiegazione in classe dell’attentato ad Aldo Moro il 9 maggio del 1978.

1970 (presumibilmente)

Il suo rigore pedagogico era sempre affiancato a una grande attenzione alla cultura e alla saggezza popolare che sono rimaste custodite in quaderni di proverbi vergati con una calligrafia minutissima e inquadrata in righe blu e margini rossi. E sono molte le case che conservano altrettanti quaderni con disegni di arlecchino, il tema sulla domenica in albis, i cuori di cartoncino per la festa della mamma, il racconto della gita a Siracusa, della passeggiata o “favuottu” e della visita alla Madonna di Gulfi in occasione della donazione di corone nuove.

Anni ’80. Villa comunale a Chiaramonte

Tornare a una storia così piccola ma universale riesce a restituire speranza nel passato, la stessa che porta ad aprire invano certe biscottiere di cristallo che hanno custodito lo zucchero dei giorni dell’infanzia, ormai vuoti nascondigli di ricordi.

Mariacarla Molè, chiaramontana, vive a Torino. Si laurea in Filosofia del linguaggio per poi specializzarsi in Semiotica. Frequenta il corso in pratiche curatoriali CAMPO presso Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Lavora all’editing di testi curatoriali e alla traduzione di testi di catalogo. Collabora con Flash Art, Camera Austria, il Tascabile, Il Manifesto, Domus e ArtReview per recensioni di mostre e saggistica d’arte contemporanea.

La meritata medaglia d’oro che il Circolo Didattico di Chiaramonte assegnò alla maestra Antonietta Catania nel 1986, il giorno del suo pensionamento dopo 47 anni di servizio

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